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Un uomo posseduto dalla propria Ombra inciampa costantemente nei suoi errori. A lungo andare la buona sorte è sempre contro di lui, poiché vive al di sotto del proprio livello e, nel migliore dei casi, raggiunge solo quello che non gli compete e non gli concerne. Se non c’è alcun ostacolo in cui inciampare, egli se ne costruirà uno apposta e poi crederà fermamente di aver fatto qualcosa di utile. (C.G. Jung)

Cari Lettori, cosa risponderemmo se ci venisse chiesto, a bruciapelo: “Che senso ha, la vita, per ciascuno di noi?”

Se riflettiamo sul fatto che (come ha spiegato Umberto Veronesi in una delle sue ultime interviste), nessuno è in grado di scegliere il proprio genoma, la famiglia di appartenenza, il luogo o l’epoca di nascita e che, in un modo o nell’altro, si finisce con l’essere condizionati (anche) dall’imprinting educativo della Famiglia, della Scuola e della Società in genere, potremmo concludere che l’esistenza personale, non abbia un senso specificamente oggettivo. Almeno sul piano delle scelte e delle possibilità individuali.

 Non cercare di sapere, interrogando le stelle, che cosa Dio ha in mente di fare: quello che decide su di te, lo decide sempre senza di te (Cit.)

Qualcuno ha scritto che, in fondo, siamo dei fantocci nelle mani di Dio che, forse (e però) sono le nostre mani. E, in effetti, l’affermazione (che alcuni riferiscono a Seneca e, altri, a Catone) riportata poc’anzi, potrebbe essere conclusa con: “A te, semmai, resta il compito di saperti adattare!” 

Sostanzialmente, come possiamo facilmente osservare, non abbiamo scelto nulla di quello che troviamo ai nostri nastri di partenza nella gara dell’esistenza ma, per contro, ci ritroviamo in possesso di grandi potenziali (insiti nelle nostre microparticelle elementari che sono le stesse di quelle che fanno brillare la stella più grande del Firmamento) di cui, però, nessuno ci sa spiegare il corretto utilizzo. E finiamo, quindi, per sentirci dei “condannati alla vita”, a cavallo fra una “tremenda” voglia di fare e la dura realtà fatta delle limitazioni umane cui siamo assoggettati.

Vivere, dunque, anche se nessuno lo ha chiesto mai!

Oppure morire.

Come si comporta la vita di fronte alla prospettiva di una fine totale? Non la considera. Si comporta come se dovesse continuare. Perciò penso che sia meglio, sempreguardare con attesa al giorno dopo, come se si avessero secoli davanti a sé, guardando con aspettativa alla grande avventura che la attende: è questo, ciò che l’inconscio vuole da noi. (C. G. Jung)

Cari Lettori, non siamo in grado di dirvi se, alla fine di un libro ci sia, sempre, una spiegazione ma riteniamo che, viaggiando fino in fondo nella “notte” e, soprattutto, non risparmiando forze per tornare indietro, non resti che andare oltre l’Orizzonte conosciuto per scoprire cosa riserva quel Giorno sul quale si sono fondate speranze e illusioni, per godere del Tempo in cui la gente, finalmente, si tenderà la mano.

Nessun essere umano può sopportare una vita senza significato (C. G. Jung)

Per difenderci dal Nichilismo che porterebbe a ridurre tutto a poco più del nulla, non resta che osservare le cose nella loro semplicità: l’energia di cui siamo composti.

Ecco, migliorarla per, poi, condividerla, godendo nel mentre lo facciamo: questa potrebbe essere la risposta migliore. E la più disarmante, se vogliamo. In questo modo, si è ottenuta l’evoluzione del Sistema in cui siamo contenuti.

L’Universo intero nasce da tre particelle (i quark) che non si sopportano ma che sono costrette a darsi, costantemente, delle nuove occasioni.

E forse, allora, il Male non è che lo staminale potenziale di ciò che, curato, può diventare il Bene.

Necessario, a questo punto, cercare di capire quello che, (di) più, conta, sul piano dei valori, per raggiungere questo, naturale, obiettivo esistenziale. Chissà che, chi ci ha preceduto, non ci abbia lasciato utili indizi, in questa affascinante caccia al tesoro!

Il passato è il prologo (W. Shakespeare).

La leggenda riporta che, ai tempi della guerra di Troia, Achille sostenesse che gli Dei fossero invidiosi della razza umana per via della sua vulnerabilità. “Chi sa di poter lasciare questa Terra, dà valore a quello che lo circonda; un condannato a morte, trova bello tutto ciò che può ancora osservare, sentire, toccare…”

È probabile che, il valore più importante che “agli immortali” mancava, fosse la capacità di amare intensamente, cioè avere caro, preferire, desiderare, prediligere qualcosa o qualcuno. Pare strano che un guerriero nato per combattere e morire, lasciandosi dietro un alone di grandezza e coraggio senza pari, potesse avere un aspetto così riflessivo.

È verosimile pensare che i narratori del tempo, quelli che creavano i miti da incastonare nell’eternità, passandosi il testimone di bocca in bocca e senza lasciare testimonianze vergate su carta, volessero rappresentare, attraverso questo espediente, i molteplici aspetti dell’animo umano.

Così, Achille incarnava il bisogno (esasperato) di autoaffermazione e autostima attraverso il giudizio altrui, in Agamennone e Menelao si poteva scorgere quel senso di onnipotenza che ci deriva dall’essere Energia dell’Universo condensata in minuscole strutturazioni submicroscopiche, a livello del “Bosone di Higgs

Con lo stesso principio, Ulisse rappresentava la sagacia, Paride la paura derivante dalla consapevolizzazione dei propri limiti e cosi via. D’altronde, una simile operazione è stata procrastinata, nei secoli da altri abili osservatori dei costumi, come Fedro ed Esopo, fino ad arrivare, nel “novecento” appena trascorso, a personaggi come Walt Disney con il suo “cast” di paperi e topi.

Sinceramente, allo stato attuale, si fa fatica a riconoscersi in qualcuno di questi eroi del passato perché, in ognuno, si appalesavano sentimenti come l’onore e il rispetto, valori scomparsi e sacrificati sull’altare della superficialità, della mediocrità e dell’ignoranza.

Chi può affermare di conoscere le scoperte più importanti che la Scienza ha prodotto con ricadute positive sulla vita di tutti? Chi sa di possedere, nel proprio cervello, una ricchezza potenziale di incalcolabile valore?

Boccadoro – Ma dove sarà la meta?

Narciso – La meta? Forse morirò direttore di scuola, o abate, o vescovo. È indifferente. La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, la mia qualità, le mie doti trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione. Non c’è altra meta. (Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro)

L’andatura, incerta, dell’homo sapiens (si fa per dire) contemporaneo, è caratterizzata dal caracollare di eventi sfuggiti al controllo di sprovveduti precopernicani, convinti di “essere” il centro dell’Universo.

Anche se è vero, come dichiaravano gli Antichi, che si dipende meno dal futuro se si ha in pugno il presente, sarebbe opportuno, ogni tanto, “pescare” dal passato qualche gemma da spendere nell’affrontare gli affanni del quotidiano.

In quest’ottica, è sicuramente consigliabile rivalutare una figura come quella di Ettore, figlio di Priamo re di Troia, forse la più equilibrata di quel periodo. Buon padre di famiglia, accorto capo di un possente esercito, stratega arguto e, soprattutto, abbastanza saggio da sapere che “il sangue della guerra non può che produrre altro sangue”.

Insomma un’immagine non intesa come autorità repressiva, dogma indiscutibile o eroe invincibile, bensì solo come “padre radicalmente umanizzato, vulnerabile, incapace di dire qual è il senso ultimo della vita ma capace di mostrare, attraverso la testimonianza della propria vita, che la vita può avere un senso” (Massimo Recalcati . Il Complesso di Telemaco)

Forse, il messaggio migliore di tutta questa esperienza “che infiniti addusse lutti agli Achei” consiste proprio nel valore dell’amore, per dare importanza a quello che ci si propone di edificare.

E ci torna in mente Carl Gustav Jung, costantemente alla ricerca di qualcosa di misterioso, frequentemente immerso nella natura…

Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi accontentate di risposte inadeguate, o sbagliate ai problemi della vita. Cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro e rimangono infelici e nevrotiche anche quando hanno ottenuto tutto ciò che cercavano.

Cari Lettori, per rifarci a questa affermazione, simili “sfortunati”, di solito, sono confinati in un orizzonte spirituale (inteso come valori importanti, sul piano oggettivo) veramente angusto. La loro vita non ha sufficienti contenuti.

E quindi, per continuare col pensiero di Jung, “se le cose grandi vanno male è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male”.

Perciò, l’essere umano ha così tanto bisogno di conoscere se stesso, senza nascondere il bello e il brutto che alberga in ciascuno di noi.

Se possiede un granello di saggezza, l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una testimonianza della sua libertà di scelta tra la verità e l’errore.

Troppo difficile e irto di difficoltà?

Allora prendiamo in considerazione quello che scrisse Tucidide: “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”.

Cari Lettori, un Augurio, a tutti voi perché, anche se, a volte, pioggia e sole cambiano la faccia alle persone, “la strada dentro al cuore degli altri, prima o poi si traccerà”.

CHISSA’ DA DOVE ARRIVA UNA CANZONE

Chissà da dove arriva una canzone
Queste mie inutili parole
Se vengono da dentro
Oppure vengono scritte dal vento
Chissà da dove arriva il mare
Se parte qui o questo è già il finale
E come fanno le onde a mantenere
La stessa rabbia senza mai volare
Io un’idea ce l’ho
E penso si avvicini a te

E arriverà domani
Aria se vento cercavi
Come il mare per un marinaio
Che lo aspetta calmo al suo risveglio
E chissà se poi la vita scorre
O siamo noi a darle un senso a volte
Io non trovo qui una spiegazione
Ma forse è proprio dai tuoi occhi
Che arriva una canzone

Chissà da dove parte un mio pensiero
Se da chi sono oppure da chi ero
Ho chiesto a queste stelle un dono
Farsi più avanti e superare il cielo
Chissà quante domande ho fatto
Senza mai far capire cosa ho detto
Perché la vita è una commedia al buio
Dove per ridere serve del trucco
E questa sera non voglio mentire
Solo guardarmi dentro per cambiare
E chissà se questi giorni chiusi
Avranno un prato per volare fuori
Io non trovo mai una spiegazione
Ma forse è proprio dai tuoi occhi
Che nasce una canzone

E arriverà domani
Aria se vento cercavi
Come il mare per un marinaio
Che lo aspetta calmo al suo risveglio
Io non trovo mai una spiegazione
Ma forse è proprio dai tuoi occhi
Che nasce una canzone

“Io non conosco verità assolute, ma sono umile di fronte alla mia ignoranza: e in ciò è il mio onore e la mia ricompensa.” (Gibran)

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso ad Amedeo Occhiuto per la preziosa collaborazione

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