Che cos’è il congedo straordinario per assistere un familiare disabile?
Il congedo straordinario è un periodo di assenza dal lavoro, fino a un massimo complessivo di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, riconosciuto al lavoratore dipendente che assiste un familiare con disabilità grave, oggi definita come disabilità con “necessità di sostegno elevato o molto elevato”.
Si tratta di un congedo:
- retribuito tramite indennità INPS (non dallo stipendio ordinario del datore di lavoro)
- coperto da contribuzione figurativa ai fini pensionistici
- finalizzato a consentire una assistenza continuativa in ambito familiare alla persona con disabilità.
Chi ha diritto al congedo straordinario oggi?
La legge prevede un ordine di priorità tra i familiari che possono chiedere il congedo straordinario per assistere una persona con disabilità grave.
L’ordine attuale è il seguente (semplificato):
- Coniuge convivente, parte dell’unione civile convivente, convivente di fatto convivente
- Genitori (naturali, adottivi o affidatari)
- Figli conviventi
- Fratelli o sorelle conviventi
- Parenti o affini entro il terzo grado conviventi
In pratica, il diritto passa al familiare che si trova nel gradino successivo solo se quello in posizione prioritaria:
- è mancante (ad esempio non esiste o non è individuabile)
- è deceduto
- oppure è affetto da patologie invalidanti tali da impedirgli l’assistenza.
Il convivente di fatto ha diritto al congedo straordinario?
La legge n. 76/2016 (cosiddetta legge Cirinnà) ha riconosciuto le unioni civili e le convivenze di fatto, attribuendo ai partner diritti di reciproca assistenza morale e materiale e diritti di visita e informazione in ambito sanitario.
Il D.lgs. 105/2022 ha poi modificato l’art. 42 del D.lgs. 151/2001, inserendo espressamente tra i beneficiari la parte dell’unione civile e il convivente di fatto, equiparati al coniuge convivente nel primo gradino dell’ordine di priorità.
Di conseguenza, non è più corretto sostenere che il convivente di fatto abbia solo i permessi della legge 104/1992 ma non il congedo straordinario: oggi, se convivente con la persona con disabilità grave, può chiedere il congedo straordinario alle stesse condizioni del coniuge o della parte di unione civile.
Come funziona l’ordine di priorità tra i familiari?
L’ordine di priorità è costruito su un sistema di “preferenze successive”: si guarda sempre prima se esiste e può assistere il familiare che si trova nel gradino più alto, e solo in caso contrario si passa al livello successivo.
In sintesi:
- Primo livello
- coniuge convivente
- parte dell’unione civile convivente
- convivente di fatto convivente
- Secondo livello
- genitori del disabile (anche adottivi o affidatari)
- Terzo livello
- figli conviventi
- Quarto livello
- fratelli o sorelle conviventi
- Quinto livello
- parenti o affini entro il terzo grado conviventi (es. nipoti, zii, cognati), con condizioni particolari
La Corte costituzionale è intervenuta più volte per ampliare questo elenco (coniuge convivente, fratelli/sorelle, figli conviventi, parenti/affini entro il terzo grado), proprio per garantire una continuità dell’assistenza familiare alla persona con disabilità grave.
Esiste un “referente unico” per ogni persona con disabilità?
Per ogni persona con disabilità grave, la legge prevede in linea generale un solo “referente unico” per il congedo straordinario.
- Non è possibile che più familiari usufruiscano contemporaneamente del congedo straordinario per assistere lo stesso disabile.
- Fanno eccezione i genitori, che possono alternarsi nel fruire del congedo per lo stesso figlio, ma non negli stessi giorni.
Inoltre, quando un genitore sta già usufruendo del congedo straordinario per il figlio con disabilità, l’altro genitore non può, negli stessi giorni, utilizzare:
- il prolungamento del congedo parentale
- i tre giorni di permesso mensile retribuito previsti dalla legge 104/1992 per lo stesso figlio.
Quanto dura il congedo straordinario?
Il congedo straordinario:
- può durare al massimo due anni complessivi per ciascun lavoratore, nell’arco di tutta la sua vita lavorativa
- questo limite di due anni vale indipendentemente dal numero di persone con disabilità assistite
- ai fini del conteggio, l’anno viene considerato come 365 giorni, anche se il congedo è preso a più riprese
È possibile fruire del congedo anche in modo frazionato, di regola a giornate intere, seguendo le indicazioni e le procedure previste dall’INPS e dal datore di lavoro.
Come si viene retribuiti durante il congedo straordinario?
Durante il congedo straordinario:
- il lavoratore non percepisce la normale retribuzione dal datore di lavoro
- ha diritto a una indennità economica a carico dell’INPS, di regola anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi conguagliata, salvo i casi di pagamento diretto da parte dell’INPS.
L’indennità è pari alla retribuzione dell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, calcolata:
- solo sulle voci fisse e continuative della retribuzione (sono esclusi gli elementi variabili, come straordinari occasionali, premi non continuativi, ecc.)
- nel rispetto di un tetto massimo annuo, aggiornato di anno in anno dall’INPS.
Erminia Acri-Avvocato

Erminia Acri, iscritta all’Albo degli Avvocati del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, Patrocinante in Cassazione, esercita la professione di avvocato in materia di diritto civile, diritto del lavoro e previdenza, diritto amministrativo (abilitazione all’esercizio della professione di avvocato conseguita in data 05/05/1998). Consulente legale dell’Inas-Cisl, sede di Cosenza. Attività di docenza, in materia di Diritto di Famiglia, c/o Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (SFPID) – Roma. Iscritta all’Albo dei Giornalisti- Elenco pubblicisti dal 01/07/2006. Responsabile “Area informativa” Progetto SOS Alzheimer On Line
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