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E’ molto strano che, all’inizio del terzo millennio, si parli, ancora, dell’emancipazione della donna: perché tale festività vorrebbe sottolineare il diritto delle donne alla conquista di una loro completa emancipazione, con conseguente parificazione sociale, giuridica e politica in rapporto al cosiddetto ” sesso forte ” .

In effetti, tranne qualche impegno ad alto livello da parte delle più accese onorevoli del nostro parlamento, la giornata odierna si consuma in manifestazioni più o meno folkloristiche con l’immancabile conclusione serale al ristorante e gran ballo finale.

Certamente, la differenziazione tra la psicologia femminile e quella maschile è rapportabile, principalmente, alla necessaria e naturale funzione sessuale ( con buona pace del ” gay-pride” ) ; ma, oltre a ciò, la stessa formazione culturale subisce una diversificazione, spesso ad opera della famiglia che indirizza le proprie figlie, ( e ciò in molti casi ) verso studi umanistici, artistici o musicali, come se le ragazze abbiano una maggiore predisposizione caratteriale verso tali studii, non ammettendo, invece, che tali scelte culturali appagano, avolte, antiche frustrazioni dei genitori.

Oggi, finalmente, abbiamo l’opportunità di ammirare avvenenti ragazze pilotare, con grande perizia ed alto grado di addestramento, potentissimi aviogetti, oppure maneggiare, con disinvoltura, armi micidiali, oppure vestire le prestigiose divise delle forze dell’ordinedimostrando, con ciò, che il vero “sesso forte” non è prerogativa esclusiva dell’uomo, ma appartiene, in egual misura, anche alle donne.

Né vale considerare che la maggiore resistenza fisica, o un più accentuato sviluppo neurovegetativo ci rendono superbamente e scioccamente superiori alle donne, perché, d’altra parte, le statistiche assegnano alle donne il primato della longevità, come pure, a loro, spetta una maggiore resistenza alle malattie; se l’uomo prevale nelle abilità motorie (caratteristica del primitivo nostro progenitore che sopravviveva con la pratica della caccia e della lotta) la donna ha maggiori capacità percettive ed è più attenta alla valutazione del dettaglio; come pure, ad essa spetta una verbalità più sciolta ( absit iniuria verbis), una migliore memoria logica, una più fervida immaginazione; tanto, che il successo scolastico arride più alle ragazze che non ai loro coetanei.

Ed allora l’8 marzo, l’8 aprile, e così tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni che spettano ad ognuno di noi devono caratterizzare una visione armoniosa della vita sociale, nella quale, ciascuno, sia esso uomo o donna, si predispone a vivere, con gioiosa dignità, il proprio ruolo, una volta distrutto l’ancestrale tabù del cavernicolo.

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