Il nostro lettore Francesco Lena ci ha inviato una lettera aperta destinata ai mezzi di comunicazione; una riflessione profonda che merita di essere condivisa, letta e discussa. Le sue parole non sono una semplice critica, ma un richiamo accorato alla responsabilità per chi fa informazione.
In un’epoca dominata dal clickbait e dalla cronaca nera spettacolarizzata, la lettera di Francesco è un promemoria essenziale su quali siano i veri pilastri della nostra Costituzione e della vita civile che meritano, ogni giorno, spazio e attenzione. Vi proponiamo di seguito le sue parole, intervallate da una nostra riflessione, convinti che aprano un dibattito urgente sul ruolo dei media oggi.
1. Oltre la cronaca nera: il bisogno di un’informazione utile
Francesco Lena:“Cari mezzi d’informazione, vi chiedo gentilmente di smettere di parlare del delitto di Garlasco: sono quasi vent’anni che ci informate su questo triste caso, penso che adesso possa bastare.”
La richiesta di Francesco tocca un nervo scoperto del giornalismo contemporaneo: l’ossessione per i cold case e la spettacolarizzazione del dolore. Quando la cronaca nera si trasforma in intrattenimento morboso a lungo termine, smette di essere informazione e diventa distrazione di massa, rubando spazio ai problemi reali del Paese.
2. La salute come diritto universale
Francesco Lena:“Parlate e informate, invece, sulla sanità pubblica, che va difesa e migliorata affinché il diritto alla salute sia garantito a tutti i cittadini in eguale misura, così come prevede la nostra bella Costituzione italiana.”
Il richiamo all’Articolo 32 della nostra Costituzione è centrale. Monitorare lo stato dei nostri ospedali, denunciare le liste d’attesa infinite e difendere l’universalità delle cure sono doveri civici prima ancora che giornalistici. La salute pubblica non è un costo da tagliare, ma il termometro della dignità di una nazione.
3. La piaga sociale delle “morti bianche”
Francesco Lena:“Informate sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro: ci sono troppi feriti e troppi morti, più di mille ogni anno.”
Le statistiche sulle morti sul lavoro in Italia raccontano un’emergenza silenziosa che non riceve mai l’attenzione proporzionata alla sua gravità. Parlare di sicurezza sul lavoro significa fare inchiesta, pretendere controlli e smettere di chiamare “fatalità” o “morti bianche” quelle che sono, a tutti gli effetti, tragedie evitabili legate alla mancanza di tutele.
4. La sicurezza sulle nostre strade
Francesco Lena:“Parlate della prevenzione degli incidenti stradali, che causano ancora troppe vittime ogni anno.”
Dietro ai numeri dei bollettini del fine settimana ci sono vite spezzate e famiglie distrutte. L’informazione ha il compito di educare, di analizzare le carenze infrastrutturali e di promuovere una cultura della responsabilità alla guida, trasformando il dolore in prevenzione attiva.
5. La scuola come motore del futuro
Francesco Lena:“Date spazio al miglioramento della scuola, dell’istruzione, della formazione e dell’educazione civile, culturale e sociale. Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti e nessuno deve essere lasciato indietro.”
Una società cresce se crescono le sue aule scolastiche. I media dovrebbero accendere i riflettori sulla dispersione scolastica, sulla valorizzazione del corpo docente e sul diritto allo studio per le fasce più deboli. Investire nel dibattito sulla scuola significa investire sul destino democratico del Paese.
6. La dignità del lavoro e i salari da fame
Francesco Lena:“Parlate degli stipendi dei lavoratori dipendenti, che sono tra i più bassi d’Europa, con troppe categorie che percepiscono salari da fame.”
Il lavoro povero è una realtà che colpisce milioni di cittadini, in particolare i giovani e le donne. Raccontare l’economia dal punto di vista di chi non arriva alla fine del mese, analizzare la perdita del potere d’acquisto e dare voce alle richieste di contratti dignitosi è un preciso dovere di un giornalismo che vuole definirsi sociale.
7. Custodire la nostra “Casa Comune”
Francesco Lena:“Informate sull’ambiente, sull’inquinamento, sulla prevenzione, sulla cura e sulla salvaguardia della natura e di tutti gli esseri viventi nella nostra ‘casa comune’, la Terra.”
Rifacendosi implicitamente alle parole di Papa Francesco sulla cura del Creato, il lettore ci ricorda che la crisi climatica non è un tema astratto per specialisti. L’informazione ambientale deve tradursi in storie locali di resistenza all’inquinamento, tutela della biodiversità e promozione di stili di vita sostenibili.
8. Il coraggio di un giornalismo costruttore di pace
Francesco Lena:“Cari mezzi di informazione, parlate di pace. Bisogna avere il coraggio di dire basta alle guerre e alla produzione di armi, che sono solo strumenti di distruzione e di morte. Diciamo invece con forza di investire su progetti utili per la vita.”
In un panorama mediatico spesso polarizzato sulla logica dei conflitti, l’appello alla pace è un invito alla lucidità. I media dovrebbero dare più spazio alla diplomazia, alla cooperazione internazionale e all’impatto economico della spesa militare, ricordando l’Articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”.
Francesco Lena
(Cenate Sopra, Bergamo)
E voi cosa ne pensate?
La lettera di Francesco è un manifesto per un giornalismo diverso: più etico, più costruttivo e meno incline al sensazionalismo. Noi de La Strada Web accogliamo la sua provocazione e la giriamo a voi, nostri lettori. Quali sono i temi che trovate troppo trascurati dai grandi telegiornali e dai quotidiani nazionali? Ritenete che l’agenda dei media attuali rispecchi i reali bisogni dei cittadini?



Cronaca nera e isteria all’italiana
In Italia, giornali, radio e televisione riservano ai fatti di cronaca nera un rilievo che non è esagerato definire isterico. Dopo ogni fattaccio la scena mediatica pullula di addetti ai lavori in preda ad esibizionismo acuto: poliziotti, giornalisti, criminologi, commentatori… Ognuno dei quali dice la sua, suggerendo anche chi sia da ritenere colpevole e chi invece innocente. Oggi, ormai da vent’anni impervesta la triste vicenda di Chiara Poggi. Ma che che si pensi alle vicende del passato: all’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, di cui dopo tanti anni venne fuori l’assassino, reo confesso. Ma intanto, sia sul marito della contessa, sia su un vicino di casa, sia sui servizi segreti si erano addensati i pesanti sospetti degli organi d'”informazione”. E che dire della morte di Simonetta Cesaroni? Il portiere dello stabile, colpevole per acclamazione, finì suicida; poco prima che venisse condannato dopo vent’anni di sospetti un altro “colpevole” , poi assolto: il fidanzato di Simonetta.
L’interesse dei cronisti fu poi calamitato dalle tristi storie di Yara e Sarah. Vi fu poi la volta di Melania, uccisa nel teramano. Quindi Garlasco ha occupato l’intera scena mediaica.
Sono storie che non finiscono mai. Ma anche i fatti minori, le fughe di casa di adolescenti, gli incidenti stradali, e i suicidi se solo un po’ particolari sono considerati degni di denuncia moralizzatrice e spiattellati con toni apocalittici. Da un po’ di tempo entra nel circo mediatico anche chi muore all’ospedale in seguito ad un’operazione chirurgica. Ogni tanto i giornalisti si buttano sul ricco filone degli incidenti sul lavoro, ma poi, chissà perché, improvvisamente smettono.
In questo tipo di giornalismo-isterico-moralizzatore vi è un pesante fondo di mentalità contadina. Infatti, quando Berta filava, il minimo fatto suscitava nel villaggio l’interesse di tutti. E così avviene oggi: nel grande e scombinato “villaggio Italia” la gente continua a voler sapere tutto. Tutto su tutti. È facile però capire che sorge un problema, poiché la cronaca nera, i cantieri, la strada, gli ospedali forniscono un numero di vittime che è straripante rispetto alla capienza e alla disponibilità degli organi d’“informazione”. Quali sono allora i criteri che fanno sì che i professionisti dell’“informazione” decidano di dar rilievo a questo piuttosto che a quell’altro avvenimento con morti e feriti? Mistero fitto per me.
Queste sceneggiate mediatiche, di cui l’Italia ha l’esclusiva planetaria, sono una sorta di versione “giudiziario-giornalaia” delle discussioni al bar e dal barbiere o del dopo partita, asse portante dell’identità italiana. E così intorno al fatto di cronaca del momento, eletto dai mass media a sacrosanto avvenimento nazionale, si assiste ogni volta ad una miracolosa “unità d’Italia”, grazie proprio a questo coro dissonante di chiacchiere e polemiche, che è dopotutto “unitario” perché include destra e sinistra, leghisti e neoborbonici, meloniani e antimeloniani… Si tratta di un’unità molto sui generis, bisogna ammettere, perché basata sul solo “interesse nazionale” di cui l’Italia tutta, oggi, sia capace: l’interesse per i fatti altrui. E quotidianamente, su quel particolare fatto di cronaca nera assurto per ragioni misteriose ad avvenimento nazionale, la TV ci scodella la solita broda, propinandoci gli stessi fatti, gli stessi volti, le stesse chiacchiere. E le immagini, già viste e riviste da noi un numero infinito di volte, ci vengono date di nuovo al rallentatore: forse per meglio agevolare questa tenace opera di rincretinimento condotta su di un popolo che si crogiola nei programmi di una TV basata sul “guardonismo”, sull’allarmismo, sul moralismo ad oltranza, sugli odi civili e sulle chiacchiere diarroiche.