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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

Nell’inconscio del bambino, la madre è rivestita di un potere magico perché tutte le cose buone provengono da lei e dal suo seno. Soddisfazione o disagio, gioia o tristezza, amore o odio. (Melanie Klein)

Gli antichi ci hanno spiegato che, se vuoi la parte dolce devi accettare quella amara perché, ogni cosa, non è solo scura e non è solo chiara.

Il segreto che ci porta a solcare i mari più agitati della vita, alla ricerca di quell’onda perfetta che affrontiamo con paura e sfida dell’ignoto consiste, proprio, nell’accettare la presenza di tutte le sfumature che esistono fra il bianco e il nero.

Ogni bambino nei primi anni di vita attraversa un grado incommensurabile di sofferenza.”(Melanie Klein)

Ci siamo lasciati, nella scorsa puntata, parlando di Melanie Klein e delle due “posizioni” mentali o fasi fondamentali dello sviluppo psichico infantile: la schizoparanoide e la depressiva.

La posizione schizoparanoide, che si manifesta nei primi mesi di vita, è caratterizzata dalla scissione (o divisione) della realtà in “buono” e “cattivo” (e alla convinzione che esistano due figure materne: una buona, quando, è presente e l’altra cattiva, quando non c’è nel momento in cui la si cerca)

La posizione depressiva, che emerge successivamente, porta all’integrazione di questi aspetti (e alla consapevolezza della madre come un oggetto “intero” che ha, in sé, aspetti positivi e negativi)

Caratteristiche della Posizione Schizoparanoide (un po’ più nel dettaglio)

  • Scissione: Il bambino scinde la madre considerando solo ciò che gli dà nutrimento e, quindi, vita, in due parti: un “seno buono” che lo nutre e lo gratifica, e un “seno cattivo” che lo frustra e lo rifiuta (perché non c’è quando lui ha fame).
  • Angoscia persecutoria: consegue al meccanismo di scissione, dal momento che, il bambino, teme che l’oggetto “cattivo” possa fargli del male. 
  • Meccanismi di difesa: per sopportare questa angoscia, il bambino utilizza meccanismi di difesa come la scissione (che non gli consente la minima flessibilità e pazienza), la proiezione (attribuendo alla mamma la rabbia che lui, invece, prova verso di lei e considerandosi, quindi, come una vittima innocente, che grida vendetta) e l’identificazione proiettiva (reagendo in conseguenza di ciò che crede essere una motivata cattiveria materna e considerandosi come una vittima che doveva essere punita) 
  • Oggetti parziali: Il bambino come detto prima, considera e interagisce con oggetti parziali, focalizzandosi su specifiche parti del corpo della madre come, appunto, il seno piuttosto che sulla madre nella sua interezza. 

Caratteristiche della Posizione Depressiva (un po’ più nel dettaglio)

  • Integrazione: Il bambino inizia a riconoscere la madre come un oggetto intero, capace di dare sia gioia che dolore. 
  • Angoscia depressiva: Nasce, quindi, il sentimento di angoscia per aver odiato e danneggiato l’oggetto amato (la madre) con la propria aggressività. 
  • Senso di colpa e bisogno di riparazione: Il bambino prova un senso di colpa per i suoi impulsi distruttivi e desidera riparare il danno causato. 
  • Oggetto intero: Il bambino inizia a relazionarsi con la madre come un individuo completo, con le sue qualità positive e negative. 

In sintesi: La posizione schizoparanoide è caratterizzata dalla scissione e dall’angoscia persecutoria, mentre la posizione depressiva segna il passaggio verso l’integrazione e la capacità di gestire l’ambivalenza. Questi due momenti sono considerati fasi fondamentali dello sviluppo emotivo, e il loro superamento permette al bambino di costruire relazioni oggettuali più mature. 

C’è un però

La maggior parte degli individui rimane incagliato in questo passaggio per cui si trova a metà fra l’angoscia di persecuzione (che determina la paura di una catastrofe) e quella depressiva (che fa cuocere nel senso di colpa).

A questo punto, come spiega sempre Melanie Klein, possono determinarsi come ulteriore meccanismo di difesa stati d’animo maniacali come il senso di onnipotenza, il diniego, il disprezzo e l’idealizzazione come risposta a sentimenti dolorosi causati dalla convinzione di essere costantemente abbandonati e dalla percezione emotiva di un grande inganno.

Quindi, si nasconde a sé stessi (con il diniego) la profonda rabbia verso chi riteniamo che ci abbia deluso (per paura di altri abbandoni) e si mostra o una disposizione quasi euforica che porta ad idealizzare il soggetto verso cui, invece, proviamo fastidio, oppure ci si mostra sprezzanti verso gli altri al fine di disconoscere il proprio bisogno di relazione

Un aspetto che prova a integrare questo atteggiamento difensivo maniacale è, spesso, il desiderio di  diventare più potenti dei propri genitori: una spece di sfida a Dio.

Questo desiderio di trionfo può, a sua volta, far sorgere il sentimento di angoscia depressiva di cui si è parlato prima.

Secondo Melanie Klein, questo meccanismo è in gran parte responsabile della depressione che, spesso, paradossalmente emerge in seguito al conseguimento di un successo o di una promozione.

A questo punto, un piccolo sforzo di immaginazione per ritornare a quando, da adolescenti, sfidavamo le onde tuffandoci col mare in tempesta.

Per evitare di essere travolti, dovevamo attendere l’arrivo dell’onda e tuffarci nel suo punto più basso, dove c’era la massima depressione.

Questo ci consentiva di essere risucchiati al di là del pericolo e riemergevamo in un tratto di mare più tranquillo.

Ogni volta che sbagliavamo il momento dell’entrata in mare, svenivamo irrimediabilmente (e, a volte, dolorosamente) travolti e sbattuti sulla spiaggia.

Proprio partendo da questo esempio, la depressione va capita e vissuta come un’onda “perfetta” che ci consente di andare al di là della tempesta: se si è impreparati ad affrontarla, verremo ogni volta travolti sviluppando la paura di affrontare il mare della vita

“Giunge, per tutti, il momento in cui i sensi di colpa, i rimpianti e i rimorsi, cadono addosso come un vestito che, ristretto e scolorito dalla pioggia, dal vento e dai “lavaggi” del  tempo, ci soffoca e ci denuda, agli occhi della gente che ci osserva e ci giudica…

Ed è accaduto anche a me.

A un certo punto ho visto la mia ombra, ormai estranea, ripetere gli stessi gesti di sempre, indossare la maschera non corrispondente alla mia persona e parlare delle solite cose senza averne, però, gratificazione alcuna.

Ho capito, all’improvviso, di essere stanco del “dovere” interpretare un ideale sbagliato come, ad esempio, quello di essere sempre gentile, efficiente e, possibilmente, sorridente.

All’improvviso, ho scoperto di aver perso la cosa di maggiore importanza: l’entusiasmo.

Cambiare, si, allora ho provato a cambiare!

Ma è stato come incontrare, allo specchio, un perfetto sconosciuto.

Di fronte a me, di conseguenza, il bivio della scelta:

Camminare sul ciglio di un burrone irridendo al Destino o accarezzare quel profilo che mi sono sempre nascosto?

Due perle solcano il mio viso: è il pianto, lieve, dell’accettazione.

La tristezza oltrepassa la speranza ma, io, resto qui, attendendo l’onda che arriva.

E sarà quel che sarà.”

(G.M.)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo di depressione e rabbia repressa

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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