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Una breve scheda tecnica, per chiarirsi le idee.


Il morbo di Alzheimer è una malattia neuro-degenerativa cronica e progressiva che si caratterizza per la perdita della memoria, dell’attenzione e delle capacità cognitive e comporta alterazioni della condotta che rappresentano una diminuzione delle funzioni intellettive talmente grave, da interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane e delle relazioni sociali.

La malattia, oltre che progressiva, è irreversibile e, sino ad ora, non è stata scoperta nessuna terapia efficace in una percentuale significativa, così che il paziente va progressivamente perdendo le capacità di autogestirsi, autoassistersi ed automantenersi ed inoltre, di interagire e di adeguarsi al mondo circostante.

I primi sintomi della malattia possono essere confusi con i normali segni dell’invecchiamento, come: dimenticanze, perdita della concentrazione, difficoltà a mantenere l’attenzione, riduzione degli interessi, disturbi motori e dell’articolazione del linguaggio.

I segni più frequenti e più caratteristici dell’Alzheimer e che permettono una diagnosi per esclusione, sono:

  • perdita della memoria in forma progressiva e pervasiva;
  • incapacità di controllare le risposte emotive;
  • confusione e disorientamento spazio temporale;
  • frequente ripetizione delle domande;
  • incapacità di ritrovare le proprie cose, nascoste in luoghi poco usuali;
  • agitazione, inquietudine e nervosismo;
  • motricità afinalistica, che è stata chiamata vagabondaggio;
  • allontanamento da casa non riconoscendola come propria;
  • perdita dell’orientamento anche nelle vicinanze della propria casa;
  • mancato riconoscimento dei famigliari: moglie o marito, figli, nipoti;
  • stanchezza, distacco, tristezza o depressione;
  • segni di tensione eccessiva, di irritabilità ed aggressività;
  • ideazione paranoica, interpretativa e delirante nei confronti di tutti;
  • allucinazioni per lo più visive e uditive;
  • desiderio di andare dai propri genitori (soprattutto la mamma);
  • perdita della coordinazione nei movimenti complessi e poco abituali.

Una cura non esiste, ma la terapia farmacologica tradizionale può essere supportata da terapie alternative che hanno come scopo di migliorare la qualità della vita del malato di Alzheimer. Tra queste sembra che il massaggio del corpo con oli profumati (citronella e olio di lavanda) e la terapia della luce sarebbero efficaci sull’agitazione e i disturbi del sonno nelle persone affette da demenza senile. (Lo riporta Alistair Burns sul British Medical Journal di dicembre, sulla base di tre studi appena completati). Anche la terapia del verde può aiutare il malato di Alzheimer. L’idea è quella di utilizzare l’ambiente in cui vive il paziente e realizzare dei giardini con piante odorose e colorate come la lavanda e la rosa canina e con particolari prospettive panoramiche. Il giardino dà un senso di libertà e uno scopo alla compulsività, ma insieme rassicura: il risultato è che il malato riacquista il ritmo veglia sonno e alcune funzioni primarie come la capacità di nutrirsi da solo o andare in bagno. (questi dati sono stati rilevati dall’Unità di Valutazione Geriatrica di Reggio Emilia). Infine, dal “New England Journal of Medicine” è arrivata in aprile una notizia inaspettata. La mementina, un farmaco venduto in Germania ormai da 10 anni con il nome Axura, si è rivelato in due nuovi studi clinici, il primo trattamento efficace per fermare il declino e addirittura migliorare le funzioni cognitive dei pazienti di Alzheimer in forma avanzata.


Rosa Maria de Pasquale – Biologa

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