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La Tv ha banalizzato la violenza. Ma oggi è il sentimento dell’amore a saturare ogni trama e a far trionfare sullo schermo un romanticismo da mercato delle pulci. Tutti sono innamorati o stanno per esserlo, del proprio collega di lavoro oppure del partner di qualcun altro. In questo teatrino, eccellono i poliziotti, che vediamo impegnati, tra una sparatoria e l’altra, in continue schermaglie amorose tra loro. Da quando poi il capo della polizia è, immancabilmente, una bella donna, per tenere la contabilità degli amori in un commissariato ci vorrebbe, a tempo pieno, un contabile.

In campo finanziario si parla di “bolla” per designare “l’aumento anomalo del prezzo di un bene o di un’attività, reale o finanziaria, non giustificato dall’andamento dei fondamentali di mercato.” Oggi sono i bollori sentimentali ad aver creato una gigantesca bolla in Tv e al cinema, dove tutti si innamorano per volontà del regista, violando i fondamentali del mercato dei sentimenti.

Gli attivisti dell’amore ci tengono a farci conoscere, sia vestiti che in mutande o anche senza, il loro nobile impegno sociale. Caduti gli ultimi iniqui tabù, anche gli uomini si amano su scena tra loro, e anche le donne. E lo spettatore paga per il gran privilegio di assistere allo sbocciare dell’altruistico sentimento, e della sua messa in opera generalmente a letto. 

Si usava dire che il giovane americano si trovava a vent’anni ad aver visionato migliaia di omicidi sullo schermo. Oggi, più numerose che gli stessi omicidi sono le scene di amore, ricche di contorsioni, di acrobazie e di baci violenti che nella vera vita provocherebbero una corsa dall’ortopedico e dal dentista. Speriamo solo che in Occidente aumentino le nascite. Finora sono le uccisioni di massa, propagandate per anni da Hollywood, ad aver attecchito.

Questo coacervo di sentimenti amorosi di varia natura viene nobilitato dall’unicità del solenne termine cui si ricorre con enfasi: “amore”. Per ridimensionare questi amori, tanto celebrati, io proporrei di introdurre il fattore “durata”. Infatti, nella vera vita, i “grandi amori” quasi sempre finiscono, mentre le “storie” durano poco. 

Vi sono invece amori che non finiscono mai e che, preciserei, non devono finire mai: l’altruistico amore materno e quello filiale, e anche l’amore-rispetto-lealtà per la società in cui si vive. Ma ci mancano le giuste parole per poter distinguere le diverse categorie di amori (i greci designavano invece con termini distinti i vari tipi di amore).

Non di rado gli amori degenerano in odio. Il fenomeno della violenza inflitta al proprio partner o ex partner è causato dal fatto che uno dei due non accetta le conseguenze della logica del tanto celebrato amore spontaneo, che è mutevole e spinge l’individuo alla varietà, ai cambiamenti, e ai grandi numeri. 

L’istituto del matrimonio, ormai soppiantato dall’unione libera, avrebbe forse garantito un po’ più di rispetto per il partner. Dopo tutto, persino i matrimoni combinati, tuttora esistenti in certe società retrograde, non creano gli inferni che la libera scelta, abbondante e ripetuta, produce per i partner abbandonati nelle nostre società “liberate” dalle ipocrite convenzioni che ci costringevano, fino a ieri, a rigar dritto. 

Ma concludiamo alla grande, con un accenno all’amore universale in cui i nostri italiani eccellono. Un’infinità di abitanti dello Stivale si proclama amante dell’umanità intera, dello straniero, del Diverso, sostenendo la necessità dell’abbattimento dei muri (forse anche quelli della camera da letto). Ma il celebrato, osannato, nobile Diverso con la d maiuscola mai e poi mai va da loro confuso col meschino, prosaico diverso di casa nostra, suscitatore invece di odi perché “sovranista-populista-fascista”.

Claudio Antonelli – Giornalista, Scrittore (Montréal) 

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