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La nostra vita è colorata dalle emozioni, guai se così non fosse, siano esse positive o negative…danno senso allo scorrere degli eventi, alla quotidianità. A volte, però, non siamo pronti ad affrontare quella che, per antonomasia, si definisce “la peggiore delle emozioni”: la paura. Ancor più negativa è la “paura di avere paura”, che ci coglie sempre meno preparati! Ed è proprio in questo attuale e difficile panorama che essa si annida, un panorama governato dall’ombra di un virus, di cui si sente parlare, ormai in tutte le ore della giornata, quasi come se nulla fosse più interessante.

Nelle testate dei media si legge: «Il coronavirus colpisce, prevalentemente, gli anziani!»

Questi ultimi, soggetti già abbastanza fragili, potrebbero soffrire ulteriormente al solo pensiero di poter essere i bersagli e, purtroppo, anche le vittime, di questo virus, che potrebbe essere più precisamente definito “virus munito di corona”. Ma non sarà forse la nostra paura di affrontare il nemico, l’ignoto, che conferisce un ruolo “regale”, in quanto esasperatamente rilevante, ad un microrganismo, seppur capace di determinare una malattia?

Le disperate corse alle mascherine, al supermercato, il bisogno di sentirsi sicuri con una sufficiente provvista alimentare nella dispensa della cucina, non fanno che aumentare la paura, specialmente negli anziani, senza dare la soluzione al problema, così come guardare alla TV troppi servizi sul virus aumenta l’ansia, non l’informazione.

Quando la paura si impadronisce di noi e subentra il panico, non riusciamo più a controllarla e rischiamo di non avere la lucidità, invece indispensabile, per mettere in pratica tutti gli utilissimi consigli e le misure precauzionali, strumenti necessari per evitare, o almeno diminuire, il rischio di contagio.

Per fortuna, il nostro cervello è capace di trovare le soluzioni ai problemi anche sulla base della memoria, delle soluzioni precedenti, aprendo i cassetti del passato.

Allora, deve venirci in soccorso la resilienza, ossia la capacità di affrontare i momenti difficili, considerando questi ultimi non un insormontabile ostacolo, ma piuttosto una risorsa, che ci consenta di sviluppare e mettere in pratica la capacità di reagire, diventando persone migliori.

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