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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano. (William Shakespeare)

In un contesto clinico, questa riflessione di Shakespeare ci ricorda quanto sia profondo il divario tra chi osserva dall’esterno e chi, invece, vive il tormento della fobia sociale. Ciò che per gli altri è una banale interazione quotidiana, per chi soffre di questo disturbo diventa un banco di prova esistenziale, dove il “buon senso” soccombe di fronte al terrore del giudizio.

In questa puntata n° 117, ci occuperemo della Fobia Sociale (o Disturbo d’Ansia Sociale), analizzando come la paura dell’altro possa trasformarsi in una barriera invisibile.

L’inferno sono gli altri. (Jean-Paul Sartre)

Questa celebre frase tratta dall’opera “A porte chiuse”, descrive perfettamente la condizione del fobico sociale: l’altro non è visto come un interlocutore ma come uno specchio deformante, pronto a sottolineare ogni minima inadeguatezza, errore o segno di imbarazzo.

Per quanto possa sembrare sorprendente, uno dei più grandi geni della musica, Fryderyk Chopin, soffriva di una forma severa di ansia sociale. Nonostante il suo immenso talento, il timore del pubblico lo terrorizzava a tal punto che, in tutta la sua vita, tenne poco più di trenta concerti pubblici, preferendo i salotti ristretti dove si sentiva meno “esposto” allo sguardo giudicante della folla.

Il termine Fobia Sociale (altrimenti definito come “Disturbo d’ansia sociale”) connota una paura intensa e persistente legata a situazioni sociali o prestazionali nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri. Il timore centrale non è lo spazio (come nell’agorafobia), ma il giudizio: la paura di agire in modo umiliante, di apparire ridicoli o di mostrare sintomi d’ansia (come arrossire o tremare) che potrebbero portare al rifiuto.

In conseguenza di ciò, si mette in atto un forte evitamento di situazioni come, ad esempio, parlare in pubblico, mangiare di fronte ad altri, partecipare a feste o persino sostenere una conversazione con sconosciuti.

Sintomi Fisici (Legati all’Esposizione)

  • Neurovegetativi: Arrossamento del volto (eritrofobia), sudorazione eccessiva, tremore delle mani o della voce.
  • Muscolari: Tensione generalizzata, postura rigida o impacciata.
  • Gastrointestinali: “Nodo” allo stomaco, nausea o secchezza delle fauci.
  • Cardiovascolari: Palpitazioni e tachicardia nel momento in cui ci si sente osservati.

Sintomi Cognitivi e Comportamentali

  • Ansia Anticipatoria: Preoccupazione eccessiva che inizia giorni o settimane prima di un evento sociale.
  • Post-processing (Ruminazione): Analisi ossessiva dopo l’evento, in cui si passano in rassegna tutte le proprie interazioni convincendosi di aver fatto una pessima figura.

Diagnosi Differenziale

È fondamentale distinguere la fobia sociale:

  • Dall’Agorafobia: (l’ansia riguarda l’impossibilità di fuggire da uno spazio, non il giudizio delle persone presenti).
  • Dal tratto caratteriale che prende il nome di Timidezza: (caratteristica del narcisista ipervigile o “covert” che preferirebbe essere confuso con la tappezzeria dell’ambiente piuttosto che essere notato e criticato).
  • Dal Disturbo di Personalità Evitante: (un quadro più pervasivo che coinvolge diverse aree della Personalità e un senso cronico di inettitudine).

Eziologia e Patogenesi: Il Circuito della Paura

Anche nella fobia sociale, i fattori genetici, ambientali ed epigenetici giocano un ruolo chiave nell’alterare i circuiti cerebrali che gestiscono le minacce sociali.

Come abbiamo visto per l’agorafobia, il fulcro rimane l’Amigdala. Tuttavia, nella fobia sociale, l’amigdala è particolarmente ipersensibile ai segnali sociali: un volto neutro o un leggero aggrottare delle sopracciglia altrui vengono interpretati dal “centro di comando” come minacce letali. Un po’ come succede nel funzionamento del cervello del borderline

Come abbiamo visto nella puntata precedente esistono due vie. In questo caso:

  • Per quanto riguarda la “Via Bassa” (Veloce): Attiva immediatamente la risposta di “attacco o fuga” (o congelamento) non appena si percepisce uno sguardo diretto.
  • In merito alla “Via Alta” (Lenta):  la Corteccia Prefrontale Mediale non riesce a “rassicurare” l’amigdala e non può “inibirla”. Si osserva una minore integrazione e comunicazione tra queste due aree. Questa “rottura” nel dialogo, riduce i segnali inibitori sull’amigdala da parte della corteccia prefrontale Mediale lasciando che la risposta ansiosa prosegua senza una regolazione cognitiva efficace. Siccome quella della corteccia in questione è, nella fobia sociale, l’attività anomala in quest’area (che è coinvolta anche nel pensiero autoreferenziale), si alimentano valutazioni negative di sé e una eccessiva attenzione focalizzata sui propri stati interni che, a sua volta, attiva ulteriormente l’amigdala in un circolo, vizioso peggiorando la prestazione.
  • L’Insula: È iperattiva, rendendo il soggetto dolorosamente consapevole di ogni battito cardiaco o minimo tremore, aumentando la convinzione che “tutti se ne stiano accorgendo”.

In sintesi, nella fobia sociale il cervello vive l’interazione umana come un pericolo fisico, dove il rifiuto sociale è elaborato dalle stesse aree che processano il dolore fisico.

Nelle prossime puntate, come promesso, approfondiremo le tipologie di personalità che predispongono a questi disturbi e cercheremo di integrare queste conoscenze con le intuizioni della psicodinamica.

Nel frattempo, possiamo salutarci con una riflessione sulla necessità di guardare oltre lo specchio del giudizio:

Ti preoccuperesti meno di ciò che gli altri pensano di te, se capissi quanto poco lo fanno. (Ethel Barrett)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale parleremo del disturbo d’ansia generalizzata.

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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