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“L’uomo è ciò che mangia”: questa frase compare per la prima volta in una recensione che il filosofo Feuerbach, padre del materialismo tedesco, dedica al Trattato dell’alimentazione per il popolo del medico e fisiologo olandese Jakob Moleschott, un’opera  nella quale la nutrizione è considerata il principio motore della storia umana.

Mangiare e vivere per  Feuerbach sono la stessa cosa e ciò si evince dal fatto che parole come “bios”, che in greco antico significava vita, indica anche generi di sopravvivenza, così come  “vitto”, dal latino victum, voce del verbo vivere, ma anche  termini come “viveri” e “vettovaglie”, che hanno la stessa radice.

Ma sarà vero? Certamente, noi siamo il risultato di ciò che mangiamo; ciò significa che il nostro benessere è subordinato alla nostra alimentazione, che deve essere, pertanto, corretta, più o meno costantemente.

Il termine “Dieta”, dal greco δίαιτα (diaita), significa“abitudine”, “modo di vivere”  e si riferisce alle abitudini alimentari. E’ errato, dunque, pensare che essa consista in una sorta di restrizioni alimentari, anzi la sua etimologia mette in risalto il concetto di continuità, un esercizio, un’abitudine, appunto, di chi segue una vera dieta che richiede, quindi, costanza. È importante osservare una dieta varia ed equilibrata, in quanto essa  è alla base di un benessere psico-fisico, ma è ancora più importante rispettare una certa continuità settimanale, tenendo conto anche della qualità degli alimenti; alcuni sono considerati più salutari (come la frutta, la verdura,  il pesce) e altri meno (come i cibi che contengono troppo zucchero o troppo sale, o le carni rosse).

Una sana  dieta contribuisce a prevenire o a curare molte malattie, quali l’ipertensione arteriosa, le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, le malattie metaboliche e, in alcuni casi,  persino alcune forme di tumori. Inoltre, fortifica il sistema immunitario, proteggendo l’organismo da alcune malattie non direttamente legate all’alimentazione.

Mangiare sano è importante ad ogni età, ma lo è ancor di più per gli adulti e, particolarmente, per gli ultrasettantenni, per i quali una corretta alimentazione rappresenta un valido strumento di difesa per la salute, a volte già precaria a causa dell’età che avanza. Per tali ragioni, essi dovrebbero consumare, prevalentemente, frutta, verdura, legumi, limitare l’assunzione di zuccheri, considerando che la maggior parte degli zuccheri sono aggiunti agli alimenti o alle bevande,  evitare il consumo di grassi e di eccedere col sale.

Alla luce di quanto premesso, ci siamo chiesti quali siano le abitudini alimentari di coloro che attraversano la fase della terza età e, per approfondire tale dato, abbiamo somministrato loro un questionario, scegliendo un campione di 80 persone con età maggiore o uguale a 70 anni.

Dall’analisi, è emerso che, molti degli intervistati:

  • amano mangiare, ma non troppo;
  • consumano tre pasti al giorno, ossia prima colazione, pranzo e cena;
  • preferiscono assumere pasta, pane e legumi;
  • pochi fanno una ricca colazione;
  • il pranzo è costituito, prevalentemente, da un primo piatto, qualcuno consuma un pasto completo, pochi mangiano il primo e il secondo; molti cenano, durante il TG della sera, consumando un brodino leggero.

In ordine alle bevande:

  • molti di loro durante i pasti bevono soltanto acqua;
  • pochi anche un bicchiere di vino;
  • un’alta percentuale beve il caffè a colazione e dopo il pranzo.

In quanto al consumo di dolci, le percentuali sono, più o meno,  equamente distribuite:

  • qualcuno non li preferisce,
  • altri sono golosi;
  • alcuni di loro, per motivi di salute, sono costretti a rinunciarvi.

A proposito dei dati emersi dal sondaggio, abbiamo interpellato un’esperta, la dott.ssa Lidia Imbrogno, biologa-nutrizionista, che si occupa anche di alimentazione per anziani.

D: Cosa pensa, dottoressa, dei risultati del sondaggio? La sorprendono, oppure, dalla sua esperienza, le risulta che le cose vadano così?

R: Purtroppo non mi sorprendono, ma confermano i dati emersi in questi anni in cui ho avuto modo di curare l’alimentazione di persone anziane, spesso defedate e con varie patologie.  

D: E’ emerso che a tutti piace mangiare, ad alcuni, addirittura, piace molto. Che cosa rappresenta il cibo, per le persone di una certa età?

R: In base alla mia esperienza, posso dirle che la situazione varia in relazione all’età, allo stato fisiologico e alla condizione socio-culturale. Tendenzialmente vi sono due categorie: da un lato vi sono gli anziani che amano preparare e gustare del buon cibo, associandolo alla convivialità ed alla gioia, ma facendone abuso; dall’altro vi sono gli anziani che, a causa di un cattivo stato di salute o di una situazione economica precaria, si servono del cibo come strumento di sopravvivenza, rendendo la propria alimentazione poco bilanciata e monotona.

D: Un’altissima percentuale di persone preferisce mangiare carboidrati. Secondo lei, è un’esigenza fisiologica, oppure è soltanto una questione di gusto?

R: Entrambe. E’ un’esigenza fisiologica, in quanto con l’avanzare dell’età si riduce la capacità di digerire cibi troppo complessi, come le carni o il pesce (che richiedono dalle 2 alle 3 ore di digestione), perciò l’organismo tende a preferire il consumo di carboidrati, che sono facilmente digeribili(si digeriscono entro 1h-1h e 1/2); inoltre i carboidrati contengono un amminoacido chiamato TRIPTOFANO che è il precursore della SEROTONINA, un neurotrasmettitore che tutti conoscono come l’ormone del buon umore. E’, però, anche una questione di gusto, perché i carboidrati hanno un sapore più dolce e gradevole e soprattutto hanno una consistenza molto più morbida e più facilmente gestibile dall’anziano, che molto spesso ha una dentatura molto malandata.

D: E’ corretto, secondo lei, consumare soltanto tre pasti al giorno?

R: Generalmente ritengo che fare 3 pasti al giorno ben bilanciati, con aggiunta di uno o due spuntini rappresentati da una porzione di frutta fresca di stagione, sia una scelta saggia ma purtroppo dipende dai casi e da molti fattori: stato di salute, appetito, organizzazione giornaliera e gusti personali dell’anziano.

D: Cosa pensa dei risultati relativi al consumo della prima colazione?

R: Credo che siano insoddisfacenti. Purtroppo la colazione è uno dei punti critici che riscontro spessissimo nella mia pratica clinica. Le abitudini errate che la nostra cultura ci propone purtroppo vengono acquisite da bambini e, se non corrette in modo opportuno, si protraggono fino alla terza età.

D: Come mai, secondo lei, un’alta percentuale di persone un po’ attempate a pranzo mangia solo il primo piatto?

R: Credo che dipenda principalmente dalla facilità di preparazione del pasto stesso, oltre che da una predilezione per la pasta, che per la nostra cultura mediterranea rimane pur sempre la Regina dell’arte culinaria.

D: Consumare una cena leggera e in un orario consono risulta essere un’abitudine molto diffusa. Cosa ne pensa?

R: Credo che sia forse l’unica abitudine sana rimasta in vita! E’ necessario che la cena sia leggera e venga consumata almeno tre ore prima di andare a dormire, affinché il riposo notturno sia di buona qualità.

D: Dal sondaggio è emerso che la maggior parte delle persone beve soltanto acqua. Quanto è importante bere acqua e in che quantità, durante la giornata?

R: Idratarsi adeguatamente durante la giornata è molto importante; tuttavia, l’indicazione relativa sia alla quantità che alla tipologia di acqua (oligominerale, a basso contenuto di sodio, a basso residuo fisso…) è estremamente variabile, in quanto subordinata a diversi fattori (stato di salute, peso corporeo…).

D: Ci vuole dire qualcosa a proposito del consumo di caffè?

R: Il caffè è una bevanda eccitante, perciò non bisogna farne abuso. Un eccessivo consumo di caffè potrebbe causare una serie di problemi (gastrici, intestinali…) e potrebbe sfasare il ritmo sonno-veglia, già abbastanza alterato nell’anziano. Inoltre non dimentichiamoci che spesso viene consumato zuccherato, perciò un aumento di consumo di caffè causerebbe anche un aumento di assunzione di zuccheri.

D: In merito ai dolci, i dati emersi sono distribuiti in modo bilanciato. Secondo lei, in merito agli zuccheri, quanto sono importanti in una dieta e quanto, invece, risultano dannosi?

R: I carboidrati costituiscono un’ottima fonte di energia, ma bisogna stare attenti alla tipologia ed alla qualità che si sceglie di consumare: gli zuccheri semplici (zucchero, zucchero di canna..) sono sempre dannosi sotto tantissimi aspetti!

Sono da preferire, invece, le fonti dei carboidrati complessi (preferibilmente integrali), ma di diversa tipologia (pasta, pane, legumi, patate, orzo, farro…) per garantire all’organismo una sana variabilità.

“Grazie, dottoressa, del suo parere e dei suoi suggerimenti. Speriamo di poter ancora contare sul suo contributo; sarebbe utile qualche dritta da parte sua, qualche adeguato suggerimento da dare a chi, per disinformazione, potrebbe mettere a rischio la propria salute, a volte già precaria.”

“Certo, perché no? Sarà un piacere mettere la mia esperienza al servizio degli altri, specialmente di persone in situazioni particolarmente delicate!”

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