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A dicembre 2007 maturai l’idea, mai avuta prima, di prendere a casa con me, una creatura, un essere senziente che avrei potuto amare e dalla quale, senz’altro, essere ricambiata.

In quel periodo si stavano registrando molteplici cambiamenti nella mia vita (tutti in meglio anche se non sembrava all’esterno e secondo il comune sentire). Sentivo il bisogno di creare un rapporto esclusivo con qualcosa di animato che, però, potesse essere, sì una presenza viva, vera, reale, ma silenziosa.. venivo da un periodo di tante parole, discorsi, discussioni, spesso inutili e cercavo un porto sicuro.. una certezza, come un compagno peloso può diventare..

Da premettere che sono una persona molto socievole, con tante conoscenze e amicizie ma all’epoca avevo bisogno di coltivare un rapporto diverso, fare un’esperienza con chi mi consentisse di essere fino in fondo me stessa.  

Ero alla mia prima esperienza e la scelta cadde sul mondo dei gatti. Non ero, all’epoca, quella che sono oggi e, pertanto scelsi dei gatti di razza, precisamente i Sacri di Birmania..

Credo che, difficilmente, esistano gatti più buoni, miti, dolci e belli dei Sacri e, pertanto esistendo un allevamento vicino alla mia città (da anni non c’è più) mi recai presso lo stesso, convinta a scegliere un piccolo esserino per dividere insieme gli spazi in casa.

A marzo arrivò Odette detta Ciccia (i gatti di razza con determinati requisiti, di allevamenti riconosciuti, sono inclusi in elenchi, pertanto, i nomi seguono le lettere dell’alfabeto, potevo scegliere il nome ma doveva iniziare con la lettera “O”) di 79 gg che, in pochissimo tempo, mi rubò l’anima, il cuore e tutto il resto..

Si insinuò nella mia vita con leggerezza ma con l’irruenza di un cucciolo e, presto, la mia attenzione quando ero a casa era tutta per lei..

Una meraviglia di gattina, a parte l’indubbia bellezza, ma ciò che mi colpì, in quel batuffolino morbido con il pelo lungo e gli intensi occhi azzurri, era che per lei io ero tutto il suo mondo..

Mi seguiva per casa ovunque io andassi e se per caso, quelle rare volte che non eravamo nella stessa stanza o sullo stesso piano, mi chiamava con un’insistenza tale che lasciavo qualsiasi cosa stessi facendo e la raggiungevo..

Mi riempì, effettivamente, la vita e mi ricoprì di peli.. per sempre..

Quell’anno, visto che arrivò a casa mia, a fine maggio, la portai con me a casa al mare ed ancora ricordo i suoi tentativi di arrampicarsi sulle reti posizionate da me lungo le ringhiere del balcone per evitarle rovinose cadute.  

Dopo qualche tempo, mi resi conto che quando uscivo e restavo per qualche ora fuori di casa, pur in presenza della proverbiale autonomia e cosiddetta indipendenza felina (che, in effetti, si traduce in un diverso modo di approcciarsi all’umano di riferimento rispetto ai cani) mi accorgevo che Ciccia non gradiva molto la solitudine, quindi, dopo aver riflettuto, decisi di prendere un altro gattino.. ed ecco che il mio destino intrecciò quello di Otello, detto Lillo, proveniente dallo stesso allevamento.

Se Ciccia era bellissima, Lillo era un capolavoro.. un Sacro enorme, nonostante i pochi mesi di vita.  Era un “ red point”,  il manto bianco lungo con sfumature rossicce sui fianchi e sulla punta delle orecchie e della coda, mentre Ciccia era un “seal point”, colore originario dei Sacri, con un mantello color guscio d’uovo e con orecchie e muso scuro (marrone focato).

Dopo un iniziale e breve atteggiamento di rifiuto (manifestatosi con soffi e salti all’indietro) Ciccia e Lillo diventarono amici.. Dormivano insieme, giocavano tra loro e mi stavano attaccati.. soprattutto di notte.

Eravamo una bella famiglia.. ma sinceramente chi di noi c’aveva guadagnato di più ero io..

I Sacri di Birmani vengono denominati “il gatto-cane” e, al di là della loro natura felina che li porta a comportarsi come al tempo degli Egizi, nel senso che sono consapevoli di essere superiori per la loro natura “divina”, hanno un carattere mite e si legano moltissimo al loro umano, tant’è che difficilmente ne stanno lontani.

Era evidente che la loro presenza comportava un impegno da parte mia ma relativo e, comunque, nulla rispetto ai vantaggi ricevuti.

Intanto gli anni passavano e il mio tempo che rimaneva con loro diminuiva inesorabilmente.

Arrivò il primo distacco.. Ciccia se ne andò una mattina di novembre di due anni fa per complicazioni legate all’insufficienza renale.. Aveva 15 anni e 8 mesi.. E’ retorica dire il dolore che questa morte mi causò.. piangevo come se non ci fosse un domani e continuavo a vederla camminare per casa e venirmi incontro quando ritornavo dal lavoro. 

Nel frattempo la famiglia si era allargata ed oltre a Lillo, erano con me Bea e Stella, due cagnette recuperate per strada da cucciole, e Sara, gattina di razza europeo, per intenderci, il gatto tigrato molto diffuso.

Confesso che la convivenza con tutti loro non è fatta solo di cose belle e di dolci momenti, ma è anche impegno, prendersi cura a vita di esseri che dipendono da te per sempre (bambini che non crescono mai), occuparsi di loro quotidianamente, curarli se necessario, ma, senza se e senza ma, non mi sono mai pentita e rifarei tutto ciò che ho fatto e che faccio, nonostante i miei impegni e le rinunce.

Tutti loro hanno dato un grande contributo alla mia vita, alla mia serenità, al mio equilibrio ed hanno, di fatto, contribuito a diminuire la mia quota di (sano) egoismo avendo delle creature da accudire.

Le mie attenzioni attualmente si concentrano su Lillo, il Sacro superstite, di 17 anni e mezzo, affetto anch’egli da insufficienza renale e, da un mese circa cieco, per un picco di pressione alta dovuta al malfunzionamento dei reni che ha causato il distacco della retina in entrambi gli occhi.

Per me è stato un colpo durissimo.. un dispiacere profondo ma .. ancora una volta sono stati loro a risollevarmi e spingermi a farmene una ragione.  

In particolare è stato proprio lui, Lillo, che, da cieco, mi ha impartito una grandissima lezione di vita.

Si è immediatamente adattato alla sua nuova condizione, nessun tentennamento o esitazione, nessun cambiamento delle sue abitudini.. io non ho dovuto fare nulla, se non, come raccomandatomi dal veterinario, evitare di fare spostamenti di mobili a casa.

Mentre io mi disperavo, Lillo invece ha continuato la sua vita come se nulla fosse, senza nessuna differenza con la vita di prima, mangia, dorme, cammina per casa, mi cerca, mi chiama,  pretende le coccole e sembra dirmi quando si gira udendo la mia voce: “ Sei proprio un’umana, non riesci proprio a capire che io sono sempre felice di stare insieme a te, perché ti sento, mi accorgo di te e non posso certo sprecare il tempo a dolermi per qualcosa che non ha assolutamente cambiato i nostri sentimenti e la nostra vita”.

Quando lo guardo, mi sento tanto piccola al suo cospetto, con limiti che non gli appartengono, e penso : “ Gli animali sono proprio dei maestri..  piccoli esseri che con la loro vita ed i loro comportamenti insegnano a noi umani come si sta al mondo.”

Grazie Lillo.

Grazie a chi mi affianca ogni giorno e mi ama in maniera pura ed incondizionata.       

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