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Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza) dedicati ai propri nonni, “testimoni del passato, garanzia del presente ed eredi del futuro”. Un dialogo senza tempo: le domande di un giovane che interroga il mondo e le risposte di un nonno che, con la saggezza degli anni, ridefinisce la parola più dolce di tutte: Grazie.

Nonno: «Accomodati, nipote mio. Ti vedo radioso oggi. Come vanno le cose ora che sei un diciottenne a tutti gli effetti?»

Ragazzo: «Bene, nonno, davvero bene. Pensavo proprio a questo mentre venivo qui. Sai, tra tutte le parole della lingua italiana, ce n’è una che continuo a ripetermi in testa. È la mia preferita: “Grazie”

Nonno:(Sorridendo) «Una scelta nobile. Fin da piccolo io, i tuoi genitori e tutta la famiglia abbiamo cercato di insegnarti quelle che chiamiamo le parole “magiche”: scusa, per favore, per cortesia. Ma vedo che il grazie ti è rimasto dentro in modo speciale.»

Ragazzo: «Sì, è proprio così. Dirlo o sentirselo dire mi gratifica in un modo incomparabile. Sono così riconoscente per i piccoli gesti che mi viene spontaneo ringraziare svariate volte. Pensa che ho contagiato anche la mia ragazza! Ogni volta che passiamo del tempo splendido insieme, quando torno a casa le scrivo: “Grazie”. Lei mi chiede per cosa, e io rispondo sempre: “Di tutto”. Del tempo che mi dedica, del sentimento che prova… Abbiamo entrambi questa “malattia” del grazie compulsivo, nonno. Forse è anche per questo che ci siamo innamorati.»

Nonno: «È una bellissima malattia, non perdere mai questa sensibilità. Ma dimmi, alla tua festa dei 18 anni sei riuscito a goderti il momento o eri troppo teso? So che hai fatto tutto da solo.»

Ragazzo: «Ero emozionatissimo! Ho voluto organizzare ogni minimo dettaglio: dagli abbellimenti al tableau, dalla musica alla torta, fino alle bomboniere. Sentivo una grande responsabilità, ma dentro di me sapevo che sarebbe andato tutto bene. Poi, le sorprese che mi hanno fatto mi hanno reso felice come non lo ero da tanto tempo. E lì… beh, sai come si dice? In vino veritas! Tra un brindisi, un bicchiere di vino e uno di spumante, la felicità è diventata incontrollabile.»

Nonno:(Ride) «Immagino! E la verità cos’ha tirato fuori dalla tua bocca?»

Ragazzo: «Una pioggia di ringraziamenti! Abbracciavo chiunque e dicevo grazie infinite volte, finché non ero sicuro che avessero capito quanto fossi grato. Persino ai collaboratori della sala, avrò detto grazie cento volte! Ma sai cosa mi ha scaldato il cuore più di tutto? Vedere lì la nonna paterna. So quanto sia anziana, quanto soffra per le difficoltà motorie e per quella forte depressione cronica… averla lì, nonostante tutto, ha reso la mia gratitudine ancora più grande.»

Nonno:(Sospira con dolcezza) «È stato un regalo immenso per tutti, soprattutto per lei. Sei un ragazzo d’oro.»

Ragazzo: «I meriti non sono miei, nonno. Ci sono due persone che non smetterò mai, mai di ringraziare: mamma e papà. Sono le due colonne portanti della mia vita. Senza di loro crollerebbe tutto il mio cielo, non esisterei nemmeno. Ma la devozione reale nei loro confronti è scaturita per un motivo ancora più grande…»

Nonno: «Per la tua complice?»

Ragazzo: «Sì. Per aver dato alla luce la mia sorellina, tredici anni fa. Lei è la gioia più grande della mia vita, la luce che assorbo costantemente. È per lei, e per tutto l’amore che mi circonda, che non mi stancherò mai di ripetere: grazie

A cura di Maria Felicita Blasi

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