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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

Il condizionale presente del verbo soddisfare è uno dei punti più interessanti della morfologia verbale italiana, perché presenta tre diverse formazioni, tutte motivate da processi linguistici riconoscibili: io soddisfereiio soddisfacerei, io soddisfarei. La coesistenza di queste tre forme non è un’anomalia, ma il risultato della complessità strutturale del verbo, che eredita le oscillazioni storiche dal verbo fare, l’alternanza delle radici e l’azione dell’analogia nel sistema della lingua.

La forma soddisfereiè oggi la più comune e la più diffusa nell’uso “standard” contemporaneo. Essa nasce da un processo di regolarizzazione analogica: i parlanti tendono a trattare soddisfare come se fosse un normale verbo regolare della prima coniugazione (come parlare → parlerei, lavorare → lavorerei), mutando la vocale tematica -ar- in -er-. Non rappresenta, quindi, la prosecuzione diretta del modello irregolare di fare (che al condizionale mantiene la a in farei), ma un’estensione analogica che la rende la forma oggi percepita come più neutra e comune.

La formasoddisfacerei, invece, nasce dalla radice alternante soddisface-, quella dell’imperfetto indicativo (soddisfacevo) e del congiuntivo imperfetto (soddisfacessi). L’italiano conserva in molti verbi la possibilità di formare il condizionale a partire dalla radice dell’imperfetto (si pensi a piacevo → piacerei, giacevo → giacerei). Per analogia, soddisfacevo → soddisfacereiè una formazione perfettamente spiegabile. Non è la più frequente, ma è pienamente legittima. E soprattutto è documentata in testi letterari [Gabriele D’Annunzio, Forse che sì forse che no (1910); Antonio Fogazzaro, Il santo (1905); Giovanni Papini, Gog(1931)].

La forma soddisfarei, infine, è la più interessante sotto il profilo filologico. Contrariamente a quanto talvolta si crede, le grammatiche e i dizionari storici e contemporanei la registrano e la considerano pienamente legittima, spesso indicandola come variante paritaria o preferibile sul piano letterario. È infatti la forma che rispetta più fedelmente l’irregolarità del verbo base fare: poiché il condizionale di fare mantiene la a (farei e non *ferei), la derivazione etimologica regolare per i suoi composti è propriosoddisfarei (esattamente come rifarei o disfarei). La lingua non sempre si piega alla semplificazione analogica, e questa variante ne è una limpida testimonianza conservativa.

La presenza di tre distinte forme – e concludiamo queste noterelle – non è un difetto del sistema, ma un segno della straordinaria vitalità della morfologia italiana. I verbi derivati da fare oscillano da sempre fra radici diverse (fare → faccio → feci → farò), e soddisfare eredita questa oscillazione. La lingua accetta tutte e tre le soluzioni, anche se l’uso contemporaneo privilegia soddisferei. La forma soddisfarei, lungi dall’essere un errore o una forma non registrata, è la più coerente con la coniugazione storica di fare e merita di essere pienamente riconosciuta. La forma soddisfacerei è meno frequente (quasi assente), ma altrettanto spiegabile e documentata. In conclusione, il condizionale di soddisfare non è un terreno di incertezza, ma un esempio luminoso di come la morfologia italiana sappia offrire più soluzioni, tutte legittime, tutte motivabili, tutte vive (o quasi) nell’uso.

A cura di Fausto Raso

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