Pubblicato su Lo SciacquaLingua
In un’epoca non troppo remota, il correttore di bozze era una figura rispettata.
Non celebrata, certo – l’editoria non celebra mai chi la salva – ma rispettata.
Poi qualcuno, in una stanza con troppi grafici e poca grammatica, ebbe l’idea fatale:
Possiamo farne a meno.
Da lì in poi, la storia è nota:
un eccidio silenzioso, condotto con la freddezza di chi taglia un ramo secco senza accorgersi che era l’unico a dare frutti.
Al loro posto sono arrivati:
programmi che correggono sé in se con la sicurezza degli incompetenti;
strumenti che scambiano un neologismo per un errore e un errore per un vezzo stilistico;
redattori convinti che “tanto lo vede il computer”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
libri che sembrano bozze,
bozze che sembrano appunti,
articoli che sembrano compiti in classe corretti da un insegnante distratto.
Eppure – contro ogni logica economica – alcuni correttori sono sopravvissuti.
Sono pochi, sparsi, quasi clandestini.
Vivono nelle pieghe dell’editoria come animali notturni: escono solo quando il disastro è già avvenuto.
Li chiamano quando il libro è in stampa, quando il quotidiano è in edicola, quando il refuso è già diventato un caso nazionale.
Arrivano tardi, ma arrivano.
Con la loro matita rossa,
la loro ostinazione,
e quella capacità – unica, irriproducibile – di vedere ciò che nessun algoritmo vedrà mai:
la frase che non funziona, anche quando sembra corretta.
Sono gli ultimi guardiani della lingua.
Non chiedono gloria, non chiedono riconoscenza.
Chiedono solo che l’italiano non venga trattato come un fastidio da eliminare per risparmiare due spiccioli.
Perché una lingua trascurata non muore.
Si decompone.
E l’odore, prima o poi, arriva a tutti.
A cura di Fausto Raso

Giornalista pubblicista, laureato in “Scienze della comunicazione” e specializzato in “Editoria e giornalismo” L’argomento della tesi è stato: “Problemi e dubbi grammaticali in testi del giornalismo multimediale contemporaneo”). Titolare della rubrica di lingua del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002. Collabora con varie testate tra cui il periodico romano “Città mese” di cui è anche garante del lettore. Ha scritto, con Carlo Picozza, giornalista di “Repubblica”, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”, con la presentazione di Lorenzo Del Boca, già presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, con la prefazione di Curzio Maltese, editorialista di “Repubblica” e con le illustrazioni di Massimo Bucchi, vignettista di “Repubblica”. Editore Gangemi – Roma.

