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Si… ma niente di strano!


Pensieri degli anni difficili

Spiaggia, 29/maggio/2010

Anche quest’anno ci siamo!

I primi caldi, forse un po’ in ritardo, i cinguettii degli uccelli che rompono il silenzio della notte…, i raggi di sole che filtrano all’interno a svegliare, a risvegliare.

Mi aggiro a piedi nudi negli ambienti attraversati dalla quiete del buio. Siamo nel profondo della notte più intensa, affiora il solo silenzio del respiro. Mi lascio guidare dalla luce bianca della luna quasi piena che promette e presto ascolto.

Non ho voglia di dormire. Troppi pensieri affollano la mente, troppe domande in fila a chiedere, a pretendere risposte.

Alzo lo sguardo e penso di aver avuto una buona idea. È questo il posto ideale quest’oggi per dare forma a qualcosa che ingombra ma nello stesso tempo lascia il posto al sorriso.

Mi piace osservare il viso della gente quando incredula chiede spiegazioni, quando la confusione del momento anticipa ma nello stesso tempo promette.

Uno strano movimento cattura la mia attenzione. O può essere solo la sposti, forse era appoggiata su un qualcosa che non vuole essere smosso, affrontato.

Vivo nel pieno della città e del traffico, ma ho affinato la capacità di escludere il contorno che disturba. L’ho già detto. Eppure a volte penso di abitare nella giungla o la foresta.

Un’onda dopo l’altra, quasi arriva a sfiorarmi. Ho iniziato qualcosa che mi cattura e riguarda il colore del mare sulla riva. I riflessi, preferisco i colori che cambiano al mutare della luce, quelli quindi che si lasciano filtrare. Forse è un modo per farsi attraversare.

Rivedo l’ombra del mio viso sulle pagine da scrivere e prendo consapevolezza di me stessa.

Nonostante la sua mole lui si muove con delicatezza, sarà per via della lentezza che non vuole in alcun modo migliorare. Non è detto che correre veloci faccia arrivare primi. Può essere solo un’illusione. Mi chiedo com’è possibile che un essere così grande possa al suo passaggio provocare un solo spostamento dell’aria. Senza danni.

Il vento trasporta l’odore del mare fino a me. Lo respiro intensamente socchiudendo gli occhi e provo a contare. Non hanno mai fine e questo mi dà un senso di sicurezza che solo la Natura può trasmettere.

Fra l’ingresso in una stanza, nello svoltare un angolo ho la sensazione di vederlo. Fermo, mi osserva coi suoi occhi tristi ed espressivi, rinchiuso all’interno di un vestito che vorrebbe non indossare. Per un istante, la paura di essere investita da questo senso di tristezza, poi riprendo il controllo dei miei pensieri e ritorno a muovermi convincendomi di essere ancora nella realtà dei sogni.

In superficie affiora un violetto tenue, che incontrandosi col grigio del movimento diventa un richiamo invitante all’immersione. Ci provo, subito e senza titubanze. Il contatto è gradevolissimo, nonostante la freschezza è tale che immobilizza ogni parte del mio corpo. Riesco appena a muovermi. Assaporo sulla pelle il sale dell’acqua e ritorno immediatamente sulla riva.

Passo dall’immaginazione della penna alla quotidianità del momento con una tale velocità che mi confonde. Voglio soddisfare ogni cosa mi provoca piacere nello stesso identico istante. Ma… quanta fatica. E così arrivo nella sera appena iniziata, quella che sta per abbracciare la notte, stravolta di stanchezza con ancora mille desideri da accarezzare, mille progetti da realizzare.

Mi affaccio alla finestra, guardo il cielo che si lascia ammirare e penso a tutti quelli che non prendono sonno.

È una trappola che usa la mente per spostare l’attenzione.

Siamo in due o forse più: uno, nel silenzio, arrivato da chissà quale parte dell’anima direttamente ad influenzare un qualche meccanismo cerebrale che può essere rimodellato; l’altro passivamente rimane a guardare. Guardo e ascolto.

Poche sono le mie capacità di interazione, forse è meglio lasciare un po’ accostata quella porta, il tempo necessario a riprendere fiato e ricominciare ad andare. O forse no…

A volte l’insicurezza mi fa sentire viva. Una parte della persona che si mette continuamente in discussione, senza paura di sbagliare. Anche nelle cose più banali, in qualsiasi scelta mi trovo ad affrontare.

Lo immagino nei lunghi luminosi pomeriggi nella tranquillità della solitudine muoversi indisturbato a sbirciare e curiosare ogni angolo, riscaldare col calore del suo corpo. È un dispetto della mente mandato apposta da te stesso. Finchè non lo accetterai non potrai sbarazzartene. Ma, mi intenerisco ancora una volta, quando lo rivedo muoversi a fatica in un ambiente costretto che non gli appartiene. Insofferente. Soffre più di me.

E allora mi convinco che per meglio vivere i rapporti è necessario incontrarsi a metà strada, dopo essersi accettati per quello che si è. Provare cordialmente a condividere uno spazio senza “occuparsi” con arroganza. Anche se lui è un elefante ed io no! In fondo, nell’anno precedente, ho convissuto con un drago che si divertiva a nascondersi, mandando solo il calore della sua fiamma.

Fernanda

Volevo precisare che sono sana. Nonostante l’elefante!

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