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Una riflessione complicata, ma forse è molto più semplice di quello che sembra. Ne avrò parlato di sicuro varie volte fra le mie righe, un po’ qua e un po’ là. Quando mi immergo nei ricordi, sulle ginocchia di chi mi ha protetto, fra le mani di chi mi ha guidato, nella profondità degli sguardi che mi ha catturato.

Ripercorro e ripenso alle parole gettate lì nel silenzio. Le pause alimentano il fuoco dell’emozione, gli istanti di esitazione nascono dall’imbarazzo e dalla voglia di lasciarsi trascinare.

Il dono più bello che ho potuto ricevere è quello inaspettato.

Esco di fretta come sempre, correndo e dimenticando qualcosa. Mi fermo ad inondare questa giornata di sole con l’odore della natura più in fiore e rimango sorpresa. Scelgo fra i tanti quelli variopinti, danno l’idea della festa più gradita e da festeggiare. Il nastro semplice, che ricorda il colore del sole più tenue e più dolce, li lega a non lasciarli sfuggire. Insieme fanno un’armonia di note che compone una musica beata. Che non ti stanchi mai di ascoltare. È questa la differenza fra l’originalità, quello che non tramonta, c’è sempre qualcosa di nuovo nel riascolto, qualcosa che và riscoperto. Resto incantata dalla gestualità che guida le mani.

La mattina è cominciata fra la nostalgia della festa e non perché è il tempo che passa a condizionare l’umore. I momenti dei tempi lontani popolano la memoria. Il profumo dei pomeriggi che si allungano nella luce della primavera che si risveglia inonda la mia anima. (Cosenza, 07\03\2007)

A volte un piccolo sacrificio ripaga con il piacere più intenso. È come se la vita ti ponesse di fronte a dei compromessi, per meglio imparare ed apprezzare.

Il paesaggio che si è presentato ai miei occhi quest’oggi è nuovo ed inaspettato. Una catena montuosa che si tiene per mano circonda ogni lato e raggiunge con la cima appena innevata l’azzurro più alto. Stimola la fantasia intensa, a voler guardare in là, oltre quella vetta, dove una piccola nuvola sfumata e sfuocata spicca e ripercorre il sentiero del cielo. Sorrido fra me e me pensando al timore che ho provato, all’esitazione che quasi mi ha bloccato.

L’immaginazione nel vivere la vita a volte ne può condizionare l’essenza stessa.

Ho letto da qualche parte che queste montagne rocciose, grigiastre calcaree e rossicce al tramonto in lontananza sono fatate. È un peccato sia già primavera! Penso diano il meglio nell’inverno più rigido. L’insolita temperatura rende però i paesaggi, peraltro meravigliosi, un po’ irreali.

Rimango affascinata dalla passione che unisce i gruppi di persone più eterogenee fra loro. È sempre la libertà il filo conduttore, senza nessun motore meccanico e artificiale ma con la sola forza delle gambe si inforcano le ali, questa volta ai piedi, e si spicca il volo. Si cavalcano chilometri di pendii e ci si lascia andare nelle valli, inspirando l’aria più secca e più pura come carburante per alimentare.

Quando ti fermi ti senti nel centro, avvolto da ogni lato dall’imponente forza della natura dominata solo dal silenzio e dall’ineguagliabile bellezza dei paesaggi. È uno dei pochi momenti in cui non hai nessuna esigenza di sapere in quale parte del mondo ti trovi.

Fa parte del viaggio delle vita, che si deve vivere e non immaginare.

(Predazzo, Val di Fiemme, Dolomiti, 14\03\2007)

Fernanda