Posted on

Nipper (nato a Bristol nel 1884) è stato un cane di razza Jack Russell divenuto celebre per essere ritratto nel quadro His Master’s Voice di Francis Barraud. La leggenda narra che il fratello di Francis (un signore molto vecchio che abitava in una soffitta londinese), sentendosi prossimo a morire, incise (di notte) un disco con la sua voce e lasciò in eredità sia Nipper che il proprio grammofono in modo che, di tanto in tanto, il cane lo potesse riascoltare.

Da qui, il delicato dipinto che venne venduto, in un secondo momento, alla Grammophone Co. Ltd. Che, attraverso una fortunata operazione di marketing, ne fece “La voce del Padrone”, uno dei Brand più famosi della Storia. 

Caro Lettore, se analizziamo il termine “Padrone”, scopriamo che nasce per indicare il protettore dei Liberti (gli schiavi affrancati dell’antica Roma) e per connotare, nel tempo, la figura di chi “ha piena facoltà di fare quello che gli piace”.

E allora, forte dell’osservazione di ciò che sta accadendo, mi sono chiesto: Che cosa fa crescere l’Economia di una Nazione e il benessere interiore del suo Popolo?

Come mai (al di là di del drammatico crollo del PIL prodotto dalla pandemia da Coronavirus) la ripresa congiunturale, da molti auspicata come la pioggia sui campi aridi e desolati, non riesce a decollare e, anzi, lo spettro di una recessione (soprattutto  di Valori e di Speranze) sempre più radicale è dietro l’angolo come non mai?

La tendenza depressiva non si inverte, perché gli indici di ripresa continuano ad essere basati non già sulla capacità di presentare prodotti e servizi utili al miglioramento della qualità della vita, ma sui consumi di un popolo che “a mente spenta”, viene prima indotto a comprare l’effimero e il superfluo… e, poi, bacchettato (con montagne di tasse e balzelli) per lo “scialo”.

Il lupo non si preoccupa mai di quante siano le pecore (Virgilio).

Nella Società che potremmo definire “della globalizzazione del nulla” (vista la povertà di valori positivi che accomuna la popolosa confraternita), siamo costretti a subire, una volta di più, le decisioni di quelle poche persone che detengono (per delega!) le leve del potere. Non ci si venga a dire, ad esempio, che gli esperti di cui questi signori si avvalgono non erano in grado di prevedere l’alto grado di destabilizzazione in cui saremmo piombati a seguito di politiche speculative e dissennate miste a recrudescenze di ottusa austerità…

“Dovunque e comunque si manifesti l’eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla” (Arthur Schopenhauer).

Una volta, di fronte a tali metodi di governo si rispondeva con le grandi mobilitazioni che consentivano di tastare il polso allo scontento dilagante. Oggi, ci si tuffa nell’oblio della precarietà mentale e di quella sorta di vagabondaggio morale che ci ha condotto ad un contesto “politico e sociale” irreparabile.

A queste condizioni, la ripresa “vera” non parte perché anche i capitani d’azienda più coraggiosi, sono condizionati dalla paura relativa alla sovrapproduzione rispetto alle richieste di un mercato divenuto più parsimonioso rispetto ai consumi da cicala, tipici della seconda metà del secolo scorso.

“Le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano le creano”.

Questa riflessione di G.B. Shaw mi richiama dalla memoria che, alcuni grandi studiosi del passato (fra cui, Sigmund Freud, per esempio) erano arrivati a capire che l’essere umano manca di un programma istintuale capace di orientare la sua esistenza nel Mondo. E, sempre secondo loro, proprio su questo apparente “difetto”, prenderebbe corpo il programma dell’Inconscio.

In pratica, al contrario di forme apparentemente meno evolute, non accettiamo passivamente l’idea che, il senso della nostra presenza sia, appunto, la nostra stessa presenza. Abbiamo bisogno di capire che lo scorrere del tempo, sia finalizzato al sentirsi delle “brave persone” (se si è cresciuti coi Valori di una volta) o al raggiungimento della possibilità di godere anche a danno altrui.

Già altre volte mi è capitato di analizzare questo passaggio. Questa volta, però, vorrei andare un passo più avanti.

Procediamo con ordine.

Tutto ciò che è accaduto e che ci riguarda in termini evolutivi e che Carl Gustav Jung chiamava “INCONSCIO COLLETTIVO”, dal Big Bang in avanti è come se fosse inscritto nella lunga catena del nostro DNA che rappresenta, appunto, il contenitore di informazioni in cui affluiscono, continuamente, nuove informazioni che danno la possibilità di costituirci anatomicamente e funzionalmente.

Di tutto questo filamento cromosomico, solo piccole porzioni contengono i segreti della vita che ci appartiene (come pertinenza individuale) e che vengono “esplorate” grazie a sofisticati meccanismi (controllati dall’epigenetica) e che Jung avrebbe definito “INCONSCIO PERSONALE”

Attenzione, però: non siamo geneticamente determinati e predestinati!

Tutto quello che incontriamo sul nostro cammino crea delle “scalfitture” simili alle escoriazioni su una navicella spaziale dopo l’incontro con una pioggia di meteoriti. Tale usura, produce alterazioni nella “consultazione” del nostro DNA che, LA NOSTRA MENTE, inconsciamente, rimette a posto.

Tutto ciò, sta alla base della RESILIENZA

Ma, per tornare al titolo di questo editoriale, quale sarebbe e cosa vorrebbe la “Voce del Padrone” cioè di colui (o colei) responsabile del “vuolsi così, cola dove si puote… e più non dimandare!” di Dantesca memoria?

Oltre ai contenuti consci che svaniscono nell’inconscio personale, vi sono contenuti nuovi che emergono dall’inconscio collettivo. Per questo l’inconscio non è un semplice deposito del passato, ma, anzi, è pieno di germi e di idee nuove, creative, cioè di strutture mentali psicologicamente orientate al futuro” (C. G. Jung)

Dal Big Bang in avanti si sono avute reazioni termonucleari capaci creare il cielo, con le stelle e tutti i pianeti…

Caro Lettore, per sapere cosa ne sarà della mia vita (della tua e di quella di tutti) finchè è ancora mia (tua e di tutti) non debbo fare altro che osservare il mio “DNA – INCONSCIO COLLETTIVO” come il nocciolo incandescente di un pianeta apparentemente freddo, con la sua “crosta”. Partiranno, da esso, spinte magmatiche che, come un’eruttazione vulcanica lasceranno ricadere, attraverso la pioggia piroclastica, una carica di “germi e di idee nuove, creative, cioè di strutture mentali psicologicamente orientate al futuro”

La nostra mente, che è manifestazione “addensata” (frequenze elettromagnetiche) di energia aggregata (quella del sistema nervoso) controllerà il mantenimento delle direttive del “modello istintuale preesistente” che C. G. Jung  chiamava ARCHETIPO, attraverso una sorta di andamento concentrico che, partendo dall’inconscio collettivo (brodo primordiale energetico di informazioni) e passando per l’inconscio personale (che customizza in maniera unica, la matrice energetica comune) riporta l’epigenetica al punto di partenza: perché “vuolsi così, colà dove si puote…”

E sarà in grado di farlo in maniera direttamente proporzionale alla nostra capacità di resilienza, risultato di un’Organizzazione e di un Funzionamento di Personalità più che adeguato.

L’ENERGIA (della MENTE) che risincronizza l’ENERGIA (del “modello istintuale preesistente”). IL CERCHIO DELLA VITA, PRATICAMENTE

Quindi, saremmo delle Creature nelle mani di Dio che, alla fine, sono le nostre mani…

Caro Lettore, se volessimo capire cosa sarà della nostra vita quando non sarà più nostra, allora dovremmo fare i conti con il concetto dell’ORIZZONTE DEGLI EVENTI e tornare da dove tutto è cominciato: il Big Bang

Siamo partiti da una deflagrazione di un BUCO NERO (dentro il quale, quindi, c’era vita compressa) e ritorniamo al BUCO NERO (seguendo il ragionamento di prima, sul CERCHIO DELLA VITA)

Infatti, come sostenevano gli antichi, il primo compromesso con la morte lo realizziamo al momento della nascita: inizia, da quell’istante, la vita di un nuovo Universo che, terminata l’espansione (simile ad una profonda inspirazione) inizia una lenta implosione (alla stregua di una espirazione) che culminerà avvicinandoci ai bordi del BUCO NERO e che prende il nome di ORIZZONTE DEGLI EVENTI, dove il TEMPO e lo SPAZIO si fermano e, i fotoni della LUCE, vengono imprigionati dalla fortissima Gravità, che produrrà quell’assenza cui diamo il nome di NERO.

Come arriveremo al nostro Orizzonte degli Eventi?

Molti, cercano di distrarsi trastullandosi e baloccandosi attraverso le svariate modalità di gestione del Potere, tipiche dei bambini che non hanno incontrato una mamma “sufficientemente buona” e che si credono “Strateghi Assoluti”

Pochi, accettano la realtà ma non ne hanno paura e, attraverso l’insegnamento Socratico, perseguono la ricerca della conoscenza fino alla fine.

Ma, alla fine di tutto, cosa c’è?

Caro Lettore: LA LUCE. Al di là delle varie correnti esoterico – filosofico – religiose, all’interno del BUCO NERO, troveremo tutte le frequenze dello spettro del visibile che, imprigionate, si fondono creando il bianco accecante che, infatti, è la somma di tutti i colori.

Per tornare con i piedi su un terreno di osservazione comune, In nome di quegli scampoli logici che, nonostante tutto, sono ancora presenti negli scaffali impolverati della nostra mente, mi sento di auspicare un maggior spirito di osservazione tendente al superamento dei propri limiti attuali, partendo dalla convinzione che, proporre ciò che serve per vivere (effettivamente) meglio, crei i presupposti per una richiesta potenzialmente illimitata. Nonostante questa crisi scellerata e (apparentemente) senza una fine certa.

A proposito, a tutti coloro i quali aspettano (e sperano!) che altri tutelino i propri diritti senza provare a farsi rispettare, mi permetto di far presente che, l’ingenuità di sperare di ascoltare la voce di un Padrone che si prenda cura di te, suscita la tenerezza della bella scena descritta all’inizio di questo editoriale;

Mi piace immaginare che, l’amore per Francis Barraud, sia stato in grado di portare Nipper oltre l’ORIZZONTE DEGLI EVENTI e che, oltre il buio della canna del grammofono, abbia percepito (mediante la frequenza della voce amata) il suo, personale, BIANCO ASSOLUTO.

Sono nato per caso, eppure mi costa andar via. Ma dicono che, ogni atomo del nostro corpo, una volta apparteneva a una Stella. E allora, forse, non sto partendo: sto solo tornando a casa, dal mio Padrone. E, osservando la mia immagine nello specchio del suo Regno, finalmente ritroverò me stesso.

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Print Friendly, PDF & Email

2 Replies to “La voce del Padrone”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *