Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
La vita può essere capita solo all’indietro, ma deve essere vissuta in avanti. (Søren Kierkegaard)
Immaginiamo di trovarci di fronte a quell’antico palazzo nel centro storico di una grande città di cui abbiamo parlato nella puntata dedicata alla forza della Motivazione.
A questo punto entriamo e scopriamo che quell’edificio che ha resistito a secoli di storia, improvvisamente inizia a mostrare delle crepe profonde sulle pareti del salone principale.
Un tecnico poco attento o frettoloso si limiterebbero a suggerire di stuccare il muro e dare una passata di vernice fresca per coprire il tutto, rassicurando i proprietari. Un esperto del settore, disponibile ad approfondire, farebbe qualcosa di completamente diverso: scenderebbe nei sotterranei più bui, torcia alla mano, per studiare le fondamenta e per, poi, andare a scartabellare i registri storici di quell’edificio.
Inizierebbe a porsi domande precise:
In quale anno è stato gettato il cemento?
Su quale tipo di terreno poggia, argilloso o roccioso?
Quali scosse sismiche dimenticate ha già subito in passato?
Quali modifiche strutturali abusive sono state fatte nei decenni precedenti?
Nella stanza dell’analisi psicodinamica accade qualcosa di simile. Quando un paziente bussa alla nostra porta portando il peso di una crisi attuale (un attacco di panico improvviso, una depressione che blocca le gambe, un fallimento sentimentale) per capire perché la sua struttura psichica stia vacillando in quel modo proprio sotto il peso di quella specifica scossa (ciò che abbiamo imparato a conoscere col termine di “Ipotesi di crisi”), dobbiamo trasformarci in archeologi della mente, scendendo nei sotterranei, soffiando via la polvere e aprendo il grande libro della storia personale.
Questo processo investigativo, scientifico ma, al tempo stesso, profondamente emotivo e umano, prende il nome clinico di Anamnesi.
In questa puntata “speleologica”, procederemo seguendo il consueto “doppio binario”: quello prettamente clinico e quello della ricaduta nella vita di tutti i giorni.
📺 Guarda la puntata video completa:
Il “Binario” Clinico: Ricordare per Riconnettere (L’Arte dello Scavo)
In ambito psicologico, l’anamnesi non è soltanto una mera (seppur utile) raccolta di dati personali ma, soprattutto, una empatica ricostruzione della storia affettiva, relazionale e pulsionale del soggetto.
Giusto per capire meglio, al terapeuta interessa relativamente sapere, ad esempio, in che anno preciso è morto un congiunto importante (anche se questo potrebbe aiutarci con l’ipotesi di crisi); è molto più importante decodificare l’impatto emotivo e il significato interiore che quell’evento ha lasciato nelle fondamenta del Sé del paziente.
Il passato non muore mai: resta vivo e modella il modo in cui oggi respiriamo, amiamo e soffriamo. (Cit.)
Per fare questo lavoro di alta precisione psicologica, dividiamo idealmente il nostro scavo archeologico in tre livelli fondamentali:
1. L’Anamnesi Familiare (il “clima” emotivo)
In questo primo livello andiamo a mappare tutto ciò che ha contribuito a determinare la considerazione di sé. Ogni famiglia è un micro Stato con le sue leggi non scritte, i suoi tabù e le sue regole intergenerazionali. Come veniva gestito il dolore tra quelle mura? Era permesso piangere o la tristezza veniva etichettata come debolezza? La rabbia poteva essere espressa o doveva essere inghiottita in un silenzio punitivo? Ci sono segreti di famiglia, lutti mai elaborati dai genitori che gravano come fantasmi sulle spalle dei figli? Capire il terreno affettivo d’origine ci dice se le fondamenta della casa sono state gettate sulla roccia solida dell’accettazione o sulla sabbia mobile dell’ansia genitoriale.
2. L’Anamnesi Fisiologica (Il Copione dello Sviluppo)
Qui l’archeologo della mente ripercorre le tappe neurobiologiche e psicologiche della crescita, fin dai primissimi mesi di vita. Andiamo a indagare la qualità dell’attaccamento primario con le figure di accudimento. Com’è stato il primo giorno di asilo? Come sono stati gestiti i primi distacchi? E poi, il grande spartiacque dell’adolescenza: come è stata vissuta la metamorfosi del corpo? C’è stata una fisiologica ribellione o il paziente è stato un “bambino perfetto”, troppo compiacente, che ha rinunciato alla propria identità pur di non perdere l’amore dei genitori? Ogni tappa mancata o vissuta nella sofferenza scrive una riga del copione che l’adulto reciterà molti anni dopo.
3. L’Anamnesi Patologica (Le Ferite e le Vecchie Armature)
Questo è il livello in cui cerchiamo i traumi subiti, le microfratture emotive o i veri e propri blocchi evolutivi. Un lutto precoce, una separazione conflittuale dei genitori, un quadro di bullismo a scuola, una malattia cronica. Di fronte a queste scosse del passato, la mente del bambino, non avendo ancora le difese dell’adulto, è costretta a erigere delle armature rigide, dei sistemi di sicurezza d’emergenza per sopravvivere. Il problema clinico nasce quando l’adulto continua a indossare quella vecchia armatura medievale, ormai arrugginita e stretta, anche per camminare nel mondo di oggi. Di fronte alla crisi attuale, quell’armatura non protegge più: stringe il petto e impedisce di respirare.
Il Binario del Quotidiano: Lo Specchio del Passato, nel Presente
Questo straordinario lavoro di scavo archeologico non è un’esclusiva che appartiene alla stanza di terapia. Al contrario, è il motore invisibile che condiziona, minuto dopo minuto, ogni singola scelta, reazione e conflitto della nostra vita quotidiana. Se non conosciamo la nostra Storia, siamo condannati a ripetere gli stessi errori, convinti di essere sfortunati quando invece siamo semplicemente sottomessi al nostro passato.
Vediamo come si manifesta questo specchio nei tre ambiti chiave della vita comune:
In Amore (I Fantasmi nella Stanza da Letto)
Nelle relazioni sentimentali noi non incontriamo mai il partner da soli: portiamo con noi (anche nei momenti più intimi) l’intera nostra storia familiare. Senza saperlo, tendiamo a proiettare sulla persona amata i copioni irrisolti della nostra infanzia.
Pensiamo a una donna che ha avuto un padre emotivamente assente, algido, distante, sempre concentrato sulla carriera. Da adulta, mossa da una coazione a ripetere inconscia, potrebbe ritrovarsi sistematicamente attratta da uomini sfuggenti, sposati, emotivamente indisponibili o anaffettivi. Perché lo fa? probabilmente perché la sua mente sta disperatamente tentando di replicare l’antico scenario infantile, con la speranza illusoria di riuscire, questa volta, a farsi amare da chi non può amarla, guarendo così la vecchia ferita. Ogni litigio furioso con il partner attuale per una piccola dimenticanza non è altro che il pianto arretrato di quella bambina che aspettava il papà alla finestra.
Sul Lavoro (Il Peso dei Primi della Classe)
Il posto di lavoro è il palcoscenico perfetto dove la nostra “anamnesi patologica” mette in scena i suoi drammi. Prendiamo il caso del dipendente iper-responsabilizzato, quello che in ufficio arriva per primo e se ne va per ultimo, che si fa carico dei problemi di tutti, che non riesce mai, in nessun caso, a dire di no a un collega o a un superiore, fino a scivolare nel burnout o in un crollo strutturale. Se andiamo a guardare lo specchio della sua storia, spesso scopriamo l’anamnesi di un “bambino parentificato”. Magari un figlio cresciuto con una madre depressa o un genitore malato, un bambino che ha dovuto imparare precocemente a cancellare i propri bisogni per prendersi cura degli adulti di casa, scoprendo che l’unico modo per essere accettato e ricevere un briciolo di attenzione era essere perfetto, efficiente e invisibile nella propria sofferenza. Sul lavoro, quell’adulto sta ancora cercando di salvare la madre attraverso l’approvazione del datore di lavoro.
Davanti allo Specchio (La Compassione della Memoria)
Molti di noi si colpevolizzano quotidianamente per i propri blocchi: “Perché sono così rigido? Perché ho sempre paura di parlare in pubblico? Perché non riesco a fidarmi di nessuno?”. Capire il passato significa rendersi conto che quella rigidità, quel profondo senso di sfiducia o quella paura non sono difetti di fabbrica del nostro carattere o segni di debolezza. Sono state le uniche “armature” possibili, le uniche strategie di sopravvivenza che la nostra mente è riuscita a inventare anni fa per proteggerci da un clima familiare instabile, freddo o imprevedibile. L’armatura ci ha salvato la vita allora; oggi possiamo ringraziarla, togliercela di dosso e iniziare a camminare leggeri.
La memoria non è un magazzino di ombre, ma una mappa di cicatrici diventate bussole. Solo attraversando il nostro ieri possiamo abitare, davvero, il nostro presente. (Cit.)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (e soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale ci occuperemo dell’esame psichico.

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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