Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Ci vuole coraggio per abitare la propria carne. (Cit.)
Partendo da questa riflessione, oggi concludiamo il nostro viaggio chiedendoci: “Come si fa a smantellare una fortezza di cristallo costruita per proteggersi dal mondo e come può, il corpo, tornare a essere un luogo di vita e non di rinuncia?”
Nelle prime due puntate abbiamo analizzato la mente e il corpo dell’anoressia nervosa, scoprendo come dietro il rigido controllo del cibo si celi un profondo dolore esistenziale e un disperato bisogno di identità.
In questa puntata conclusiva, la numero 141, vogliamo guardare oltre il sintomo. Osserveremo i percorsi di cura, l’importanza fondamentale della richiesta di aiuto e la complessa transizione psicologica che permette di passare dalla “cultura del vuoto” alla riscoperta del nutrimento emotivo. Le valutazioni espresse in questa puntata non vogliono in alcun modo sottostimare la portata del problema che, comunque, non si risolve con uno schiocco di dita. L’obiettivo di questo lavoro (così come quello svolto in tutte le altre puntate) è soprattutto quello di chiarire, per capire e comprendere.
In apertura di questo cammino, vi invito alla visione della puntata 141 di “Mente & Dintorni”. Un video-approfondimento delicato e profondo, pensato per accendere un segno di speranza e comprendere la via della rinascita, per riscoprire, insieme, il valore del nutrimento emotivo e della cura.
La fame diventa una fortezza. Più la pancia è vuota, più la mente si illude di essere forte, pura e invulnerabile. (Cit.)
La Svolta Terapeutica: Smantellare la Fortezza
La cura dell’anoressia nervosa rappresenta una delle sfide più complesse della clinica contemporanea. Il sintomo, infatti, non viene vissuto dal paziente come un problema da eliminare, ma come una soluzione vitale (una difesa “ego-sintonica”). Chiedere a una persona anoressica di ricominciare a mangiare equivale a chiederle di abbandonare la sua unica protezione contro l’angoscia. Per questo, la via del cambiamento non può basarsi sulla semplice imposizione del cibo, ma deve passare attraverso una profonda ristrutturazione della sua realtà emotiva.
Le Tappe del Percorso di Rinascita
Il cammino terapeutico si snoda attraverso tappe delicate e progressive: Dalla Solitudine all’Alleanza (La Richiesta di Aiuto); Dare Parola al Dolore (L’Espressione delle Emozioni); La Riabilitazione Nutrizionale e Corporea.
- Dalla Solitudine all’Alleanza (La Richiesta di Aiuto): Rompere l’isolamento è il primo passo, spesso il più difficile. La terapia offre uno spazio neutrale e protetto dove la persona può iniziare a depositare la propria sofferenza senza il timore di essere giudicata o controllata. L’obiettivo iniziale è quello di costruire un’alleanza terapeutica solida, dove il terapeuta non si allea con il sintomo, ma con la parte sana del paziente che desidera segretamente (e inconsciamente) liberarsi dalla prigione del digiuno.
- Dare Parola al Dolore (L’Espressione delle Emozioni): Gradualmente, il lavoro psicodinamico mira a trasformare il linguaggio del corpo in linguaggio verbale. Ciò che prima veniva espresso attraverso il rifiuto del cibo deve trovare una via d’uscita attraverso le parole. Dare un nome alla rabbia, alla paura dell’inadeguatezza e al bisogno d’amore permette alla bocca di smettere di chiudersi e di ricominciare a comunicare.
- La Riabilitazione Nutrizionale e Corporea: Accanto alla psicoterapia, l’approccio deve essere necessariamente multidisciplinare, vedendo la collaborazione di medici e nutrizionisti. Riconnettersi con i segnali biologici della fame e della sazietà, accettare l’aumento ponderale e tollerare le nuove forme corporee sono passaggi che richiedono tempi lenti e un sostegno costante, per evitare che l’ansia prenda nuovamente il sopravvento.
La Visione della Clinica e dei Grandi Autori
La psichiatra Hilde Bruch ci ricorda che la vera guarigione non coincide semplicemente con il recupero del peso corporeo, ma con la nascita di un autentico senso di sé.
La guarigione inizia quando la paziente scopre di poter essere ascoltata e rispettata per quello che pensa e sente, e non solo per quanto è capace di essere perfetta o magra. (Hilde Bruch)
Massimo Recalcati evidenzia come il punto di arrivo della terapia sia la transizione dal “Nulla” all’incontro con l’Altro.
“Curare l’anoressia significa far fare al soggetto l’esperienza che l’Altro può offrire qualcosa di diverso da un cibo che soffoca; significa riscoprire che il vero nutrimento che cura il vuoto dell’anima è il legame d’amore.” (Massimo Recalcati)
Conclusioni e Prospettive terapeutiche
Abbiamo compreso, lungo questo percorso, che l’anoressia non è un capriccio estetico, né una questione di mera forza di volontà. È un urlo silenzioso impresso sulla pelle. Chi ne soffre non odia il cibo, ma teme la vita e le sue complessità relazionali.
La terapia ad indirizzo dinamico lavora per restituire alla persona il diritto di abitare il proprio corpo con flessibilità e autenticità. L’obiettivo finale è integrare le proprie fragilità all’interno dell’identità, affinché il corpo possa cessare di essere un campo di battaglia e tornare a essere il luogo sacro dell’incontro con se stessi e con il mondo.
Possiamo salutarci con il pensiero di James Hillman che ha guidato la nostra visione clinica:
Prima di curare qualcuno, chiedigli se è disposto a confrontarsi, senza più nascondersi, con tutto quello che lo ha fatto ammalare.
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, vi do appuntamento alla prossima puntata di “Mente & Dintorni”, nella quale cercheremo di capire come mai, di fronte alle stesse sollecitazioni ambientali, qualcuno reagisce mangiando senza limiti e qualcun altro, invece, digiunando fino alle estreme conseguenze. E lo faremo chiedendo aiuto alla psichiatria classica, alla psichiatria psicodinamica di Otto Kernbeg e alla psicoanalisi un po’ più ortodossa.

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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