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Nonostante le raccomandazioni della prestigiosa Accademia della Crusca, i grandi “dicitori” radiotelevisivi e i grandi “scrittori” della carta stampata continuano, imperterriti, a bombardarci di strafalcioni linguistici tipo la ministro. Noi non ci stancheremo mai di condannarli. La sola forma corretta è la ministra. Vediamo, dunque, come si forma il femminile ortodosso.
Le parole terminanti in -o, -aio/-ario mutano in -a, -aia/-aria: architetta, avvocata, chirurga, commissaria, ministra, prefetta, primaria, sindaca.
Le parole terminanti in -sore mutano in -sora: assessora, difensora, evasora, revisora.
Le parole terminanti in -iere mutano in -iera: consigliera, portiera, infermiera.
Le parole terminanti in -tore mutano in -trice: ambasciatrice, amministratrice, direttrice, ispettrice, redattrice, senatrice.
I sostantivi terminanti in -e/-a non mutano, ma chiedono l’anteposizione dell’articolo femminile: la custode, la giudice, la parlamentare, la presidente, la ciclista.
Come sopra per i composti con il prefisso capo: la capofamiglia, la caposervizio
Le forme in -essa vengono conservate solo per quelle cristallizzate da tempo: dottoressaprofessoressa.  Non diremo, quindi, la “presidentessa”, l’ “avvocatessa” e simili. Per quanto attiene ai sostantivi maschili  in “-e” diventano femminili  cambiando solo l’articolo: il giudice / la giudice. 
Quelli in “-o” prenderanno la desinenza “-a” del femminile: il deputato / la deputata, il ministro / la ministra, il soldato / la soldata. Interessante ciò che dice il Treccani circa il suffisso “-essa”.

A cura di Fausto Raso

Pubblicato su Lo SciacquaLingua

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