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Cari lettori, questo articolo è stato scritto dall’avv. Penalista Francesco Chiaia, nel lontano Natale del 2003. Lo abbiamo ripescato dall’archivio e abbiamo pensato di riproporvelo perchè spiega come, un giovane professionista rampante, possa scoprire, all’improvviso, il vero senso della propria vita. A distanza di anni, l’amico Francesco è, ormai, un avvocato affermato. Ci auguriamo che continui a far tesoro di quello che, lui stesso, ha scoperto. Tanto tempo fa.

BUONA LETTURA

Per anni ho creduto di vivere in contesti di vita corretti, ho persino pensato che quella che vivevo fosse la realtà effettivamente migliore che io potessi avere inquadrato, e, in quella, riconoscendomi, riconoscevo la via, la strada.

Ma un giorno, dopo uno scossone più forte, ho iniziato ad aprire gli occhi come se mi fossi appena svegliato, e, come capita a chi ha la fortuna di poter vedere, da principio tutto è sfocato, poi, subito, quasi fosse il teleobiettivo di una telecamera, inizia a diventare nitido.

Sino a pochi giorni fa non mi è riuscito di “mettere a fuoco” ciò che mi circondava.

Ancora oggi sono vissuto da sensazioni altalenanti, che mi spingono a riflettere in modo rapido per evitare le sensazioni dovute al gusto amaro delle scoperte spiacevoli: e pensare che, sino a poco tempo fa, ogni cosa pareva addirittura dolce…Le nebbie cominciano a diradarsi e riesco guardare proprio in quella direzione che, ritenendola chiara, non avevo mai osservato: ora la scruto ed ho iniziato a capire: ho dormito di un sonno “artificiale”.

Se volgo lo sguardo da altre parti tutto mi appare più armonioso e gradevole: sono le zone ove ho iniziato a costruire nuove idee ed a modificarne altre.

Per evitare che il lettore pensi che a scrivere sia un invasato faccio un passo indietro e mi presento.

Sono un avvocato difensore, e vado alla costante ricerca (sono quasi 4 anni) di una dimensione corretta in cui esercitare la mia professione. Da qualche tempo, ho iniziato ad impattare con alcune zone d’ombra e mi sono svegliato, come ho scritto prima, dopo uno – chiamiamolo così – scossone, che il mio inconsapevole ( altri direbbero inconscio o subconscio credo) mi ha dato, per farmi uscire dal torpore e dall’impasse in cui versavo, ed ho scoperto che ciò che sinora credevo essere il mio presente – e per certi versi il mio futuro – altro non era che frutto di ciò che avevo solo immaginato. Invero,

qualche giorno fa, dopo aver ottenuto un riconoscimento accademico nell’ambito della cattedra universitaria ove mi gratifico di collaborare, per me assai importante,

ho subito un’ingrata dimostrazione di iposviluppo da parte di un tale che difendo ( che poco ha di essere pensante e che ha appena raggiunto lo sviluppo necessario a capire che deve cibarsi per poter sopravvivere…due, al massimo tre, processazioni mentali all’anno, più o meno ): in fatti, dopo aver ottenuto risultati giudiziari soddisfacenti contribuendo, attraverso i mezzi che la legge mi consente come avvocato, a fargli revocare la custodia nelle “patrie galere” per inviarlo agli arresti domiciliari – nel rispetto dei parametri legali ed impugnando, in tempi e sedi giudiziarie diversi, l’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere – costui ha pensato bene di continuare ad approfittare della mia signorilità, senza pagare il giusto onorario (ancora non ha nemmeno saldato l’acconto…), continuando a chiedere che facessi questa o quella istanza; dopo non aver ottenuto risposta alla mia richiesta di provvedere in quei sensi, gli ho comunicato che, con molta probabilità, non lo avrei potuto più difendere: ciò evidentemente lo ha impaurito e, vistosi senza via d’uscita, si è indotto a cercare di spaventarmi, minacciando nei miei confronti azioni di forza se avessi rinunciato alla sua difesa; è probabile che egli lo abbia vissuto come un abbandono. E’ un operaio e per tale motivo sinora non ho insistito più di tanto per il saldo dell’onorario, ma, come accade spesso, non è possibile stare male perché…bisogna poterselo permettere. E pensare che l’ho difeso anche in altri processi, oltre che per diversi anni.

Ora però, se da un lato comprendo le difficoltà di esseri umani – si fa per dire – di tal fatta, vittima, come più volte ho scritto ed affermato, degli apprendimenti dell’ambiente in cui sinora sono vissuti, e capisco che è il loro modo di reagire – aggressività negativa: hanno, purtroppo, solo questo tipo di “software” in memoria – davanti a comunicazioni come le mie (della mancanza di condizioni minimali per difenderli), dall’altra non si può non reagire, davanti a tali fatti, con fermezza, per far capire a questi famigerati personaggi, che i professionisti come me non li hanno e non li avranno mai in pugno con la paura, io, posso permettermi tali tipi di reazioni perchè non ho mai messo al loro servizio la mia mente: svolgo una professione rivolta verso il rispetto delle leggi e, prima, delle regole, facendo solo il loro interesse: mai ,la loro volontà.

Dopo che questi mi ha chiesto scusa più volte, fra sciocche ed imbarazzate risate – addirittura scrivendomi un sms e dichiarando che lui “scusa” non lo aveva mai detto a nessuno…ma che per me avrebbe fatto l’eccezione (la verità è che gli conveniva, altrimenti chi lo avrebbe difeso, poi, se si fosse venuto a sapere che è un soggetto che minaccia il proprio avvocato? Fino a qui c’è arrivato: mai inimicarsi un avvocato…ed è chiaro che anche questo è un elaborato scorretto) – io allora ho compreso che non potevo impegnare la mia mente, la mia vita ed il mio tempo in tali settori e per certi squallidi personaggi squallidi come le vicende in cui si trovano e si infilano, e non è solo perché la maggioranza dei casi da me trattati riguardano persone incensurate, oltre che professionisti di vari settori ( da quello imprenditoriale a quello del pubblico impiego, da quello medico a quello legale e tecnico). No.

Questo episodio di fatti è servito da verifica circa l’inutilità di certi comportamenti e di certe scelte: un professionista che sia tale non è un missionario né un guerriero.

D’altra parte avendo scelto di volare in alto intraprendendo la carriera universitaria – partendo dalla gavetta s’intende – posso e devo meritarmi di più e di meglio, soprattutto perché per poter volare in alto necessita un impegno costante ed uno studio adeguato ed approfondito, quel famoso…quid pluris.( qualcosa in più ) dei latini.

I miei parametri di scelta nel lavoro e soprattutto nella vita privata stanno mutando (so fare la guerra ma non voglio fare a vita il soldato ) e sono certo che troverò il modo per scegliere io chi, come e quando difendere, sulla base del mio sviluppo e della mia preparazione.D’altronde ho già iniziato proprio dalla persona più importante al mondo per me: me stesso.

Prima di chiudere voglio evidenziare e ricordarmi alcuni concetti che ritengo giusti e fondamentali.

  • Non è un singolo episodio che determina certe scelte, ma le riflessioni e le costanti verifiche delle idee alla luce di parametri oggettivi; il tutto per quanto mi riguarda è iniziato prima che l’episodio della minaccia accadesse: sono 4 anni, come ho scritto sopra, che mi pongo domande e cerco risposte.
  • Non rinnego mai il mio passato né tento di dimenticarmene: utilizzare le esperienze è uno dei modi per produrre miglioramenti.
  • Tendo sempre a migliorarmi: consapevole che a tale processo non c’è mai fine; faccio, però, attenzione perché lo stesso vale per quello inverso del peggioramento.
  • Non chiudo le porte alle mie istanze interiori, cerco invece di capire i miei stati d’animo in maniera sempre più approfondita: è un passo per comprendere sempre di più me stesso.
  • Esiste sempre un’alternativa, nulla è irreversibile.
  • Sto imparando ad amarmi e ad amare gli altri con grande trasporto, ma, al tempo stesso, con pari rispetto.
  • Ho capito essere importante imparare a raffinare i miei pensieri: con essi si raffinano anche i modi, (bisogna che studi di più il galateo).

Con queste premesse, logica pare la conclusione: se ci si vuole bene – e ci si ama – non ci si può inquinare con energia negativa o conflittuata, da qualsiasi fonte questa provenga.

Se non avessi aperto gli occhi sarei vissuto costantemente in quelle fasi intermedie tipiche degli adolescenti in cui fra le altre c’è quella della gestione del potere. Vi sono ancora dentro, ma ne sto uscendo ed ho ben chiaro che quanto più si diventa uomini – cosa assai difficile, ma raggiungibile – tanto più si matura: mi riferisco alla personalità, ed al sistema di pensiero, non all’anagrafe.

Un grande Amico in un giorno freddo e corto di molti anni fa mi ha riscaldato il cuore e soprattutto la mente spiegandomi attraverso una metafora suggestiva come nella vita sia necessario avere corretti obiettivi da raggiungere che devono poter rappresentare quell’ancora cui aggrapparsi ed allo stesso tempo da mantenere per non disperderla…”…ed allora quando ti troverai sulla spiaggia e l’onda gigantesca sta per abbattersi su di te aggrappati all’ancora e fa’ in modo di non perderla, quando sarai sommerso dalle acque tumultuose potrai anche sentirti morire ma sarà solo una sensazione perché appena l’onda si ritira tu sei fermo là dove ti ha travolto, provato, ma vivo, e più forte che mai e nessuna altra onda potrà più farti soffrire”.

Ognuno di noi ha diritto di avere un’altra possibilità, bisogna però accorgersi quando la strada imboccata ci conduce verso il baratro, se non ce ne accorgiamo, continuando a ripetere gli errori, perderemo l’ancora e ciò avrà significato che altro non eravamo che solo dei velleitari…

Francesco Chiaia – Dicembre 2003

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