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Pubblicato su Lo SciacquaLingua

In un “processo familiare” il giudice, vale a dire il padre di un bambino, imputato di aver picchiato un suo compagno di classe, esclamò: «Ecco la prova della sua nocenza!». Tutti applaudirono perché credevano che “nocenza” fosse l’aferesi di “innocenza”. L’ “imputato”, quindi, era non colpevole. Ma le cose in lingua non stanno cosí. “Nocenza” non è l’aferesi di innocenza. L’aferesi, come si dovrebbe sapere, è la caduta di una vocale o di una sillaba iniziale di una parola. Tondo, per esempio, è l’aferesi di rotondo [(ro)tondo]. Il termine, non attestato in numerosi vocabolari, non è, insomma, “[in]nocenza”, ma il suo contrario e sta per colpevolezza . E a proposito di aferesi, “accorciamento” e “apocope” non sono sinonimi di aferesi – come ritengono alcuni pseudolinguisti – perché indicano la caduta della vocale o della sillaba finale di una parola, il contrario di aferesi, dunque.

A cura di Fausto Raso

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