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Il caldo e’ arrivato all’improvviso e, d’improvviso, avverto distintamente mentre sono seduto su una sdraio, il rumore delle auto e il canto dei grilli: il contrasto tra il richiamo della guerra e il suono della pace.

Chissà perché il conflitto, così evidente, dato dall’intersecarsi degli eventi, dei tempi e dei momenti mi risuona familiare.

Potrei fermarmi e staccare tutto, ma non vivo tale scelta con equilibrio quanto, piuttosto, come un obbligo. È il senso della mia vita, in questo momento, che sto cercando e rimodulando.

E mi dimentico (preso dai peana imposti dalla Società contemporanea a noi samurai del III millennio) che esistono pensieri, valori, idee suoni e profumi positivi, non in senso assoluto ma mai sotto il 60%, che da soli giustificano la nostra esistenza.

Ho avuto un momento di grande sconforto qualche anno fa perché ho perso improvvisamente mia madre. Proprio quando sembrava che la fatica ad imboccare la via maestra fosse stata ricompensata… di nuovo fuori strada!

Poi, l’arrivo di un regalo, il più bel regalo: mia figlia.

Concentrazione, sforzo, forza e coraggio…e rinvengo il percorso. Ma sono al limite, alla ricerca di quella “insensata voglia di equilibrio”.

Un punto di forza nella mia vita è la mia compagna che e’ per me, come diceva un grande uomo del passato nel descrivere la propria moglie, “ancora ed ala”.

Perché è un punto di forza?

Perché non è una mia nemica, nel senso che non si “impunta e pretende”, che non pone sempre l’aut aut tra il volerle bene e il non fare tardi al lavoro… e potrei proseguire ma mi fermo, consapevole che ciò dia un’idea di cosa intendo per punti di forza. E non mi riferisco solo alla parte maschile di una coppia.

Mia moglie e’ una tipa tanto sicura di sé quanto dolce (quindi determinatissima) e riesce, peraltro, a dare un senso di realtà alle vicende della vita, conferendo loro quel giusto peso che le rende leggere: una donna normale, insomma. Ci voleva proprio una come lei nella mia vita, una vita così intrisa di egocentrismo altrui, da fronteggiare, da dimenticarmi addirittura di me,

Mentre ora scrivo mi rendo conto che, a volte, mi basta un breve periodo di riflessione per inquadrare i miei pensieri e per dare loro un nome ed una qualità energetica, per trovare un senso a ciò che accade.

Strano però… da qualche tempo, proteso troppo in avanti al punto da non vedere la strada che percorro ma soltanto il navigatore ( su questo si potrebbe scrivere di tutto, del tipo “il viaggio è la meta” etc. etc., ma non sarei qui in tema) fermatomi “per fare rifornimento” mi sono chiesto quale sia il senso della mia vita…

Per la miseria!

Sono, si, un uomo d’amore, ma lo sono ugualmente d’onore, in un senso di dignità e di responsabilità. E allora, per rispondermi, mi dico: “come posso sottovalutare l’esistenza delle figlie?”

Ho il piacere, oltre che il dovere (non mi hanno chiesto di nascere), di amarle e non far loro mancare nulla, tanto meno il padre. Vorrei e voglio dar loro consigli e presenza, far sentire la mia vicinanza discreta e sicura alla quale rivolgersi per volare o per appoggiarsi.

Mi rendo conto che ho accumulato molta esperienza nel mio lavoro (che tanto mi dà, in termini di competenza oltre che professionalità), ma non posso nascondermi che ho ancora molto da imparare.

Confesso che da qualche anno ho sempre maggiore preoccupazione perché, più vado avanti, più mi accorgo che non sono che all’inizio, seppur siano trascorsi quasi vent’anni da quando ho mosso i primi passi.

Sento, forte, che amo molto mia moglie e che ho voglia di parlare con lei. Sempre.

E’ vero, il tempo scorre e tanto ho fatto e molto, e tanto, altro ho da fare. Come si può dedurre, in conclusione di queste mie brevi riflessioni d’agosto, non ho nulla di cui lamentarmi se non per l’impossibilità materiale di poter parlare ancora con mia madre ed abbracciarla. Se n’e’ andata repentinamente poco meno di due mesi prima che nascesse la mia prima figlia: un’assenza che solo da qualche tempo inizio a metabolizzare, sentendo ancora ovattata la sua presenza in me.

Ho la fortuna… no, ho sbagliato, non è fortuna ma solo la conseguenza di scelte impegnative che hanno dato e daranno frutti e che mi consente di vivere, attualmente, una vita gradevole (molto impegnativa ma assai piacevole), da cui trarre insegnamenti e miglioramenti utili per me per le mie figlie e per mia moglie, se ne avrà bisogno.

Mi auguro ed auguro a chi mi legge (in particolare ai miei amori ed agli amici), una buona vita anche se, a volte, dimentichiamo che per ottenere ciò, si deve stare in buona salute. Soprattutto.

FC (9 Agosto 2013)

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