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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

Speriamo di non essere colpiti dagli strali dei così detti linguisti d’assalto. L’argomento, diciamolo subito, si presta perché intendiamo parlare dell’uso “corretto” del verbo quotare. Questo verbo denominale, dunque, propriamente significa “stabilire una quota che ciascuno deve dare”, “assegnare un prezzo” e simili.

Alcuni (tutti?), invece, gli danno un significato che, a nostro modesto avviso, non ha: apprezzare, stimare, giudicare e simili.

I critici d’arte, infatti, scrivono, per esempio, che “quel pittore è molto quotato”, i critici musicali, da parte loro, affermano che quel tal “cantante è assai quotato”.

La domanda, a questo punto, viene spontanea, come usa dire: il pittore e il cantante costano molto?

Bando agli scherzi, è chiaro che entrambi i critici intendevano dire che il pittore e il cantante sono molto apprezzati, stimati, tenuti in gran conto e simili. Perché, allora, non adoperare questi verbi che fanno alla bisogna, secondo i casi, e usare “quotare” solo nel significato proprio?

di Fausto Raso

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