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“Buongiorno… dico spesso a me stesso (ma pare che non voglia ascoltarmi) anche le funi da traino dei rimorchiatori alla fine si spezzano .. se ogni tanto non allenti la cima”

Questo è il messaggio di mio fratello Mariano, quest’oggi, al risveglio….

Rifletto sul fatto che, entrambi, siamo liberi professionisti, quindi potenzialmente in grado di modulare gli impegni in un’ottica meno incline al sacrificio “insensato”.

Perché, allora ci ostiniamo su una strada (apparentemente) senza uscita?

Potrei parlare di senso di responsabilità nei confronti di impegni assunti (Famiglia, Lavoro, relazioni sociali), potrei aggiungere l’esempio ricevuto dai genitori verso l’abnegazione e dei Maestri (fin dalle scuole elementari, per terminare al periodo della Specializzazione post universitaria) che mi hanno sempre incitato a rispettare e glorificare una parte specifica della bella poesia del poeta inglese Joseph Rudyard Kipling, “Se”

Se saprai serrare il tuo cuore, nervi e tendini
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Potrei, inoltre, rifarmi ai Valori che contribuiscono a iscrivere, nei libri di Storia, il lavoro delle persone per bene… e concludere che, quasi due anni di Pandemia da Coronavirus, hanno messo a dura prova la capacità di resistenza di fronte alla limitazione di Libertà e, soprattutto, hanno aumentato il disagio e le richieste di aiuto che, in modo o nell’altro, vanno soddisfatte.

Ma mi sovviene una esortazione di Carl Gustav Jung (“Non credere mai a tutto quello che ti racconti!”) e allora, almeno per un attimo, voglio provare a capire cosa significhi “essere Libero”. Scopro, quindi, che il termine Libertà trae la sua radice etimologica dal Latino ed equivale alla condizione di fare ciò che piace e che fa star bene.

Se queste sono le premesse, la condizione di individuo libero richiede molta maturità. Questo è alla base di ogni principio democratico, tra l’altro. 

Mi tornano in mente due spunti di riflessione

“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino” (Charles Bukowski).

“L’uomo è nato libero ma, ovunque io volga lo sguardo, lo vedo in catene” (Jean Jacques Rousseau).

Cari Lettori, mi viene naturale concludere che, dall’errato rapporto col concetto di libertà nascano problematiche che, dal semplice osservare la vita con occhi meno “sorridenti”, possono sfociare in conflittualità gravi per se stessi e per gli altri.

Come sostenuto da Albert Einstein (“Dio non gioca a dadi!”), pare che il Padreterno non ami l’azzardo; è ipotizzabile, quindi, che ci abbia trasmesso questa “avvedutezza” caratteriale attraverso il meccanismo della nascita della Vita: sei tipi di quark in gruppi di tre (a formare protoni e neutroni) legati a elastici di gluoni che, afflitti dal bisogno di allontanarsi gli uni dagli altri (perché aventi, tutti, medesima carica positiva) oscillano fra l’illusione di evadere e la delusione di reincontrare i mal sopportati “gemelli”.

Da questa danza (un po’ sadica, se vogliamo e priva di qualunque libertà decisionale), nascono le prima frequenze elettromagnetiche che, trasmesse agli elettroni (attraverso i loro salti da un orbitale all’altro dell’atomo di appartenenza) creano tutto quello che esiste, in Natura.

Se riconduciamo tutto all’essere umano, ritroviamo una miriade di obblighi non rispettando i quali, ci si ammala (nel corpo e nello spirito) o non si nasce affatto.

Lo spermatozoo, ad esempio, si sente costretto a risalire (alla stregua di un salmone) delle insidiose “cascate” per morire nell’ovulo e rinascere da Zigote…

Il bambino, in conclusione del periodo gestazionale, passa attraverso il travaglio e si trasforma da “feto a termine” in neonato…

L‘infante aggredisce idealmente la madre con la quale avverte la fusione psicologica, per riscoprirla nella giusta distanza dell’abbraccio…

L’adolescente contesta il Padre per rivederne, da grande, alcuni dei valori fondamentali…

L’adulto si scopre pieno di dubbi che cerca di diluire attraverso il proprio agire, nel quotidiano

A ben guardare, sembra che ogni nostro pensiero cui fa seguito l’azione, sia determinato da un paradosso: una spinta energetica (che dagli antichi Romani abbiamo imparato a chiamare “Aggressività”) che si scontra con i limiti imposti dalle regole della Natura.

Da qui nasce il primo, vero, senso di frustrazione esistenziale: avvertire enormi potenziali (frutto della stessa costituzione atomica della più grande delle Stelle) e poterli sfruttare in maniera proporzionale alle piccole dimensioni dell’Umano.

A questo punto della storia, in base a come si è evoluta (soprattutto negli anni dell’adolescenza) la costruzione della propria Personalità (in termini di “Organizzazione” e “Funzionamento”) avremo delle differenze sostanziali per ciò che riguarda l’energia a disposizione, le motivazioni ad agire, i bisogni da appagare, il rispetto di sé e del prossimo… in sintesi: la necessità di realizzarsi in qualcosa prima che l’energia atomica insita in noi, trasformi il nostro “sole” interiore in una “nana bianca” (Stella morente).

Cammineremo, in buona sostanza, su una fune tesa sull’abisso e senza rete di protezione. In base alla capacità di affrontare la paura di ciò, svilupperemo disturbi della personalità, chiusure depressive, stati d’ansia sempre più ingravescenti o proveremo a darci da fare in base a come qualcuno, col proprio esempio, ci avrà mostrato il cammino.

Per cui, per un periodo transitorio (di durata indefinita) per non avvertire il senso di vuoto o la noia dell’inerzia, vestiremo i panni dei Cavalieri di antico lignaggio e faremo dell’impegno “sine die” il nostro Credo.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.

(Joseph Rudyard Kipling)

È chiaro che l’obiettivo dovrà portarci ad individuare le nostre aspirazioni ma, questo, verrà raggiunto solo se la vera vocazione sarà quella di conoscere se stessi. Forse perché, come sosteneva Jung, “il privilegio della vita è diventare chi si è veramente”.

Non è tanto restare vivi quanto restare umani che è importante (George Orwell – 1984)

Rifletto su alcuni passaggi letti da un’opera del Poeta Franco Arminio e mi trovo concorde con lui sul fatto che, mai come adesso, per assaporare una Libertà ritrovata o mai posseduta, ci vorrebbe un periodo dell’attenzione: attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono…

Perché, effettivamente, la vera rivoluzione di questa (auspicata) era della post pandemia “consiste nel togliere più che nell’aggiungere, nel rallentare più che nell’accelerare, nel dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.”

Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

(Joseph Rudyard Kipling)

Forse, allora, la vera Libertà consiste nello scegliere se appiattirsi alle aspettative degli altri o assecondare la spinta prevista dal magma di quell’inconscio che ribolle all’interno dei nostri codici genetici  e, quindi, evolvere, correndo il rischio di non poter più condividere le base della nostra solitudine con qualcuno in grado di capirci.

Personalmente, confido su quello che ci ha consentito milioni di anni di evoluzione proteggendoci dall’estinzione e che ho ritrovato in un bellissimo passaggio di Louis Sepulveda nel suo “Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”

“Sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante… che vola solo chi osa farlo”

Conquistando, a pieno, una Libertà finalmente ritrovata.

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso a mio Fratello Mariano per le profonde riflessioni e all’amico  Amedeo Occhiuto per gli aforismi proposti



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