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Silenzio assordante.

L’importante è non cadere nella trappola. Provo ad ascoltare nel silenzio le parole senza voce e arriva a me una domanda chiara, netta, senza possibilità di interpretazioni: quanto siamo liberi di scegliere nella vita? Abbiamo veramente tutte queste opportunità, oppure solo l’illusione di poter scegliere?

Giorni complicati di pensieri che si accavallano l’un l’altro, di malessere che si riflette sul corpo, di silenzi addossati alle pareti delle mie certezze. Eppure, ormai ho chiaro che dare voce alle proprie ansie alleggerisce qualsiasi tensione e permette al respiro di defluire senza ostacoli.

La consapevolezza di quello di cui si ha bisogno.

Il bisogno di comunicare.

A volte le risposte alle domande insidiose si trovano nel riconoscimento dei bisogni principali, quelli che, anche se nel silenzio delle parole, si fanno sentire con forza.

Le luci dell’alba.

Il valore di un uomo. Da cosa si misura? E poi, è veramente necessario dargli una misura, oppure si costruisce senza un numero?

Scrollo dal corpo la polvere che mi si è accumulata negli ultimi anni di questa vita. E, anche se riconosco e restituisco a me i momenti di serenità, mi rendo finalmente conto di quanto è stato difficile andare avanti.

Cammino per le strade che ricominciano a riempirsi di lucciole luminose anticipando la festa più calda.

Sfoglio nella memoria dei miei pensieri quelli felici che mi possono sostenere in questi giorni di grande difficoltà.

Ho imparato: quando vacillano tutte contemporaneamente le sicurezze della vita si corre il rischio di cadere di nuovo.

Come sempre fatico ad accettare le debolezze, lotto con me stessa nel tentativo di soffocarle senza affrontarle e quando il fisico prepotentemente si ribella, mi arrendo finalmente.

La strada più semplice? Dalla parte del più forte.

Ho sempre scelto la parte opposta, a volte complicandomi la vita, saranno stati i valori che ho ereditato, il sano senso del dovere, quello che ho sempre ritenuto valido. Però, questo a volte ha contaminato, ha sforato e fortificato una rigidità che non va assecondata, che ha teso sempre più la mia identità facendomi perdere la stima di me stessa.

I compromessi. Quelli con la propria persona rimangono i più difficili da realizzare. Vanno sfondati dei muri intorno alle proprie sicurezze, analizzate bene le proprie priorità, ristabiliti dei nuovi equilibri fondati esclusivamente sul rispetto di se stessi.

Non esiste l’amore se non esiste il rispetto.

Un autunno di scricchiolanti colori in accordo con le spine di dolore che accompagnano un momento di grandissima sofferenza.

Provo a perdonarmi accettando le debolezze, le fragilità che fanno parte di me stessa. Ancora una volta ricado nelle stesse trappole mentali costruite per darmi la possibilità di fermarmi. Dare ascolto ai bisogni reali e non quelli che alimentano i dubbi intorno.

Mai più disegnare illusioni sulla realtà degli eventi.

Le cose che non avvengono non vogliono avvenire. Niente più.

Quello che mi resta fra le dita è l’amara certezza di aver sprecato degli anni importanti, non aver voluto dare voce ai giusti presentimenti che arrivavano dall’interno.

E ricado nello stesso identico modo, forse con un po’ più di consapevolezza: quella di sapere esattamente da dove arriva il malessere. Come affrontarlo?

Un istante di riposo. Provo a spegnere la mente e concentrarmi sulle cose che mi danno serenità.

Le mani nella terra, i colori che decorano il verde delle foglie, il profumo nel vento fra i capelli.

È arrivato il momento di tornare a correre.

Fernanda

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