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Mai prima provato. L’innaturalità degli ultimi anni vissuti come sorgente di nuovo malessere. Innaturalità?
Mi ritrovo in questa ultima stanza, nascosta agli occhi del mondo, ora come allora. Ma tutto è diverso però, cambiato ogni cosa. O quasi. Anche il tempo oggi mi riporta al passato. Ho una strana percezione del tempo andato, alcuni periodi in linea con la realtà degli anni trascorsi, quindi anno per anno interamente vissuti, altri passati in un soffio, senza percezione alcuna del trascorso.
Mi piacciono le cose che vanno avanti nonostante. Anche le più banali, quelle che passano inosservate all’occhio più attento.
Poca chiarezza. Non riesco a distinguere il malessere che nasce dall’innaturalità degli eventi che viviamo, da quello che invece segue il percorso naturale della vita, contaminato dalla tristezza per gli obiettivi mancati.
Il paracadute.
L’elaborazione degli eventi già vissuti spesso porta alla chiarezza così nitida che non vuole più alcuna domanda. Via ogni perplessità, tutto diventa lineare e semplice da decifrare e proprio non riesci a darti una spiegazione al perché non avevi capito tutto subito. Quando era là davanti a te, senza nessuna velatura a confondere.
Eppure ancora oggi mi lascio sorprendere dalla verità.
La nostalgia del tempo andato, anche del momenti di massimo sconforto e disperazione, quando la confusione all’interno dominava e nulla lasciava presagire quello che sarebbe in seguito accaduto.
Strano, questo insolito malessere!
Prende vita nella risalita, quando le cose si sistemano nel verso giusto dopo tanta sofferenza. Al risveglio, alle prime luci dell’alba, nonostante l’aria fresca e preannunciante, mi assale lo sconforto del dovere iniziare. Tutto è lì pronto ad aspettarmi senza sorprese, in accordo con la regolarità e con la tranquillità ritrovata. Eppure …, una nostalgia mi assale bloccando ogni mio movimento.
A fatica mi tiro su e assecondo ogni movimento programmato e ricomincio.
Come ieri, come domani, come quello che verrà.
Sarà forse questo il disagio provato?
L’abitudine, la mancanza di novità, di sorpresa oppure il mio solito bisogno di ritrovarmi all’aria aperta nel verde del mio cerchio preferito. La necessità di saziarmi di “normalità” ha bloccato la possibilità di incontrare le sorprese della vita. Quelle belle, a cui non bisogna mai rinunciare.
Mai affidare completamente all’altro la chiave della risoluzione delle proprie difficoltà. Lasciarsi sostenere nell’elaborazione dei conflitti interiori e afferrare la mano di chi la tende speranzoso verso di te è diverso dall’accettare l’idea che la radice del proprio malessere dipende da un’altra persona. Tutto è dentro di noi e ogni cosa avrà risoluzione solo quando si riconosce e si decide che è arrivato il momento di ricominciare.
Definisco ogni nuovo obiettivo. In realtà sempre desiderato e perseguito. Forse ora arrivato il giusto momento della realizzazione.
Una domanda immediatamente mi assale. Sarà sufficiente a placare questo insolito malessere che accade, oppure solo un istante di serenità e poi tutto ritornerà in quei binari di malinconia nei quali mi sono imbrigliata.
Come sempre la risposta a valle, quando tutto tornerà in quella giusta direzione che conduce all’equilibrio …
Concetto dinamico non statico, fatto della giusta alternanza di picchi e depressioni che allertano tenendo vivi. Mantenendo la condizione ideale di vitalità, anche se il percorso risulta tortuoso e doloroso nelle curve, col sollievo ritrovato nel momento della quiete, poi ricomincia il ciclo.
Eppure… quest’oggi sento di essere nuovamente vicino alla rilassatezza, alla tranquillità. Un po’ più difficile questa volta. Sarà stato l’avanzare del tempo, sarà stato l’avanzare di “questo nuovo tempo”, mai prima vissuto.
Fernanda

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