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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

Questa locuzione – il cui significato non abbisogna assolutamente di spiegazioni – dovrebbe esser particolarmente nota agli amici lettori siciliani in quanto il detto è nato nella loro bellissima terra. Vediamo, comunque, l’origine del modo di dire. Secondo una leggenda, che si perde nella notte dei tempi, nei pressi di Adrano (Catania), una graziosa cittadina ai piedi dell’Etna, c’erano moltissime sorgenti che scaturivano dalla roccia lavica. E qui, sotto gli occhi minacciosi del dio Adrano (antica divinità siciliana venerata nella zona orientale dell’isola, alle falde del vulcano), venivano condotte le persone accusate di gravissimi delitti per essere giudicate: si gettava in acqua un materiale pesante e resistente sul quale veniva inciso il nome del “giudicando” o la sua dichiarazione di assoluta innocenza. Se il pesante materiale affondava l’imputato veniva condannato a morte perché ritenuto spergiuro; in caso contrario, cioè se il materiale galleggiava, il reo veniva assolto “con formula piena” perché la verità era venuta a… galla. Da questa popolare leggenda, va da sé, è nata l’espressione – notissima – “la verità viene sempre a galla”.

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