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Non sempre riusciamo a programmare il nostro menu quotidiano, predisponendone gli ingredienti adatti, spesso perché siamo molto impegnati nelle nostre attività lavorative. E, allora, a volte ci “accontentiamo” di uno spaghetto con aglio e olio, quasi come se fosse un ripiego. Potrebbe esserlo per il nostro palato, ma certamente non lo è per la salute.

E’ sbagliato soffermarsi solo sul gusto, senza approfondire le caratteristiche benefiche che un alimento può avere per il nostro corpo.

L’olio d’oliva, uno dei pilastri della dieta mediterranea riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ha effetti benefici ben noti, ma quelli dell’aglio, purtroppo,  non si conoscono completamente.

Sappiamo che l’aglio è molto apprezzato per gli effetti benefici che ha sull’ipercolesterolemia, sull’ipertensione e sulle malattie cardiovascolari; inoltre fa bene per il trattamento dei raffreddori, ma, secondo uno studio recente,  potrebbe anche essere in grado di combattere malattie neurologiche, tra cui l’Alzheimer.

In coloro che sono affetti dal morbo di Alzheimer alcune parti del cervello si deteriorano o, addirittura, si atrofizzano; ciò danneggia il funzionamento del cervello. Nelle forme lievi della malattia, il paziente presenta soltanto confusione, mentre in quelle più gravi  subentra anche una perdita significativa di memoria, in quanto viene interrotta la comunicazione tra i neuroni.

Se la barriera emato-encefalica, uno strato di cellule che regolano il modo in cui le molecole entrano ed escono dal cervello, è troppo infiammata, i neuroni che si occupano della memoria e delle funzioni cognitive subiscono gravi conseguenze.

Alcuni studiosi hanno scoperto che l’estratto di aglio invecchiato può addirittura prevenire l’infiammazione della barriera emato-encefalica, quindi impedire che le proteine ​​responsabili possano raggiungere  i nostri neuroni e danneggiarli.

Sebbene la ricerca sia ancora in corso, i risultati ottenuti finora sono rincuoranti: l’estratto di aglio invecchiato ha un effetto molto forte nella prevenzione del declino cognitivo. Non solo, ha mostrato benefici per molte altre patologie, specialmente per quelle cardiache e si può anche assumere in alte dosi senza effetti collaterali.

Secondo un nuovo studio condotto sui topi, l’aglio, in particolare il solfuro di allile, un suo composto, aiuta a contrastare i cambiamenti legati all’età che avvengono nei batteri intestinali e che sono associati ai problemi di memoria.

“I nostri risultati suggeriscono che l’assunzione di aglio con solfuro di allile potrebbe aiutare a mantenere sani i microrganismi intestinali e migliorare la salute cognitiva degli anziani”, ha affermato Jyotirmaya Behera PhD, che guida il gruppo di ricerca insieme  con Neetu Tyagi PhD, entrambi ricercatori dell’Università di Louisville.

Behera ha presentato la ricerca al 2019 Experimental Biology, la riunione annuale dell’American Physiological Society, che si è svolta dal 6 al 9 aprile a Orlando, in Florida.

Il  ‘microbiota intestinale’ contiene trilioni di microrganismi, molto importanti per il mantenimento della salute umana, ma quali sono gli effetti sulla salute legati ai cambiamenti del microbiota intestinale che si verificano con l’età avanzata, fase in cui si sviluppano patologie neurovegetative, tra cui il morbo di Alzheimer?

Per quanto concerne lo studio, i ricercatori hanno somministrato il solfuro di allile per via orale a topi di 24 mesi, confrontandoli poi con topi di 4 e di 24 mesi che non avevano assunto tale sostanza.

Dalla sperimentazione, è emerso che i topi anziani che ricevevano il composto dell’aglio avevano non solo una migliore memoria a lungo e a breve termine, ma anche batteri intestinali più sani rispetto ai topi anziani privi del trattamento, nei quali era anche compromessa la memoria spaziale.

Grazie ad atri esperimenti, è stato scoperto che responsabile del declino cognitivo era probabilmente la ridotta espressione genica del “fattore natriuretico derivato dai neuroni” (NDNF) nel cervello. Questo gene è stato recentemente scoperto dai ricercatori dell’Università di Louisville ed è richiesto per il consolidamento della memoria a lungo e a breve termine.

I  topi che avevano ricevuto il solfuro di allile avevano livelli più alti di espressione del gene NDNF. Inoltre, la terapia con proteina NDNF-ricombinante nel cervello ha ripristinato le capacità cognitive dei topi anziani che non hanno ricevuto il composto dell’aglio. La somministrazione orale di tale sostanza produce gas idrogeno solforato, che previene l’infiammazione intestinale.

Concludendo, si può affermare  che il solfuro di allile  potenzia la memoria e ripristina i batteri intestinali. La ricerca è ancora in atto ed è finalizzata a comprendere meglio la relazione esistente tra il microbiota intestinale e il declino cognitivo. Nel frattempo si consiglia l’assunzione dell’aglio come trattamento nelle persone in età avanzata!

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