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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

L’attacco di panico è il grido di un’anima che si sente smarrita in un oceano di solitudine, proprio mentre cerca di imparare a navigare da sola. (Cit.)

Questa riflessione ci ricorda che il panico non è solo un malfunzionamento fisiologico, ma un segnale profondo che riguarda la nostra capacità di stare nel mondo anche come individui separati dagli altri.

In questa puntata, la numero 126, andremo a esplorare il contributo fondamentale di Margaret Mahler per comprendere l’attacco di panico come crisi del processo di separazione-individuazione.

Analizzeremo, infatti, come questa dinamica si riverbera nelle relazioni adulte attraverso tre lenti: l’Angoscia di Separazione, l’Angoscia di Intrusione e la ricerca della Costanza dell’Oggetto (capacità psicologica di mantenere una rappresentazione interna stabile di una persona amata, anche quando è assente, lontana o non visibile. Sviluppata solitamente entro i 3 anni, permette di gestire l’ansia di separazione e costruire la fiducia)

Quanto sopra riportato viene vissuto, nella nostra mente, con la seguente sequenza emotiva: Il Terrore del Vuoto (Angoscia di Separazione); La Paura di Sparire nell’Altro (Angoscia di Intrusione); Il Partner come Protesi (La Crisi di Riavvicinamento per un tentativo non riuscito di introiezione “stabile” dell’oggetto).

1 – Il Panico come Crisi di Separazione

Non c’è solitudine più grande di quella di un bambino che si sente abbandonato nel mezzo di una folla. (Margaret Mahler)

Un esempio magistrale di ciò che i traumi creano nella psiche di una persona, ci viene dal cinema, nel film “Io ti salverò” di Alfred Hitchcock, dove il protagonista vive angosce profonde legate a traumi non risolti che bloccano la sua identità.

Prima di procedere oltre, è utile ricordare le Fasi Dettagliate dello Sviluppo, secondo il Modello proposto da Margareth Mahaler:

Fase Autistica Normale (0-2 mesi): Il neonato vive in uno stato di sonno predominante, concentrato sulle sensazioni interne. Non distingue tra sé e il mondo esterno, né percepisce la madre come separata da sé.

Fase Simbiotica Normale (2-4 mesi): Il bambino inizia a percepire un “oggetto” che soddisfa i suoi bisogni ma, al tempo stesso, vive con la madre in un’unità duale onnipotente,. sperimentando una specie di fusione psicosomatica con lei.

Processo di Separazione-Individuazione (4-36 mesi) in cui inizia la “differenziazione”, suddivisa in quattro sotto-fasi:

Differenziazione (5-10 mesi): “Schiusura” dal guscio simbiotico; il bambino esplora il corpo della madre e inizia a distinguere se stesso da lei.

Sperimentazione (10-16 mesi): Grazie alla motricità (camminare), il bambino si allontana fisicamente, provando euforia per la propria onnipotenza.

Riavvicinamento (16-24 mesi): Il bambino capisce di non essere onnipotente e sperimenta angoscia di separazione; alterna momenti di esplorazione a momenti in cui avverte il bisogno di riavvicinamento alla madre (“base sicura”).

Costanza dell’Oggetto (dai 24-36 mesi): Il bambino interiorizza l’immagine materna positiva e stabile, sviluppando un senso di identità separata e la capacità di tollerare la separazione.

Nella visione psicodinamica di Margaret Mahler, il panico è il segnale di un Io che si sente minacciato da una separazione imminente che non sa gestire. Se lo sviluppo infantile non ha completato correttamente le sue fasi, l’adulto rimane intrappolato all’interno di uno scontro fra due forze opposte:

  • Angoscia di Separazione: Il timore che allontanarsi dalle figure di riferimento porti alla “frammentazione” psichica.
  • Angoscia di Intrusione: Il timore che la vicinanza eccessiva porti a essere “inghiottiti” dall’altro, perdendo la propria identità.

I meccanismi di difesa principali in questa dinamica sono:

  • Diniego: Il soggetto nega il bisogno di autonomia per non affrontare la paura della perdita.
  • Formazione Reattiva: Un eccesso di indipendenza ostentata che nasconde, in realtà, una dipendenza estrema.

2 – La Crisi di Riavvicinamento nelle Relazioni Adulte

L’amore è un’oscillazione tra il bisogno di possedere e il terrore di essere posseduti. (Cit.)

Nelle relazioni adulte, questa dinamica si manifesta come un’oscillazione logorante: il classico “non lasciarmi, ma non avvicinarti troppo”. L’altro non è visto come una persona separata, ma come una “funzione vitale” o una “protesi psicologica” necessaria a regolare l’ansia.

Ecco quali sono le caratteristiche distintive:

  • Ambivalenza relazionale: Senso di soffocamento quando l’intimità aumenta, seguito da panico incontrollabile se il partner si allontana.
  • Comportamenti che mettono “alla prova”: Provocare litigi o allontanamenti bruschi solo per verificare se l’altro ci viene dietro, cercando conferme infantili di non essere stati abbandonati.

3 – La Terapia: Costruire la “Costanza dell’Oggetto”

Il compito del terapeuta è quello di prestare la propria mente al paziente, finché questi non ne costruisce una propria capace di contenersi. (Wilfred Bion)

In psicoterapia psicodinamica, uno dei risultati attesi è quello che si sviluppi, nell’analizzato, la Costanza dell’Oggetto cioè che si crei (come abbiamo visto qualche rigo più sopra) un’immagine interna stabile delle figure di riferimento, che non svanisca nel conflitto o nell’assenza.

Alcuni passaggi chiave del lavoro terapeutico

  • Riparazione delle Rotture (Rupture and Repair): il terapeuta non è perfetto; ci saranno piccoli malintesi o momenti di distacco (es. ferie, ritardi); questi “momenti” aiutano a capire che il legame può sopravvivere al conflitto o all’errore; in quest’ottica, “riparare” costantemente la relazione (attraverso ciò che serve per capire) insegna all’analizzato che l’altro può essere “buono” anche se temporaneamente frustrante.
  • Il Setting come “Base Sicura”: la regolarità delle sedute e la costanza del luogo creano una cornice prevedibile; questa stabilità esterna agisce da temporaneo ausilio per l’Io del paziente finché, quest’ultimo, non riesce a interiorizzare la sicurezza necessaria per stare da solo senza provare panico.
  • Integrazione dell’Ambivalenza: Superare la Scissione (vedere le persone come “tutto bene” o “tutto male”) e accettare che la stessa persona possa amarci e deluderci senza che il legame si distrugga.

In sintesi

Il panico sembra un’esplosione improvvisa del corpo: la Psicodinamica ci svela che è una specie di “allarme rosso” per ristabilire un legame. Il panico ci parla della difficoltà di stare soli e del bisogno di costruire, finalmente, una “base sicura” dentro di noi, affinché il mondo esterno smetta di essere un luogo di minaccia costante.

L’autonomia non è l’assenza di legami, ma la sicurezza che i legami restino integri anche quando chiudiamo gli occhi. (Cit.)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale affronteremo il rapporto fra i conflitti di separazione, l’agorafobia e l’ansia generalizzata

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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