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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio

Nulla scompare davvero nella mente: ciò che l’Io caccia dalla porta principale, si ripresenta travestito alla finestra. (Cit.)

Immaginiamo di assistere allo spettacolo di un abilissimo prestigiatore sul palcoscenico di un teatro. Davanti ai nostri occhi, il mago prende un oggetto ingombrante (ad esempio, un mazzo di chiavi o un intero candelabro) e con un movimento fulmineo delle mani lo fa sparire nel nulla.

Noi sappiamo benissimo, per logica, che quell’oggetto non si è dissolto nell’aria; l’esame di realtà ci dice che esiste ancora. Semplicemente, il mago ha distolto la nostra attenzione, nascondendolo dentro una tasca segreta della sua giacca o dietro un doppio fondo del tavolo, sostituendolo magari con un innocuo mazzo di fiori.

Nella scorsa puntata abbiamo esplorato gli scudi primitivi, quelle barriere drastiche che, pur di proteggerci, distorcono la realtà esterna o frantumano l’identità. Oggi saliamo di livello ed entriamo nel mondo delle Difese Nevrotiche o Barriere Intermedie.

Qui la cabina di pilotaggio dell’Io è decisamente più solida: la mente non ha bisogno di negare la realtà o di scivolare nel delirio. Preferisce, piuttosto, trasformarsi in quel prestigiatore. Prende un desiderio inaccettabile, un impulso rabbioso o un ricordo doloroso e compie un gioco di prestigio psicologico: lo nasconde nell’inconscio, ne anestetizza l’emozione o lo devia su un bersaglio più sicuro. Esploreremo questa straordinaria chirurgia degli affetti muovendoci sul nostro doppio binario: il rigore della clinica e lo specchio delle nostre relazioni quotidiane.

Guarda la puntata 154 di Mente & Dintorni

Il Binario Clinico: La Semeiotica delle Difese Nevrotiche (I Quattro Giochi di Prestigio)

Nel modello psicodinamico, queste difese sono frequentemente associate a un funzionamento più adeguato dell’Io, nel quale il conflitto viene gestito senza una massiccia alterazione della realtà.

L’Io riconosce i confini del Sé e del mondo esterno, ma si trova a fare i conti con i conflitti tra le pulsioni dell’Es e i divieti rigidi del Super-Io. Per evitare il senso di colpa o l’angoscia, attiva quattro meccanismi fondamentali.

  • La Rimozione. È il pilastro delle difese nevrotiche. Consiste nello spingere attivamente e inconsciamente fuori dalla consapevolezza un impulso, un desiderio o un ricordo vissuto come intollerabile o minaccioso. L’Io “dimentica” ma l’energia legata a quel pensiero rimane attiva nell’inconscio, premendo per uscire sotto forma di sintomi (ansia, lapsus, sogni).
  • La Formazione Reattiva: L’Io compie un’inversione di marcia a 180 gradi. Poiché un impulso inconscio è troppo spaventoso o inaccettabile (ad esempio, un profondo sentimento di odio o di gelosia), la mente lo trasforma a livello conscio nel suo esatto opposto (un amore iper-protettivo o una gentilezza esasperata).
  • L’Isolamento dell’Affetto: È una vera e propria operazione di chirurgia psichica. Di fronte a un evento traumatico o a un pensiero doloroso, la mente mantiene intatto il ricordo logico, ma recide completamente il filo che lo unisce all’emozione corrispondente. La persona può raccontare un dramma immenso con il distacco freddo di chi sta leggendo l’elenco del telefono.
  • Lo Spostamento: L’impulso o il sentimento (spesso la rabbia) è diretto verso una persona troppo potente o pericolosa (come un capo o un genitore). Non potendo esprimerlo verso il vero bersaglio senza rischiare una punizione, l’Io devia l’emozione e la scarica su un bersaglio sostitutivo, percepito come più debole e inoffensivo.

Il Binario del Quotidiano: Lo Specchio delle Difese Nevrotiche nella Vita Comune

Questi giochi di prestigio dell’Io non rimangono confinati nel setting analitico. Al contrario, sono il motore invisibile di tantissimi comportamenti bizzarri, malintesi e tensioni che sperimentiamo ogni giorno nelle nostre case e nei luoghi di lavoro.

Vediamo come si manifesta questo specchio nella nostra quotidianità:

In Amore: L’Amore Soffocante e la Freddezza Logica

Nelle relazioni di coppia, la Formazione Reattiva e l’Isolamento dell’Affetto creano dinamiche profondamente ambivalenti.

  • La trappola della Formazione Reattiva. Pensiamo a un partner che vive inconsciamente un profondo risentimento o un senso di intrappolamento nella relazione. Non potendo accettare questo sentimento, lo trasforma in una gelosia ossessiva o in un’attenzione soffocante, controllando ogni passo dell’altro “per troppo amore”. È un affetto rigido, artificiale, che serve a coprire l’ostilità sottostante.
  • Il partner “Anestetizzato”. Durante una discussione cruciale o una crisi sentimentale, un partner che usa l’Isolamento dell’Affetto non piangerà e non urlerà. Analizzerà la fine del rapporto con una lucidità glaciale, lasciando l’altro disperato e disorientato di fronte a una simile apparente mancanza di cuore.

Sul Lavoro: La Catena dello Spostamento

Il posto di lavoro è il regno incontrastato dello Spostamento.

Immaginiamo un impiegato che subisce un’ingiustizia e un’umiliazione pesante da parte del proprio datore di lavoro durante una riunione. L’impiegato non può reagire: il Super-Io e l’istinto di sopravvivenza bloccano la rabbia verso il capo per paura del licenziamento.

Cosa fa il suo Io per non scoppiare? Torna a casa la sera e, per un banale giocattolo fuori posto, scarica una tempesta di urla furiose contro il figlio o il partner. Ha spostato l’aggressività sul bersaglio più sicuro. Il dramma delle relazioni è che spesso paghiamo le tasse emotive di conflitti che appartengono a un altro palcoscenico.

Davanti allo Specchio: Le Dimenticanze Selettive e l’Anima Divisa

Quando ci guardiamo idealmente allo specchio, l’auto-esame nevrotico ci svela i nostri piccoli “buchi della memoria”. Ci è mai capitato di dimenticare sistematicamente l’appuntamento dal dentista, o il nome di una persona che pure conosciamo bene, o quel compito noioso che dovevamo sbrigare? Questa è la Rimozione all’opera nella vita di tutti i giorni.

Riconoscere questi meccanismi significa fare un atto di onestà con sé stessi: capire che dietro la nostra freddezza, dietro una dimenticanza o dietro uno scatto d’ira improvviso contro un familiare innocente, c’è un prestigiatore interno che sta cercando di proteggerci da un dolore che non abbiamo ancora avuto il coraggio di guardare in faccia.

In questa puntata n° 154 abbiamo visto come l’Io nevrotico usa l’illusione per nascondere, spostare o anestetizzare gli affetti. Abbiamo capito che queste barriere intermedie, pur essendo più evolute di quelle primitive, consumano una quantità immensa di energia psichica per tenere i segreti chiusi nel baule dell’inconscio.

Ma la mente umana ha a disposizione armi ancora più sofisticate, che non usano i sentimenti ma la logica pura. Cosa succede quando l’Io decide di difendersi dal dolore trasformando ogni emozione in un concetto filosofico, in una spiegazione scientifica o in una scusa inattaccabile?

Nella prossima puntata, la numero 155, esploreremo le Strategie dell’Intelletto e le Difese di Razionalizzazione. Viaggeremo nel mondo della Razionalizzazione, dell’Intellettualizzazione e dell’Annullamento Retroattivo, scoprendo come l’intelligenza possa diventare il più raffinato rifugio dal dolore emotivo.

Ci salutiamo oggi con questo spunto di riflessione da portare con noi nella nostra settimana:

La mente non cancella ciò che non riesce a sopportare: lo nasconde, lo trasforma, lo separa o lo sposta. E spesso, dietro ciò che sembra incomprensibile, c’è soltanto un dolore che cerca un modo per non farsi sentire.

Buon cammino a tutti.

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