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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

Molti sono convinti del fatto che “lungotevere” nella forma plurale resti invariato. L’invariabilità – secondo costoro – è giustificata dal fatto che non ci possono essere più “Teveri”: Il lungotevere, i lungotevere. No, le cose non stanno affatto cosí. Una regola grammaticale stabilisce che i nomi composti di una preposizione e un sostantivo formano il plurale regolarmente: il lungomare, i lungomari; il lungolago, i lungolaghi. Questa regola si applica anche con i nomi dei fiumi (anche se il fiume è uno): il lungarno, i lungarni; il lungadige, i lungadigi; il lungotevere, i lungoteveri. Resta invariato solo il lungopò (e in questo caso il Po va accentato).

A proposito di fiumi è interessante notare che fino al secolo scorso, per l’esattezza fino alla Grande Guerra, il fiume Piave era considerato di genere femminile per la terminazione in -e tipica di buona parte dei sostantivi femminili. Si diceva e si scriveva, dunque, la Piave. La “mascolinizzazione” si deve alla famosa Canzone del Piave di E.A.Mario e, con molta probabilità, anche per l’influsso di tutti gli altri nomi maschili di fiumi.

Vediamo, in proposito, come si “comportano” i vocabolari che abbiamo consultato: sul lungarno all’unisono pluralizzano. Per quanto attiene al lungadige c’è un po’ di ‘discordia’: è invariabile per il GDU, il Devoto-Oli, il Treccani, lo Zingarelli e il Dizionario Olivetti. Pluralizzano il Gabrielli, il Garzanti e “Sapere.it”. Sul plurale di lungotevere, come per lungarno, quasi tutti concordano: i lungoteveri. Le voci “fuori del coro” sono il Palazzi, il Garzanti, il Dizionario Olivetti e “Sapere.it” che ritengono il lemma invariabile.

A cura di Fausto Raso

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