Amo i gatti perché amo la mia casa e, a poco a poco, essi ne diventano l’anima invisibile.
(Jean Cocteau)
Eravamo arrivati al capolinea. Per questa ragione, in una domenica d’estate calda e assolata, ho dovuto prendere la decisione più difficile e dolorosa della mia vita: accompagnare verso il sonno eterno il mio dolcissimo Lillo, un Sacro di Birmania che ha riempito il mio mondo per diciotto anni e due mesi. Oggi, in questo primo giorno senza di lui, il silenzio della casa è assordante, interrotto solo dall’eco dei ricordi che affiorano da ogni angolo.
Di lui vi avevo già parlato circa otto mesi fa in questa stessa rubrica, raccontandovi della sua cecità. Un buio che, incredibilmente e inaspettatamente, si rivelò temporaneo. Ricordo ancora le parole del mio veterinario quando mi suggerì un tentativo con un collirio al cortisone: “Non abbiamo nulla da perdere. Se non funziona rimarrà cieco, se funziona significa che non era irreversibile”. Decisi di sperare. Lillo riacquistò la vista: si trattava solo di un edema, svanito come nebbia al sole. Io, ve lo assicuro, ero infinitamente più felice di lui. Con il ritorno della luce, il suo comportamento non cambiò di un millesimo: rimase il gatto sereno, pacifico e saggio di sempre. Come se quel miracolo non avesse aggiunto o tolto nulla al valore immenso delle sue giornate.
Poi il tempo ha ripreso a scorrere. I mesi si sono succeduti e il mio piccolo leone, pur gravato dal peso degli anni e da un’insufficienza renale che curavamo ogni giorno, era sempre lì. Ora guardo la porta e mi sembra ancora di sentire i suoi miagolii insistenti, i rimproveri severi se facevo tardi, quel bentornato che curava ogni mia fatica e che ora lascia spazio a un vuoto incolmabile.
Mentre io facevo progetti per l’estate, immaginando come organizzare il viaggio per portare con me le mie cagnette, Stella e Bea, la delicata gattina Sara e lui, il mitico e inossidabile Lillo, non sapevo che l’ombra del destino stava per cambiare tutto. Forse è stato semplicemente lo scorrere naturale della vita, sta di fatto che la vecchiaia ha bussato alla porta e le sorprese si sono rivelate amarissime.
All’improvviso, senza alcun preavviso, Lillo ha smesso di mangiare. All’inizio ho sperato in un episodio passeggero, nell’illusione che avesse consumato i suoi croccantini all’alba, senza che me ne accorgessi. Purtroppo, non era così. È iniziato un lento, inesorabile declino. Ogni giorno perdeva un briciolo di forze. Camminava a stento, faceva pochi passi e cadeva di lato. Vedere quel corpicino cedere è stato uno strazio indescrivibile; una sensazione di impotenza che, ora dopo ora, si è trasformata in pura angoscia.
In quel dolore, ho capito che era arrivato il momento di restituirgli una piccola parte dell’amore immenso e del rispetto che lui aveva sempre avuto per me. Dovevo aiutarlo a lasciarsi andare con dolcezza. Eravamo consapevoli entrambi che il nostro tempo terreno era finito, ma che quello dell’amore sarebbe stato eterno.
Ricacciando indietro tutte le lacrime del mondo, ho cercato il veterinario che lo ha curato fin dal primo giorno in cui Lillo è entrato a casa mia, nel lontano 2009. La situazione è precipitata rapidamente, e ho espresso un desiderio profondo: volevo che Lillo si addormentasse a casa. Nel suo ambiente, circondato dai suoi odori e dagli altri piccoli compagni di vita. Grazie al cuore grande di una veterinaria amica, che non ha esitato un solo istante a raggiungermi, questo è stato possibile.
Lillo se n’è andato così, con me accanto, in cucina, proprio sul tavolo dove per diciotto anni aveva consumato i suoi pasti. La cucina ora è immobile, ma la sua assenza urla in ogni dettaglio. Si è addormentato protetto da tutte le carezze del mondo, con i miei occhi fissi nei suoi.
Non lo dimenticherò mai. Lillo non parlava, ma sapeva esprimere l’inesprimibile. Ci intendevamo a meraviglia. Lui non lo sa, ma mi ha insegnato il senso del mondo: esserci sempre, in silenzio, anche quando nessuno se ne accorge. Questa è stata la sua forza, la lezione più grande che ha dispensato fino al suo ultimo respiro. Oggi la casa è vuota, ma la sua anima invisibile resterà per sempre qui.
Perché, come scrisse Pablo Neruda:
Se niente ci salva dalla morte, che almeno l’amore ci salvi dalla vita.


Iscritta all’Albo degli Avvocati del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, Patrocinante in Cassazione, esercita la professione di avvocato in materia di diritto civile, in particolare diritto di famiglia, del lavoro e della previdenza, diritto dei consumi, recupero crediti. Dal 1995 è Giurista d’Impresa. Dal 2006 al 2012, presso varie emittenti radiofoniche e televisive locali, ha partecipato come ospite fissa in trasmissioni di informazione giuridica. Dal 2015 si dedica alla tutela degli animali, rappresentando cittadini privati e associazioni animaliste sia in processi civili che, come parti civili, nei processi penali (Abilitazione all’esercizio della professione di avvocato conseguita in data 29/06/1998). Iscritta all’Albo dei Giornalisti- Elenco pubblicisti dal 26/10/2002.


Ho pianto,io che non piango quasi piu’ Ti abbraccio Mariella❤️
Cara Liliana anche se mi ha inviato più di un messaggio vocale per farmi sentire la tua vicinanza per la perdita di Lillo, voglio ringraziarti anche qui.. Sei sempre molto affettuosa.. negli anni lo sei diventata ancora di più.. Grazie. Ci sentiamo presto e ci vedremo ad agosto.
Sono molto contenta di aver suscitato emozioni…