“Oggi il cuore dei tifosi del Cosenza è leggermente in subbuglio e non è un modo di dire. Le bacheche sono in tilt .
Ci sta la rabbia, ci sta la delusione, ci sta tutto. Ma quello che fa davvero male è un’altra cosa: ci stanno spegnendo l’anima, purtroppo.
Noi siamo sempre stati un popolo che non ha mai smesso di sognare, anche nei momenti peggiori (ne abbiamo avuti davvero tanti eh). Con niente in mano, ma con un orgoglio che ci ha sempre contraddistinto.
E adesso? Adesso qualcuno ha deciso che neanche quello ci è concesso. Ci stanno strappando la speranza, come se tifare Cosenza fosse una colpa da punire.
Ci avete umiliati. Ci avete mortificati. Ci avete messi in pasto alle risate di tutta l’Italia calcistica – attenzione, non per colpa della Tifoseria-.
E non è solo per i risultati in campo. È per l’atteggiamento sprezzante, per la mancanza di rispetto verso una piazza che non chiede l’impossibile: chiede solo di poter credere, di poter desiderare, di poter lottare per qualcosa anche di più grande.
Ce lo avete tolto.
Ci avete rubato la cosa più sacra che ha un tifoso: IL DIRITTO DI SOGNARE
Mi chiedo PERCHÉ?“
(Patrizia de Napoli)
Cari Lettori, abbiamo voluto iniziare il lavoro di questa settimana con la sofferta riflessione di un’amica, brava e appassionata giornalista che esprime sgomento di fronte al comportamento delle Dirigenza della squadra di Calcio delle città di Cosenza: il “Duo” Guarascio /Scalise.

Questa scelta non contempla un taglio editoriale localistico a fronte di una tematica “ad ampio respiro” ma, semmai, il tentativo di adattare le specificità culturali e territoriali di un luogo circoscritto a un quadro universale su larga scala.
In chiave socioeconomica, esiste un termine specifico: Glocalizzazione (adattare, individuare, sovrapporre sfaccettature di realtà locali all’interno di un ambito molto più vasto. E viceversa).
IL DIRITTO DI SOGNARE
La libertà fondamentale di ogni essere umano di immaginare un futuro diverso, coltivare speranze e cercare la propria realizzazione personale, senza che barriere sociali, economiche o geografiche ne annullino il potenziale.
Sebbene non sia scritto nero su bianco nella Costituzione degli Stati del mondo, rappresenta la colonna vertebrale di tutti i diritti umani
Grazie ad un buon livello di salute, l’individuo e il gruppo devono essere in grado di identificare e sviluppare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, modificare l’ambiente e adattarvisi”. (Carta di Ottawa, 1984)
Gli Stati Uniti sono stati considerati, a lungo, il simbolo globale di Democrazia e Libertà per una combinazione unica di mitizzazione storica, potenza culturale e innovazione filosofica, riassunta proprio dal celebre passaggio della loro Dichiarazione d’Indipendenza del 1776,
scritto da Jefferson, che afferma l’uguaglianza degli uomini e il loro diritto inalienabile alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità.
Questo documento pone per la prima volta la realizzazione personale al centro degli scopi statali, sancendo il diritto del popolo di mutare o abolire governi che non tutelino tali diritti.
Questo primato ideale si è consolidato nel Novecento attraverso quattro fattori principali:
1. La forza filosofica dei Padri Fondatori
- Il valore della felicità: Nel 1776, Thomas Jefferson inserisce la “ricerca della felicità” insieme alla vita e alla libertà. Fu una rivoluzione assoluta: per la prima volta, lo scopo di un governo non era solo l’ordine, ma il benessere e l’autorealizzazione dei cittadini.
- La Costituzione scritta: Gli Stati Uniti adottano nel 1787 una delle prime costituzioni moderne, basata sulla separazione dei poteri (Stato di diritto) per evitare le tirannie, diventando un modello per le democrazie occidentali.
2. Il mito del “Sogno Americano” (American Dream)
- Meritocrazia e riscatto: L’idea che chiunque, a prescindere dalla nascita, potesse raggiungere il successo con il duro lavoro ha attirato milioni di immigrati.
- Terra delle opportunità: Gli USA si sono presentati al mondo come la terra in cui il “diritto di sognare” e di cambiare il proprio destino era garantito dalla legge, in contrapposizione alle rigide divisioni di classe europee.
3. Il ruolo di “Garante della sicurezza globale”
- La vittoria sulle dittature: Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda, gli Stati Uniti sono emersi come i vincitori morali e militari contro il nazifascismo e il comunismo sovietico.
- Esportazione della democrazia: Attraverso la contribuzione alla creazione dell’ONU e della NATO, Washington si è auto-proclamata “leader del mondo libero”, legando la propria sicurezza nazionale alla difesa delle democrazie nel globo.
4. Il soft power e l’egemonia culturale
- Il cinema e la musica: Hollywood, la televisione e la musica pop hanno trasmesso per decenni l’immagine di una società ricca, libera, sicura e proiettata verso il futuro.
- L’universalità dei valori: La cultura di massa ha universalizzato lo stile di vita americano, trasformandolo nell’aspirazione standard per i cittadini di quasi ogni altra nazione.
Questo immaginario ideale ha spesso convissuto con profonde contraddizioni storiche interne (come la schiavitù prima, la segregazione razziale poi e le forti disuguaglianze sociali), ma la capacità del sistema americano di autoriformarsi, ha mantenuto intatto quel legame tra le parole di Jefferson e la percezione globale degli USA fino agli anni più recenti.
L’ascesa di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2008 rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia politica moderna, costruita interamente attorno all’idea che la speranza potesse tradursi in azione concreta per i diritti umani e il progresso sociale.
La sua persona (attraverso l’azione della Presidenza degli USA) si inserisce perfettamente in ciascuno dei 4 punti che spiegano il mito degli Stati Uniti come “culla della democrazia e della ricerca della felicità”, rappresentandone sia il culmine ideale sia il momento di massima visibilità globale.
In che modo?
La forza filosofica dei Padri Fondatori
- Come Professore di Diritto Costituzionale, non ha solo studiato la Costituzione, ma ha improntato i suoi discorsi sulla promessa originaria dei Padri Fondatori.
- Nel suo celebre discorso del 2004, ha ripreso il preambolo della Costituzione (“Per formare un’unione più perfetta”), spiegando che la democrazia americana non è un sistema statico, ma un cammino continuo verso l’uguaglianza dei diritti.
L’arco dell’universo morale è lungo, ma si piega verso la giustizia. (Citazione di Martin Luther King ripresa spesso da Obama per rassicurare sul progresso umano)
Il mito del “Sogno Americano” (American Dream)
- La biografia stessa di Obama è la prova vivente del Sogno Americano. Un ragazzo nero, cresciuto da una madre single con l’aiuto dei nonni, che grazie allo studio e al merito riesce a scalare la società fino a raggiungere la carica più alta del mondo.
- La sua elezione ha dimostrato al pianeta che la “ricerca della felicità” e la realizzazione personale in America non erano più un’esclusiva della maggioranza bianca, ma un diritto accessibile a tutti, indipendentemente dalle origini.
Il mio è un sogno che fa parte del più grande sogno americano, un’affermazione della generosità di questa nazione, una fede in una possibilità profonda per cui, in nessun altro Paese sulla Terra, la mia storia sarebbe persino possibile. (B. Obama)
Il ruolo di “Garante della sicurezza globale”
- Ha cercato di ripulire l’immagine internazionale degli USA dopo la logorante guerra in Iraq di Bush. Ha impostato la politica estera sul dialogo e sulla cooperazione con l’ONU e gli alleati della NATO.
- Nel 2009 gli è stato conferito il Premio Nobel per la Pace proprio per i suoi sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e il disarmo nucleare, riposizionando temporaneamente gli Stati Uniti come la guida morale e pacifica del mondo.
Dichiaro chiaramente e con convinzione l’impegno dell’America a cercare la pace e la sicurezza di un mondo senza armi nucleari. (B. Obama)
Il soft power e l’egemonia culturale
- Obama ha ridefinito il soft power americano. Moderno, telegenico, abile nell’uso dei social media e della musica, è diventato un’icona culturale globale prima ancora che un leader politico.
- Attraverso i suoi discorsi e la sua estetica, ha venduto al mondo intero l’immagine di un’America inclusiva, giovane, tollerante e proiettata verso il futuro, rinvigorendo l’immaginario collettivo positivo attorno alla democrazia statunitense.
Ricordiamo che le generazioni passate hanno affrontato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carri armati, ma con solide alleanze e durevoli convinzioni. Hanno capito che la nostra potenza da sola non può proteggerci, né ci dà il diritto di fare ciò che vogliamo. Sapevano invece che la nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità temperanti dell’umiltà e del contenimento. (B. Obama)
Le azioni positive della sua amministrazione (dal 2009 al 2017) hanno toccato la politica interna, l’economia, i diritti civili e le relazioni internazionali.
Dall’Obamacare (la più grande riforma sanitaria degli ultimi decenni, a favore delle fasce deboli) al Sostegno ai diritti LGBTQ+ (consentendo ai militari omosessuali di servire apertamente e legalizzando i matrimoni tra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti); dalla parità salariale per le donne, al salvataggio economico del 2009 (con la creazione di posti di lavoro inaspettati); dall’accordo sul clima di Parigi, al disgelo con Cuba e all’accordo sul nucleare iraniano.
Anni luce di distanza rispetto all’orientamento M.A.G.A. della decadenza trumpiana…
Ma, per tornare al concetto espresso all’inizio, come siamo arrivati al punto di non poterci più consentire di “sognare”?
Chi (e come) ha spento la “luce”?
La transizione dall’ottimismo dell’era Obama alla polarizzazione e al disincanto degli anni successivi è uno dei fenomeni politici e sociali più studiati del nostro tempo.
La “luce” del sogno americano e globale non è stata spenta da un singolo interruttore o da un’unica persona ma si è affievolita a causa di una serie di profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali che covavano già sotto la superficie.
Il passaggio dalla speranza al risentimento e al “buio” si spiega attraverso la globalizzazione “sbagliata” e la ferita della classe media (con le delocalizzazioni nei paesi più convenienti e il salvataggio solo dei grandi comitati d’affari di Wall Street), la rabbia degli algoritmi (che premiano indignazione e paura), la creazione del Nemico da combattere, la reazione culturale allo sforzo inclusivo (con il richiamo “nostalgico” degli “ultranazionalisti”), la fine dell’illusione democratica (con il fallimento delle Primavere Arabe, l’ascesa di nuove autocrazie e il ritorno della guerra su vasta scala in Europa e in Medio Oriente).
Dalla speranza alla “sicurezza”
Di fronte a un mondo percepito come caotico e minaccioso, le opinioni pubbliche globali hanno iniziato a barattare il “diritto di sognare” e l’apertura verso l’esterno con la richiesta di protezione, confini rigidi e leader forti in grado di garantire la sicurezza a breve termine.
In sintesi, Donald Trump (definito da Massimo Fini come “miles gloriosus“, il soldato smargiasso dell’immortale commedia di Plauto)
non ha creato dal nulla queste fratture, ma è stato straordinariamente abile nel canalizzare e cavalcare il risentimento, la paura e il senso di abbandono di milioni di persone.
Ma, cari Lettori, noi siamo convinti del fatto che la luce del sogno non si è spenta del tutto ma ha ceduto il passo a un’era di realismo più crudo, dove la priorità collettiva è diventata la difesa della propria identità e del proprio benessere in un mondo che sembra aver perso la bussola.
Eppure, la resistenza del sogno non si misura nelle grandi aule della politica, ma nelle storie minime che, pur nella loro apparente perifericità, contengono una verità universale.
Come la storia di Ranger.
Ranger è un cane randagio, un meticcio dal pelo bruciato dalla pioggia e una cicatrice sul muso, che per settimane ha vagato intorno al campeggio di Pine Hollow. Non chiedeva cibo, non abbaiava. Ma ogni singola mattina, alle 4:58, usciva dal bosco stringendo tra i denti un coniglio di peluche sporco e logoro.
Lo proteggeva dai procioni, lo sollevava sopra i tronchi per non farlo bagnare dal fango, e ogni sera camminava per tre chilometri fino alla stessa curva della Highway 16, sedendosi ad aspettare.
Solo un vecchio guardaparco si ricordò di lui: mesi prima, su quella stessa strada, un camion aveva investito il cucciolo che viaggiava con la famiglia di Ranger. Il pastore adulto aveva cercato invano di strapparlo all’asfalto prima di scappare nei boschi.
Non aveva rubato una coperta, come credevano tutti: aveva salvato il giocattolo del suo piccolo.
Per undici settimane, anche sotto tempeste gelide e ferito a una zampa, Ranger ha continuato a rannicchiarsi intorno a quel peluche, portandogli persino del cibo, come se il cucciolo potesse svegliarsi da un momento all’altro. Quando i soccorritori lo hanno finalmente salvato, nascosto nell’imbottitura del coniglio hanno trovato il vecchio collare del cucciolo. Ranger proteggeva l’ultimo legame rimasto con ciò che aveva amato.

(Foto da “Cani, gatti e Natura”)
Cari Lettori, in questa storia c’è una metafora potente che ci riguarda da vicino. Quel cane, in fondo, siamo noi.
Siamo noi cittadini, siamo noi tifosi del Cosenza, siamo noi esseri umani confinati in una periferia esistenziale.
Siamo quelli rimasti a fare la guardia a un vecchio peluche infangato (che si chiami passione sportiva, dignità territoriale o “ricerca della felicità”) solo perché conserva ancora l’odore di un futuro in cui avevamo creduto.
Siamo feriti, zoppichiamo sotto la pioggia del cinismo di chi gestisce le nostre passioni o le nostre società con freddo calcolo mercantilistico, eppure non lasciamo cadere il nostro sogno.
Restiamo sul ciglio della strada, con gli occhi stanchi ma ostinati, ad aspettare. Aspettiamo che arrivi qualcuno, una figura istituzionale, una guida morale, o semplicemente una Dirigenza degna di questo nome, che si avvicini non per calpestarci o umiliarci, ma per raccogliere insieme a noi quel collare nascosto e dirci che non è stato tutto inutile.
Che possiamo, finalmente, ricominciare a sognare.
…E non darti per vinta mai, che non esiste fine al viaggio, anche se un sogno cade. (Fiorella Mannoia)
In Viaggio
Domani partirai
Non ti posso accompagnare
Sarai sola nel viaggio
Io non posso venire
Il tempo sarà lungo
E la tua strada incerta
Il calore del mio amore
Sarà la tua coperta
Ho temuto questo giorno
È arrivato così in fretta
E adesso devi andare
E la vita non aspetta
Guardo le mie mani
Ora che siamo sole
Non ho altro da offrirti
Solo le mie parole
Rivendica il diritto ad essere felice
Non dar retta alla gente
Non sa quello che dice
E non aver paura
Ma non ti fidare
Se il gioco è troppo facile
Avrai qualcosa da pagare
Ed io ti penserò in silenzio
Nelle notti d’estate
Nell’ora del tramonto
Quando si oscura il mondo
L’ora muta delle fate
E parlerò al mio cuore, più forte
Perché tu lo possa sentire
È questo il nostro accordo
Prima di partire
Prima di partire
Domani non ti voltare
Ama la tua terra
Non la tradire
Non badare alle offese
Lasciali dire
Ricorda che l’umiltà
Apre tutte le porte
E che la conoscenza
Ti renderà più forte
Lo sai che l’onestà
Non è un concetto vecchio
Non vergognarti mai
Quando ti guardi nello specchio
Non invocare aiuto nelle notti di tempesta
E non ti sottomettere, tieni alta la testa
Ama la tua terra
Ama, non la tradire
Non frenare l’allegria
Non tenerla tra le dita
Ricorda che l’ironia ti salverà la vita
Ti salverà
Ed io ti penserò in silenzio
Nelle notti d’estate
Nell’ora del tramonto
Quella muta delle fate
E parlerò al mio cuore
Perché, domani partirai
In silenzio
Ma in una notte d’estate
Io ti verrò a cercare
Io ti verrò a parlare
E griderò al mio cuore
Perché tu lo possa sentire
Sì, lo possa sentire
Tu lo possa sentire
“Vi chiedo di crederci. Non nella mia capacità di promuovere il cambiamento, ma nella vostra.” ( Barack Obama – Discorso d’addio alla nazione, Chicago, 10 gennaio 2017)

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”
Un ringraziamento alla Dottoressa Patrizia de Napoli, per l’interessante spunto di riflessione


