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“Capire” senza parole.


Comunicazione e Marketing

L’idea che la comunicazione tra gli esseri umani si realizzi grazie ad un uso interdipendente e simultaneo dei vari sistemi comunicativi si è ben consolidata, permettendo, in questo modo, alla comunicazione corporea di acquisire una rilevanza pari a quella che, per molto tempo, è stata attribuita alla comunicazione verbale. Si è capito che il corpo, attraverso un suo specifico linguaggio, può esprimersi. I diversi segnali di tipo intonazionale e paralinguistico che compongono la comunicazione non verbale, possono sostituire o integrare ciò che è trasmesso verbalmente. In passato, gli studiosi si erano occupati esclusivamente del linguaggio, ritenuto unico elemento rilevante della comunicazione tra gli esseri umani. Ma, in seguito, la diatriba è stata superata….al momento e la comunicazione verbale e quella non verbale sono considerate entrambe aspetti differenti del medesimo processo comunicativo.

Molti si sono posti il problema dell’origine dei segnali non verbali cercando di capire se questi siano innati o appresi. Attualmente, la maggior parte dei ricercatori sono convinti che la comunicazione non verbale sia da collegare e a fattori determinati dall’esperienza sociale e dall’apprendimento.

Ulteriore difficoltà consiste nello stabilire la consapevolezza e l’ intenzionalità dei segnali non verbali. Ed è per questo che diventa rilevante considerare da una parte il contesto, e dall’altra parte le capacità di codifica e decodifica degli interlocutori. Codificare un messaggio non verbale, vuol dire trasmettere informazioni grazie ai canali che costituiscono la comunicazione corporea; mentre, per decodifica s’intende la percezione e anche l’interpretazione dei segnali non verbali trasmessi. La codifica e la decodifica dei messaggi non verbali dipendono da diversi elementi, quali il contesto, i significati attribuiti ai fenomeni non verbali, in base alla cultura di appartenenza e le caratteristiche dell’individuo che partecipa all’interazione.

Ma quali sono le funzioni svolte dalla comunicazione non verbale?

Queste sono diverse: presentare se stessi, esprimere emozioni, sostenere, modificare il discorso, comunicare gli atteggiamenti interpersonali.

Attraverso le modalità non verbali (il modo di vestirsi, di agire, di gesticolare) l’individuo trasmette all’altro informazioni su sé stesso. L’altro potrà, in questo modo, rilevare notizie molto precise, ad esempio, sullo status sociale, sul gruppo d’appartenenza, sulla professione che esercita. L’individuo in alcune circostanze, può agire in modo consapevole cosi da influenzare le impressioni degli altri; in altri casi, invece, può agire in modo del tutto inconsapevole.

Un’altra funzione attribuita alla comunicazione non verbale è quella di esprimere emozioni. In questo caso, l’efficacia comunicativa può risultare maggiore rispetto al linguaggio perché le manifestazioni sono controllate in misura minore rispetto alla parola e perché risultano maggiormente visibili. Varie ricerche sono giunte alla conclusione che i segnali non verbali, quando si tratta di comunicare emozioni, forniscono più informazioni di quelle verbali.

Gli elementi non verbali possono, inoltre, accompagnare le conversazioni. Infatti, nei dialoghi, gli interagenti utilizzano sia segnali non verbali di tipo “non vocale” come lo sguardo, i gesti, la postura, sia di tipo “vocale” come le pause, le vocalizzazioni e le intonazioni. Questi indici non verbali servono a dare sostegno, a modificare, completare e/o sostituire la comunicazione verbale.

Le modalità non verbali comunicano atteggiamenti all’altro. Gli atteggiamenti possono essere divisi in 2 gruppi: “amichevoli – ostili” e “dominanti – sottomessi”. Si esprime, per esempio, un atteggiamento amichevole attraverso un volto sorridente, una voce più vivace, un maggiore contatto corporeo, mentre la dominanza si manifesta attraverso l’assenza di sorriso, un tono di voce grave, sopracciglia aggrottate.

Ma quali sono gli elementi della comunicazione non verbale?

Questi sono diversi: il volto, lo sguardo, l’aspetto esteriore, il comportamento spaziale, la voce e gli aspetti non verbali del parlato, i movimenti del corpo e i gesti.

Il volto è sicuramente il canale più importante della comunicazione non verbale. In particolare, bisogna soffermarsi su quelle che sono le “espressioni del volto” che fingono da accompagnatori dei discorso e da trasmettitori di emozioni.

Altro elemento di comunicazione non verbale è lo sguardo. Oltre a rivelare l’ intensità dell’emozione può svolgere una funzione in coincidenza con la conversazione: per cui, uno sguardo, durante un dialogo, può indicare l’intenzione di prendere la parola o che si è finito di parlare, può sottolineare la sequenza al discorso e l’alternanza dei turni.

Anche l’aspetto esteriore è un canale della comunicazione non verbale. Il modo di vestirsi, di truccarsi, di acconciarsi, sono uno strumento importante per formare le impressioni e le valutazioni degli altri.

Altra riflessione va fatta sul comportamento spaziale……Ogni uomo si colloca e occupa uno spazio cosicché studiare i suoi movimenti nell’ambiente, la sua postura, la distanza che crea tra sé e gli altri, permette di percepire tratti delle sua personalità, del suo modo di essere, le sue emozioni e suoi atteggiamenti.

E’ necessario considerare, inoltre, gli aspetti non linguistici del parlato e in particolare il canale di trasmissione utilizzato……. la voce. La voce ci può rivelare aspetti riguardanti il sesso, la provenienza geografica, l’età ed esiste, infine, una stretta correlazione tra la personalità di un individuo e la sua voce.

Per ultimo, bisogna valutare i movimenti del corpo e i gesti. I movimenti che possono essere compiuti con diverse parti del corpo, dalle mani, dal capo, dal volto, esprimono atteggiamenti ed emozioni ed assumono differenti significati a secondo delle culture di appartenenza. I gesti, generalmente, sono definiti come l’insieme di azioni che vengono compiute per comunicare un messaggio a chi guarda.

………………SI PROCEDE ALL’ANALISI

Per comprendere ancora meglio il ragionamento fatto a proposito di come il corpo “parli”, si propone l’analisi di due immagini. In particolare, si esamineranno due vecchi annunci pubblicitari, quello de ” L’otto per mille alla Chiesa Cattolica” e quello voluto dall’Alto Commissariato della Nazioni Unite per portare aiuto ai rifugiati del Kosovo.

Analizziamo il primo. Il significato che lo spot trasmette è duplice:

    • DIMOSTRA come, con la donazione dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, si sostengano non solo le persone bisognose dell’ Italia e il clero, ma soprattutto i Paesi in via di sviluppo.

  • INCITA le persone a firmare per rendere continuo il flusso di aiuti alle persone che continuano a vivere nella miseria.

Gli elementi non verbali che permettono di cogliere il significato dello spot sono diversi.

Il grande pentolone da cui una mano attinge la minestra per riempire i piatti, le persone in fila (una bambina ed un adulto) per procurarsi una piatto caldo, la gente seduta intorno ad una grande tavola all’aperto, simboleggiano, da una parte, lo stato di povertà di questi individui, dall’altra il sostentamento che la Chiesa fornisce, mediante i fondi. Che questa gente sia povera e che necessiti di aiuto lo si capisce effettuando l’analisi della bimba. Il suo aspetto esteriore, non certamente curato, il suo volto, ma in particolare il suo sguardo innocente, ci comunicano stanchezza e necessità, fortemente sentita, di voler condurre una vita, e in particolare un’infanzia serena e normale.

A differenza del primo annuncio, il secondo si propone un unico obiettivo:

“Fare in modo che la gente invii un sostegno immediato al fine di garantire ai rifugiati del Kosovo beni di primissima necessità”.

E’ attraverso questa immagine così triste (attraverso la comunicazione non verbale dunque ) che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite tenta di raggiungere il suo fine. Mediante l’analisi dell’aspetto esteriore di questa mamma che tiene in braccio la sua bambina, è possibile percepire il loro stato di povertà ( volto e capelli visibilmente trascurati).

L’espressione del volto della donna comunica dolore per quello che stanno vivendo, mentre lo sguardo della piccola, come nell’immagine precedente, trasmette innocenza e voglia di riprendere una vita quanto più normale possibile.

La carezza della mamma per la figlioletta, rientra nella categoria dei gesti che rivelano stati emotivi….è un messaggio d’amore materno.

Ma, l’amore della madre nei riguardi della figlia, può essere percepito attraverso un altro elemento non comunicativo che è il ” comportamento spaziale”. Il soffermarsi sul livello di contatto fisico, contribuisce ad una migliore comprensione degli stati emotivi.

Lowen dice:

“Nelle pose, nelle posizioni e nell’atteggiamento che assume, in ogni gesto l’organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale”

L’analisi di queste 2 immagini lo dimostra!!