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Inutili “sovrastrutture”.
Se veramente vuoi conoscere TE STESSO, come essenza umana, senza sovrastrutture, la prima cosa che devi fare è spogliarti di tutte le ETICHETTE fisiche, psichiche, morali, sociali e guardare a GIOVANNINO nelle sue realtà OVVIE; riprenderai dopo: sovrastrutture filtrate; più utili, necessarie per vivere in un consorzio umano.Quando incontri un Essere Umano, per la prima volta in mezzo alla strada, da lontano cosa vedi?Vedi un tronchetto con due cose che pendono, a cui abbiamo dato il nome di BRACCIA; altre due appendici sotto che abbiamo chiamato GAMBE. In alto, poi, c’è un cosino (collo) che regge un’altra cosa a forma di pera che, se è la nostra, chiamiamo TESTA; se appartiene ad altri, a seconda dei casi, prende nomi vari: ZUCCA, RAPA, CUCUZZA, o altri vezzeggiativi, più o meno qualificanti che si ISPIRANO alle lingue, ai dialetti, dei vari paesi del mondo.Non appena, questo COSO, lo guardiamo più da vicino, prende vita, incontrando il Suo sguardo, penetriamo nella PERSONA, dimenticando le varie appendici; in quel momento si anima, è diventato:ESSERE UMANOcon tutto quello che il “COSO” crede di essere; del “COSO” ce ne ricorderemo il giorno che, lungo disteso fra i ceri, avrà ripreso la dimensione di “COSO, mentre intorno, parenti ed amici, cercheranno con accanimento di ricordare tutte le buone azioni e le grandi qualità che il “COSO“, in vita aveva.Si tenterà di dimenticare le brutture, le cattiverie e le negatività che ogni “COSO” è costretto, in questa esperienza terrena, a sviluppare per sopravvivere. Il tutto mentre intorno pianti e lamenti fanno la corona all’olezzo di cera squagliata e fiori variopinti; per dimenticarsene puntualmente al momento della grande abbuffata, in omaggio al caro estinto, dove altrettanto puntualmente si finisce poi in risate, prima timide e poi sempre più corali, tra una lagrima e l’altra, asciugate furtivamente, che manifestano che il “COSO sta ancora di là.GIOVANNINO non si definisce con alcuna ETICHETTA.Giovanni Russo.  Commento e Riflessioni L’insegnamento che è possibile trarre da ciò che il prof sopra afferma, propongo che ognuno di noi lettori lo tragga da sé.Alcune brevi considerazioni.Quando pensiamo di essere unici stiamo affermando e rispettando una verità: ma non per questo possiamo credere di essere i soli.ogni altro Essere Umano ( tranne in alcuni casi patologici ) lo crede di sé.…Siamo di passaggio, impariamo a goderci il viaggio! Francesco Chiaia – 22 aprile 2003.
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