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L’uomo non ama il cambiamento, perché cambiare significa guardare in fondo alla propria anima con sincerità mettendo in contesa se stessi e la propria vita. Bisogna essere coraggiosi per farlo, avere grandi ideali. La maggior parte degli uomini preferisce crogiolarsi nella mediocrità e fare del tempo lo stagno della propria esistenza (Erasmo da Rotterdam)

Ci sono individui giusti, equanimi, imparziali che, se messi a capo di un’impresa qualsiasi, sono in grado di distribuire le risorse con equilibrio, migliorando l’armonia all’interno del team ed apprezzando qualità e meriti dei collaboratori.

All’opposto, vi sono personaggi che pensano solo a se stessi e a coloro che li aiutano a raggiungere i propri obiettivi (salvo poi liberarsene quando non sono più funzionali allo scopo)

Se li ponete a dirigere un’istituzione, la usano per i propri fini personali, come fosse una proprietà privata e mettono ai posti di comando amici e complici, dando loro la possibilità di arricchirsi. Essi raggiungono i loro scopi con l’intimidazione, oppure con la corruzione.

La Politica, molto (troppo) spesso, è basata sulla contrapposizione di amico e nemico.

Cari Lettori, al di là di quanto si possa aggiungere, oltre quello che già è stato proposto alla nostra valutazione circa la condotta di chi amministra la cosa pubblica, il politico è “quasi” sempre partigiano, favorendo tutto ciò che giova ai suoi interessi ed ignorando le esigenze di quella collettività che, invece, dovrebbe rappresentare.

Al tempo stesso, la Storia annovera Statisti di valore, capaci di riconoscere le virtù dei propri antagonisti: Ad esempio, Giulio Cesare ha restituito le loro cariche a molti senatori che avevano appoggiato Pompeo; Kennedy ha nominato ministri degli avversari Repubblicani.

Partendo da una illuminata esternazione di Papa Giovanni Paolo Secondo, siamo più che convinti del fatto che, qualsiasi cambiamento, non possa che avvenire gradualmente nell’animo e nel cuore di ciascuno di noi, per poi diffondersi nell’Inconscio Collettivo che rappresenta la base comune testimoniante l’evoluzione dell’Umanità.

Siamo, certamente, curiosi rispetto a ciò che accadrà nell’apparente “effervescente” e “rivoluzionato” panorama politico ma, al tempo stesso, non ci creiamo aspettative in merito, perchè non si cambia un sistema se il “popolo di riferimento” non è maturo abbastanza e si limita ad essere solo “stanco” del sistema precedente.

Che, comunque, è stato l’espressione di coloro che sono stati delegati a rappresentare il Popolo stesso.

E in più, chiunque abbia una vaga idea delle regole che governano i posti dell’apparente Potere (perchè i “giochi” si fanno altrove) sa bene che, puoi colà accedere solo se, in un modo o nell’altro, risulti essere in linea con un’idea di affidabilità rispetto alle aspettative dei Buchi Neri da cui, volere o volare, dipendi (Parlamento Europeo, FMI, USA, Cina, Russia, Banche Internazionali, Fondi di Investimento Speculativi, etc.)

A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?” (Totò).

Così come nel Marketing viene spiegato che, nel momento in cui l’immagine di Marca subisce un appannamento bisogna reagire ricordando il prestigio mediante una ridondanza di segni distintivi, nel nostro tempo, il “Potere” si presenta (per impressionare, appunto) con i Suv blindati ( o gli aerei privati) e scorte armate a profusione.

Il “fumo” è tantissimo per circondare un “arrosto”, spesso di modesta qualità.

Chiunque entri nella cosiddetta “stanza dei bottoni”, finisce col credere di essere divenuto indispensabile e non si rende conto (o finge di non rendersi conto) di rappresentare solo la parte di un ingranaggio (di quel momento) scelto e avallato da poteri forti che vanno al di là della demarcazione nazionale.

Giacomo Leopardi, ne “la sera del di’ di festa”, lucidamente coglie la precaria vacuità dei “lustrini”: “A pensar come tutto al mondo passa, /e quasi orma non lascia. Oggi è fuggito /il dì festivo, e al festivo il giorno volgar succede, e se ne porta il tempo ogni umano accidente. Or dov’è il suono di quei popoli antichi? Or dov’è il grido dei nostri avi famosi, ed il grande impero di quella Roma, e l’armi, e il fragorìo che n’ando’ per la terra e l’oceano? Tutto è pace e silenzio e tutto posa il mondo, e più di lor non si ragiona”.

Alcune osservazioni di Pier Paolo Pasolini appaiono, a distanza di decenni, di straordinarie tristissima modernità: “Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero”.

Come abbiamo avuto modo di scrivere in altre occasioni, a nostro parere si può parlare di Politica, Morale e Società, cercando di armonizzare i tre elementi, soltanto se ci si riferisce all’elemento fondamentale che è l’Essere Umano il quale, nel corso della propria vita, fa Politica e vive nella Società sulla base di Leggi morali.

Infatti, il cittadino partecipa alla gestione (fa Politica, quindi) della comunità in cui vive (la Società) sulla base di ciò che si riferisce ai costumi, agli atti, ai pensieri umani, considerati rispetto al bene ed al male (questa è la Morale).

L’impegno della Politica e dei Politici (i quali sono essere umani e quindi hanno necessità di conoscersi, ciascuno per se stesso, per essere quello di cui tutti noi abbiamo bisogno), “deve” (o “dovrebbe”) essere quello di uscire da uno stato di freddo morale e conquistare posizioni più alte sul piano sociale per far sì che non esista una disarmonica distribuzione di risorse, fisiche e mentali.

La Storia ci ha spiegato che, nel 1902, Papa Leone XIII proprio mentre rigettava e sconfessava il materialismo, non poteva fare a meno di soffermarsi su una più avveduta giustizia sociale, su un giusto riconoscimento da assegnare al lavoro ed ai lavoratori, per rendere possibile il determinarsi di un fraterno sentimento di intesa dal momento che, per sua natura, l’essere umano è proprio a ciascuno, ma simile a tutti.

Ciascuno di noi quindi, nel rispetto di se stesso e degli altri, deve contribuire a migliorare la Società, se opportunamente preparato e sensibilizzato.

E qui nasce il vero problema, che si estrinseca attraverso l’analisi di due sagaci affermazioni.

La prima: La politica è, forse, l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria alcuna preparazione” (Robert Louis Stevenson).

La seconda:Alla mia veneranda età, accade di dover essere alle prese con i medici. Ma la malattia finisce per essere una cosa bellissima, quando aiuta ad allontanare la tentazione della politica” (Francesco Cossiga).

Cari Lettori, può essere utile sapere che Stevenson era, oltre che scrittore e poeta, anche un brillante ingegnere, specializzato nella costruzione di fari (e, quindi, di chiarezza, se ne intendeva!); per quanto riguarda il buon Cossiga (al netto dei segreti inconfessabili, relativi ad azioni turpi di cui era testimone diretto e indiretto), non si può negare la sua competenza specifica di un mondo (quello politico) abbastanza ingarbugliato.

Capita, a volte, di assistere a situazioni tanto grottesche, quanto paradossali, simili a quelle che colorano e compongono gli ospedali psichiatrici.

Come quando, un oscuro sindaco di una mediocre cittadina di provincia (inutile fare nomi, perché sono condizioni che si replicano ovunque, alla stregua di un virus informatico), enuncia il consuntivo della sua gestione amministrativa, esaltato dalla pubblicazione di brochure (a spese del contribuente) in cui compaiono opere pubbliche e ristrutturazioni qualificanti… dalla platea, però, qualcuno fa notare che, molte delle magnificenze ostentate, di fatto non esistono nella realtà concreta (forse fanno parte di un’ipotesi virtuale!).

E cosa risponde l’illuminato primo cittadino?

Il giorno del mio insediamento, cinque anni fa, viste le condizioni economiche di questa città, avrei potuto dichiarare lo stato di dissesto finanziario. Ma cosa volete di più?”.

Che poi, è come dire: Ti chiedo informazioni sulle patate e mi rispondi parlando di fagioli!”.

La caratteristica di un buon politico, deve consistere nel saper prendere in giro se stesso, prima che gli altri (Giuseppe Tomasi di Lampedusa).

Cari Lettori, ci siamo domandati perché mai, un amministratore della cosa pubblica (quindi, di tutti) debba, molto spesso, essere così dotato di rara e spiccata ignoranza…

La risposta la possiamo trovare, osservando chi manipola e gestisce (alla meno peggio) i fatti del mondo. Esistono Multinazionali che sfruttano e affamano i paesi dell’Africa i quali, grazie alle loro immense risorse minerarie e petrolifere, potrebbero diventare come la Svizzera; ci sono affaristi senza scrupoli che speculano su qualsiasi bene primario pur di arricchirsi con l’unico obiettivo di accumulare denaro per produrre altro denaro….

E che dire di quelle (pre)potenze militari che entrano nei confini geografici altrui, allo stregua del miliziano di regime che ti piomba in casa e ti stupra la moglie, ritenendola magari (e senza prove certe) colpevole di attività cospirativa?

E poi, in ultimo, vogliamo non considerare i famosi “pezzotti” (alias capomafia) che affogano, sommersi dai rifiuti tossici che provvedono ad interrare in casa loro?

Costoro, non rappresentano, certo, la Società intera ma, sicuramente, il suo zoccolo duro posizionato, stabilmente, nella mota deiettiva degli encefali atrofici contemporanei.

Chi li rappresenta?

I designati politici (per la maggiorparte, collocati dai segretari di partito e senza obbligo di mandato).

Come dire: Ciascuno ha il capo che si merita!

La politica è la sottile arte di prendere voti dai poveri e finanziamenti dai ricchi, promettendo di proteggere gli uni dagli altri. (Arthur Bloch).

Sarà anche per questo che, molti giovani, pur di non vedere un simile squallido spettacolo, hanno iniziato a sperimentare i pericoli più assurdi, fra cui l’eyeballing, che consiste nel versare vodka sulle pupille, per provare un immediato effetto di “sballo”, dal momento che l’alcol filtra attraverso le mucose ed entra velocemente nel flusso sanguigno (con tutti i danni collaterali per l’apparato visivo, ovviamente).

Come si migliora la Società?

Ne abbiamo parlato e scritto più volte e, in fondo la risposta sembra ovvio ma, a distanza di millenni da quando si è arrivati a capirlo, ancora non si è trovata una risposta più adeguata… e cioè: “costruendo ciò che manca, cominciando dal singolo”.

Ognuno di noi necessita di conoscere il motivo per cui utilizza se stesso e il proprio tempo vitale.

Questo significa avere una buona comunicazione con se stessi, anzitutto (cioè un corretto sviluppo della propria identità), altrimenti si vive sempre “col coltello nella schiena”, in allarme continuo, in crisi perenne. Bisogna necessariamente ricondurre tutto alla migliore conoscenza dell’essere umano, perché:

La Società è l’insieme di tanti esseri umani;

la Morale è il prodotto della migliore efficienza espressa dagli esseri umani per convivere in una dimensione di equidistanza rispetto al positivo e al negativo;

la Politica è la gestione della conduzione degli esseri umani nella Società. Da qui la necessità di migliorare gli esseri umani, il che porta, logicamente, allo sviluppo positivo della Società attraverso una politica che tenga conto anche delle indicazioni morali.

Cari Lettori, abbiamo scovato nelle pieghe della “rete”, un pensiero che sa di augurio e che vorremmo condividere con voi: “Non è incredibile? Che gli esseri umani abbiano imparato addirittura a volare, annullando distanze enormi, e poi invece, proprio quando si trovano a un passo l’uno dall’altro, siano capaci di creare tra loro distanze incolmabili? Non è incredibile?! Che volare sia ormai più facile che ascoltare? Non è incredibile?! Che 30 cm possano diventare più lontani di 3000 Km? Non è incredibile? Non è assurdo? Non è terribile?Peccato non esista un aeroplano in grado di condurci nell’animo altrui. Avrebbe ali d’empatia e sedili di comprensione. Al check-in servirebbe un valido passaporto d’ascolto, e i bagagli d’ego troppo pesanti non verrebbero imbarcati. Sarebbe di sicuro un volo movimentato e pieno di turbolenze ma, con le cinture di gentilezza allacciate, nessuno rischierebbe di farsi male. E il biglietto costerebbe sì qualche sacrificio, ma la destinazione non avrebbe prezzo. Che poi, il solo modo per non restare immobili su se stessi è andare incontro agli altri. Unica destinazione: un mondo migliore”. (Nicole, utopie in volo) – Ossimoro Tossico

Si… ma, nel frattempo?

Non possiamo che ricordare Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo”: Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti e le iene. Tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra!

La Storia siamo noi…

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.La storia siamo noi,siamo noi queste onde nel mare,questo rumore che rompe il silenzio,questo silenzio così duro da raccontare.E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”.Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,

la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi,
siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere
e tutto da perdere.

E poi la gente (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi,
siamo noi questo piatto di grano.

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento ad Amedeo Occhiuto per aver suggerito molti degli aforismi presenti 

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