Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Diventare sé stessi non significa rimanere uguali, ma continuare a riconoscersi nel cambiamento.
Torniamo per un attimo a quel palazzo nobiliare che abbiamo incontrato spesso nelle nostre puntate e, prima di continuare con l’esame psichico iniziato nella scorsa puntata, soffermiamoci a osservare una realtà oggettiva: qualcuno abiterà lì, cercando di governare quel patrimonio immobiliare rappresentato dalla costruzione nella sua interezza che, nel tempo, potrà mantenere il suo valore restando riconoscibile per ciò che ha sempre rappresentato o decadere, diventando un rudere.
Volendo tornare alle strutture della nostra mente e alle sue funzioni, possiamo dire che:
L’Io è chi abita la casa e cerca di governarla.
Il Sé è la casa nella sua totalità.
L’identità è ciò che permette di riconoscere quella casa come la propria, nonostante il tempo e i cambiamenti.
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In questa puntata di Mente & Dintorni entriamo nella nostra “casa interiore” per comprendere il rapporto tra Io, Sé e Identità e scoprire che cosa ci permette di riconoscerci anche mentre cambiamo.
Quindi, l’Io, di cui abbiamo diffusamente parlato nella scorsa puntata e nella puntata dedicata all’incontro con l’io, non è tutta la casa: è chi, in quel momento, la abita e cerca di governarla.
Apre e chiude le porte, decide cosa fare, organizza gli spazi, affronta ciò che arriva dall’esterno, cerca di proteggere la casa.
Se l’Io rappresenta chi abita quella casa, il Sé è invece la casa nella sua interezza. Comprende ciò che vediamo, ma anche ciò che non vediamo: le stanze illuminate, quelle chiuse, la cantina, la soffitta, gli oggetti conservati, le tracce del passato.
È qualcosa di più grande dell’Io.
Per questo potremmo dire: L’Io è colui che dice “io” (Io… si; Io… no; Io sono; Io…).
Il Sé è ciò che comprende tutto ciò che siamo.
L’Io “lo dice”, il Sé “lo è”.
Il Sé può essere inteso come la rappresentazione e l’esperienza complessiva che una persona ha di sé stessa, comprendendo anche aspetti della propria vita psichica di cui l’Io cosciente non ha piena consapevolezza.
E poi c’è l’identità.
L’identità è il modo in cui quella casa viene riconosciuta come quella specifica casa. Ha un indirizzo, una storia, uno stile, delle caratteristiche proprie.
Può cambiare: possiamo ristrutturare una stanza, cambiare i mobili, tinteggiare le pareti, modificare gli spazi. Eppure, continuiamo a dire: “È la stessa casa.”
Allo stesso modo, l’identità permette alla persona di percepire: “Sono io, anche se sono cambiato.”
E quando qualcosa si rompe o non funziona nel verso giusto?
Possiamo usare la stessa metafora immobiliare per spiegare situazioni psicologiche più complesse.
Quando la casa interiore entra in difficoltà
Se l’Io è fragile, è come avere un abitante che fatica a governare la casa: non riesce a organizzare ciò che accade, a proteggersi, a prendere decisioni.
Se il rapporto con il Sé è compromesso, è come se l’abitante non riconoscesse più alcune stanze della propria casa: alcune parti di sé diventano estranee, difficili da integrare.
Se l’Identità è fragile o “diffusa”, la casa può continuare a esistere, ma diventa difficile rispondere alla domanda: “Questa casa, in fondo, di chi è? E che casa è?”
E allora si possono cambiare continuamente arredamento, stile, funzione e persino modo di presentarsi agli altri, senza riuscire a mantenere una sufficiente sensazione di continuità.
Ma tutto questo non riguarda soltanto la psicopatologia.
Anzi, è proprio nella vita quotidiana che possiamo accorgerci di quanto Io, Sé e Identità siano continuamente presenti nelle nostre esperienze.
Io, Sé e Identità nella vita quotidiana…
L’amore: cambiare senza perdere sé stessi
Quando siamo innamorati, una parte di noi può progressivamente modificarsi in funzione dell’altro. Cambiano abitudini, interessi, ritmi, persino il modo in cui immaginiamo il nostro futuro.
Questo, di per sé, non è un problema. Una relazione importante può trasformarci. Possiamo scoprire aspetti di noi che prima non conoscevamo, rinunciare a qualcosa, acquisire nuove esperienze.
La domanda, però, è: “Quanto di questa trasformazione appartiene ancora a me?”
L’Io deve continuare ad avere una voce: “Questo lo voglio, questo no. Questo mi appartiene, questo invece non mi rappresenta.”
Il Sé deve poter contenere anche l’esperienza nuova della relazione: la parte di me che ama, che desidera, che ha paura, che si sente fragile, che scopre qualcosa di nuovo.
E l’identità deve consentirmi di attraversare questa trasformazione senza arrivare a pensare: “Per essere amato devo diventare qualcun altro.”
La relazione sana non ci chiede di demolire la nostra casa per abitare quella dell’altro. Può chiederci di aprire una porta, di costruire un collegamento, persino di ristrutturare qualche stanza. Ma la casa deve rimanere riconoscibile.
Il lavoro: quando un errore diventa un’identità
Anche qui l’Io è continuamente chiamato a darsi da fare: decidere, organizzare, assumersi responsabilità, affrontare problemi, stabilire priorità.
Ma possiamo facilmente confondere ciò che facciamo con ciò che siamo.
Qualcosa che non funziona mentre perseguiamo un progetto può, in alcune condizioni, trasformarsi da “ho commesso un errore” a “Sono un incapace.”
È una differenza apparentemente piccola, ma psicologicamente enorme.
Nel primo caso, l’Io ha commesso un errore che può essere riconosciuto, corretto e utilizzato per imparare. Nel secondo, un episodio viene esteso all’intera persona: una stanza della casa viene scambiata per tutta la casa.
Ed è proprio qui che l’identità svolge una funzione fondamentale: permette di dire “ho sbagliato” senza dover concludere “sono sbagliato”.
Infine, proviamo a guardarci allo specchio (Riconoscersi nel tempo)
Guardare una fotografia di molti anni fa può produrre una sensazione curiosa. Riconosciamo quel volto, anche se è cambiato. Possiamo pensare: “Ero io.”
Non siamo più quella persona. Il corpo è cambiato, le esperienze si sono moltiplicate, alcune convinzioni non sono più le stesse, molte persone sono entrate e uscite dalla nostra vita.
Eppure, qualcosa ci permette di stabilire una continuità.
Quel bambino, quel ragazzo, quell’uomo o quella donna di tanti anni fa appartengono ancora alla nostra storia. È qui che possiamo comprendere, in maniera molto concreta, che cosa significhi identità.
Non essere sempre uguali, ma riuscire a riconoscersi nel cambiamento.
E allora possiamo fermarci davanti al nostro specchio interiore e porci una domanda semplice, ma tutt’altro che banale: “Quanto, di ciò che sono oggi, sento ancora veramente mio?”
Perché crescere non significa conservare intatto ogni muro. Significa poter cambiare, senza perdere completamente il senso di appartenenza a noi stessi.
L’Io agisce.
Il Sé contiene e comprende l’esperienza di noi stessi.
L’Identità ci permette di riconoscerci nel tempo.
E forse è proprio questa la sfida più profonda della nostra casa interiore: poter cambiare senza diventare estranei a noi stessi.
La nostra identità non è una fotografia da conservare, ma una storia nella quale continuare a riconoscersi. (Cit.)
Arrivederci alla prossima puntata, nella quale entreremo ancora più profondamente nella nostra casa interiore, per comprendere come si riconoscono, mediante l’esame psichico, le ultime “fondamenta” che ancora mancano all’appello.
Buon cammino a tutti.

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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