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La nostra posizione riguardo all’uso della forza legittimo è diametralmente opposta a chi ha sostenuto e sostiene questa tesi. I guerrafondai hanno cercato di venderci un prodotto, che quasi nessuno voleva comprare, e che però ci hanno costretto a seguire mediaticamente, con i cui effetti sull’economia dei vari Paesi, ci hanno costretto a fare i conti. Ma una guerra vera, di quelle che ammazza i bambini, di quelle, visti i luoghi di svolgimento, che potrebbe sconvolgere gli scenari internazionali, vale l’amicizia e il sostegno alla politica americana? Non la solidarietà al popolo americano, protagonista di tante battaglie per i diritti civili , ma il Governo degli USA. Quest’ultimo non sembra avere come obiettivo la lotta al terrorismo, ma di preservare il proprio predominio sull’area del Golfo.

Di recente John Le Carrè ha scritto: “Gli Stati Uniti sono entrati in uno dei loro periodi di follia storica, ma questo è il peggiore di tutti quelli che ricordo”.

L’ostinazione con cui l’amministrazione Bush bombarda e invade l’Iraq è un vero atto di follia; persino da un punto di vista di pubblicità agli USA: mai così impopolari come oggi. Per la prima volta si protesta simultaneamente contro una guerra in 52 paesi e in centinaia di città in tutto il pianeta: giorno 15 febbraio.

Dunque il metodo della guerra muove da una pretesa assurda: che il sistema economico neoliberista che produce diseguaglianza a ritmi drammaticamente crescenti possa difendere con la violenza il suo dogma fondamentale che è il libero mercato. L’Italia allora diventa alleata di un’America che vuole espandersi secondo il principio dell’offesa militare? Perché è chiaro che l’ONU è stato surclassato, così il principio dell’autodifesa e quello della deterrenza. In una sentenza recente il Tribunale permanente dei popoli, ha denunciato la normalizzazione della guerra. Si deve riconoscere, poi, che non è stato il regime di Saddam a pagare il prezzo delle sanzioni dell’embargo e della guerra ora, ma il popolo iracheno, che sta rischiando una catastrofe umanitaria.

In più, la famosa risoluzione 1441 si propone di ottenere il disarmo dell’Iraq, ma non contiene alcuna autorizzazione automatica all’uso della forza. E non va dimenticato che non è stata mai resa pubblica alcuna prova del collegamento fra Al-Quaida e l’Iraq. (vedi rapporto annuale del Dipartimento di Stato USA sui collegamenti del terrorismo globale), anzi la maggioranza dei dirottatori dei due aerei dell’11 settembre erano dell’Arabia Saudita (notoriamente filoUsa). In realtà i funzionari della Casa Bianca e del Pentagono con Dick Cheney è dal 1992 che stanno organizzando “project for the new american century” per pianificare in segreto un cambio di regime in Iraq. Il controllo della regione del Golfo appare un tassello irrinunciabile nella loro volontà di politica imperialistica. Tutti loro tornati a sedere sulle poltrone del potere con il Governo Bush, attendevano una nuova Pearl Harbour che potesse permettergli di mettere in pratica i loro piani.

Ancora, l’amministrazione Bush non poteva muovere la guerra all’Iraq senza collegarla agli attacchi dell’11 settembre: ecco allora la facile guerra in Afganistan. Tra Osama Bin Laden e il regime dei talebani un collegamento almeno era dimostrabile e poteva fungere da pezza giustificativa (lasciamo da parte poi che Osama terrorista era stato armato e addestrato dalla CIA). La massiccia propaganda della “lotta al terrorismo” di Saddam “il chimico”, di fronte alle memorie di Scott Ritter capo degli Ispettori ONU raaccolte in un best seller dei giorni nostri che così commentano “ho visto di persona che la possibilità di nuovi programmi per armi di distruzione di massa è stata eliminata, grazie al lavoro degli Ispettori ONU”, non regge.

E allora?

Forse le vere motivazioni sono nella miniera di greggio posseduta dall’Iraq? Quel petrolio di cui gli USA hanno urgentemente bisogno per alimentare i loro settori cardine . E per suffragare tale tesi, dobbiamo ricordare che il presidente Usa e il suo vice (come anche il papà di George Junior fondatore della Zapata offshore oil company) sono ex funzionari di compagnie petrolifere.

Un’altra teoria popolare per motivare l’attacco Usa all’Iraq è l’influenza del partito israeliano del Likud: di destra, contrario alla pace coi palestinesi e che vorrebbe muovere guerra ad altri nemici di Israele come Siria, Libano ed Iran. Insomma se tutte queste tesi hanno un fondamento una previsione (neanche a lungo termine) vedrà gli USA che creeranno basi militari permanenti in Iraq da cui dominare il Medio Oriente.

Gianluca Ion

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