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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

La mente si protegge dal dolore distorcendo la realtà, finché non possiede le fondamenta necessarie per guardarla negli occhi. (Adattato da Anna Freud)

Immaginiamo di visitare una modernissima centrale nucleare. All’interno della struttura, ogni secondo avvengono reazioni fisiche ad altissima pressione ed energia. Per evitare che un picco improvviso di calore possa far saltare l’intero impianto, gli ingegneri hanno progettato un sistema di sicurezza automatico a più livelli. Se la pressione sale troppo, scattano istantaneamente le valvole di sfogo, si inseriscono nel cuore del reattore le barre di controllo in boro per spegnere la reazione nucleare in pochi secondi e, nei casi più estremi, entrano in funzione i generatori d’emergenza e i sistemi di refrigerazione passiva per isolare e raffreddare la situazione di pericolo.

Nelle scorse puntate immaginando di sederci sulla poltrona di uno psicoterapeuta psicodinamico, abbiamo completato l’Esame Psichico, esplorando la cabina di pilotaggio dell’Io e le fondamenta del Sé e dell’Identità. Oggi, prendendo spunto dall’esempio con cui abbiamo iniziato, facciamo un passo avanti decisivo nella conoscenza della nostra psiche ed entriamo nel sistema di sicurezza automatico della mente: i Meccanismi di Difesa.

Cosa fa la nostra psiche quando una scossa della vita, un trauma o un conflitto interno generano un’angoscia così intollerabile da minacciare di far crollare l’intero edificio?

Attiva degli scudi invisibili inconsci, che abbiamo analizzato in maniera approfondita un po’ di puntate fa e che, ora, contestualizzeremo in maniera ancora più adeguata.

In questa puntata analizzeremo il livello più antico e drastico di queste barriere, i Meccanismi di Difesa Primitivi, muovendoci sul nostro collaudato doppio binario, tra la clinica e lo specchio della quotidianità.

🎥 Guarda la puntata 153 di Mente & Dintorni

Il Binario Clinico: La Semeiotica delle Difese Arcaiche (I Tre Comparti di Sicurezza)

Nel modello psicodinamico, le difese primitive sono i primi scudi che l’essere umano impara, inconsciamente, a usare nell’infanzia. Se un “Io” adulto e maturo le utilizza ancora in modo massiccio davanti alle crisi del presente, significa che la struttura psichica è molto “vulnerabile” (area borderline o psicotica) e ha bisogno di alterare la realtà pur di non crollare, addirittura frammentandosi. Come già detto, abbiamo analizzato in apposite puntate questi meccanismi di Difesa. Adesso li “ordiniamo”, dividendo questi “scudi di base” in tre comparti “clinici”:

1. Il Comparto della Scissione e della Gestione del Valore

La Scissione (Splitting) . È il pilastro delle difese primitive. L’Io non riesce a tollerare l’ambivalenza (l’idea che una persona possa avere parti buone e parti cattive). Divide quindi rigidamente le esperienze in categorie assolute di “tutto buono” o “tutto cattivo”. Serve a impedire che i sentimenti di rabbia verso qualcuno distruggano i sentimenti positivi per la stessa persona.

L’Idealizzazione e la Svalutazione. Viaggiano di pari passo con la scissione. L’idealizzazione attribuisce all’altro qualità onnipotenti e perfette per proteggersi dalla propria vulnerabilità. La svalutazione è il crollo speculare: non appena l’oggetto idealizzato mostra un minimo difetto, viene degradato a valere zero.

L’Onnipotenza. Il soggetto affronta i conflitti comportandosi come se possedesse poteri o facoltà superiori agli altri. Serve a proteggere il Sé da un crollo totale dell’autostima e da sentimenti intollerabili di impotenza o vergogna.

2. Il Comparto dei Confini e del Diniego della Realtà

La Proiezione   Consiste nell’attribuire ad altri i propri impulsi o pensieri inaccettabili. Qui il confine tra il Sé e il mondo esterno è così fragile che il soggetto deforma la realtà e si sente letteralmente perseguitato dall’esterno.

L’Identificazione Proiettiva (Studiata in particolar modo da Melanie Klein). È un meccanismo di difesa piuttosto articolato che potremmo definire come quella condizione psicologica inconscia con la quale si proietta, su qualcun altro, uno stato d’animo come se fosse una risposta a quello che l’altro ha iniziato. Senza, però, che costui (o costei) abbia fatto o detto nulla.

La Negazione e Il Diniego. La negazione riguarda soprattutto il modo in cui un contenuto psichico viene rifiutato a livello cosciente, pur essendo in qualche modo già presente nella mente. Come dire: “Io intimamente lo so, ma non voglio riconoscerlo!” Il diniego  è più radicale. Ci troviamo di fronte al rifiuto di riconoscere un dato della realtà. Come dire: “Questa realtà non esiste per me!” Volendo esemplificare ancora meglio, immaginiamo una persona davanti a una porta. Nel caso della Negazione avremo un’affermazione del tipo: “Dietro quella porta non c’è niente!” (Ma, in qualche modo, la persona sa che potrebbe esserci qualcosa). Nel caso di Diniego, invece, la porta è aperta e la persona vede ciò che c’è dentro, ma afferma:
“Quello che vedo non è quello che sembra”. Una parte della persona riconosce la realtà, mentre un’altra ne rifiuta il significato.

3. Il Comparto della Mancata Elaborazione

L’Acting Out . L’Io non riesce a pensare o a tollerare l’emozione. Esprime quindi il conflitto inconscio attraverso un’azione impulsiva immediata. L’azione sostituisce la parola.

Questi meccanismi non sono elementi confinati nella stanza di terapia; sono i registi nascosti di molti conflitti drammatici nelle nostre relazioni quotidiane. Quando una persona usa queste difese trasforma la vita familiare, amorosa o lavorativa in un campo minato.

Vediamo come si manifestano nello specchio della quotidianità:

In Amore: Dalle Stelle alle Stalle (Il Ciclo Scissione-Proiezione)

Nelle relazioni affettive, l’uso di difese primitive crea la dinamica del “pendolo emotivo”.

  • L’altalena dell’Idealizzazione: All’inizio della storia, il partner è “l’anima gemella perfetta, un dio sceso in terra” (Idealizzazione). Ma basta una piccola disattenzione, un ritardo o un disaccordo, perché la Scissione entri in azione. Quella stessa persona diventa istantaneamente “l’essere più egoista e spregevole dell’universo” (Svalutazione). Non ci sono sfumature.
  • La trappola dell’Identificazione Proiettiva: Un partner tormentato dal terrore di essere abbandonato si convince che, l’altro, trami alle sue spalle. Inizia così a comportarsi in modo talmente ostile, geloso e provocatorio da sfinire il partner, costringendolo ad arrabbiarsi profondamente. A quel punto, il meccanismo di difesa si compie: “Vedi? Avevo ragione, mi odi e mi abbandoni”.

Sul Lavoro: Complotti e Scatti d’Ira (Proiezione e Acting Out)

Il posto di lavoro è un palcoscenico ideale per osservare il crollo delle difese mature a vantaggio di quelle arcaiche.

  • La Proiezione in ufficio: Una persona che prova una forte e inaccettabile rivalità aggressiva verso i colleghi non la riconosce in sé stessa. Si convince, invece, che l’intero ufficio stia complottando alle sue spalle per danneggiarla.
  • L’Agito distruttivo: Davanti a un feedback negativo di un collega o di un dirigente, chi non ha spazio mentale per tollerare la frustrazione non riflette: sfascia un oggetto, urla o inizia una rissa fisica (Acting Out).

Davanti allo Specchio: Il Diniego del Dolore e il Corpo che Parla

Cosa succede quando guardiamo noi stessi nei momenti più bui?

  • Possiamo scivolare nel Diniego, pianificando il futuro come se una perdita traumatica (un lutto, un licenziamento) non fosse mai avvenuta, lasciando la mente congelata nel tentativo di proteggersi.

Nell’attesa  della nuova puntata, possiamo salutarci con una riflessione che ci terrà compagnia.

Ogni difesa nasce come uno scudo contro il dolore. La maturità comincia quando impariamo a deporre lo scudo senza sentirci più in pericolo.

Buon cammino a tutti.

Gli scudi invisibili della mente

L’immagine che accompagna questa puntata nasce dalla metafora degli “scudi invisibili” con cui la mente cerca di proteggersi quando l’angoscia diventa troppo intensa.

Il volto umano rappresenta la mente e la sua complessità. Al suo interno, una fortezza custodisce porte, scale e stanze: sono i diversi livelli della nostra vita psichica, non sempre immediatamente accessibili alla coscienza.

Lo scudo metallico, con la sua pesante serratura, rappresenta invece la funzione protettiva delle difese: non un’arma contro il mondo, ma una barriera contro un dolore che, in alcuni momenti, può sembrare intollerabile.

E c’è una piccola figura umana, dentro quella fortezza. È l’uomo protetto dalle proprie difese, ma che talvolta può anche rimanerne prigioniero.

Perché ogni difesa nasce per proteggerci.
Il problema può nascere quando ciò che doveva essere uno scudo diventa una prigione.

La maturità non consiste nel distruggere gli scudi, ma nel poterli deporre quando non siamo più in pericolo.

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