Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza). Un confronto intimo con il proprio nonno, per affrontare la paura del futuro
Ambientazione: Un salotto tranquillo, nel tardo pomeriggio. Il nonno è seduto in poltrona con un libro aperto, mentre il nipote guarda fuori dalla finestra, osservando il traffico e la pioggia.
Nipote: (Senza girarsi) Nonno, hai mai visto quel vecchio film francese in bianco e nero, L’Odio? Ne parlavamo oggi a scuola.
Nonno: Certo che lo conosco. È un film degli anni novanta, ma purtroppo non è mai invecchiato. Ti ha colpito qualcosa in particolare?
Nipote: C’è una frase all’inizio che continua a girarmi in testa. Parla di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mentre precipita, a ogni piano si ripete: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene…”.
Nonno: (Sospira, posando il libro) Ah, la metafora della caduta. È potentissima. Ci ricorda che spesso preferiamo ignorare il pericolo finché non ci sbatte contro.
Nipote: Esatto. Nel film diceva proprio questo: “Il problema non è la caduta, è l’atterraggio”. A volte ho l’impressione che quella caduta sia la nostra società. Intorno a me vedo solo rabbia. Nelle periferie, sui social, per strada… l’odio sembra richiamare solo altro odio.
Nonno: Capisco quello che provi. La rabbia nasce spesso quando le persone si sentono invisibili o intrappolate in contesti che non offrono vie d’uscita. Ai miei tempi le difficoltà erano diverse, ma c’era l’idea di poter costruire qualcosa. Oggi per voi sembra tutto più precario.
Nipote: È proprio così. È come se questo ambiente ci togliesse la capacità di sognare. Il futuro è già un’incognita di per sé, e a noi fa quasi paura. Come si fa ad avere speranza se tutto sembra sul punto di esplodere?
Nonno: Sai, la tentazione di chiudersi e dire “ci resta solo da attendere l’atterraggio” è forte, ed è una forma di rassegnazione che capisco. Ma ricordati che la storia non è un film già scritto.
Nipote: Però i disordini aumentano e noi continuiamo a fare finta di niente, ripetendoci che finché tocca agli altri “va tutto bene”. Non credi che quell’esplosione sia ormai inevitabile?
Nonno: (Si alza e si avvicina al nipote, mettendogli una mano sulla spalla) Può darsi che la società stia affrontando il suo atterraggio più duro. Ma l’impatto serve anche a svegliarsi. Voi ragazzi del liceo avete ancora la forza di guardare le cose come stanno, di riflettere e di non accontentarvi del “fino a qui tutto bene”. Finché farete domande, la caduta non sarà totale.
A cura di Maria Felicita Blasi


