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Cos’è il divorzio? Cosa implica? Cosa fare se uno dei coniugi rende ancora la vita “difficile”?

  • Cos’è il divorzio?

Uno strumento che determina lo scioglimento del matrimonio.

  • Quando si può ottenere?

Quando si accerti che:

  1. sia venuta meno la “comunione spirituale e materiale” tra i coniugi, intesa come volontà di riservare al coniuge il ruolo di esclusivo compagno di vita e di rispettare i doveri coniugali, e come convivenza caratterizzata da un’organizzazione domestica comune;
  2. sia concretamente impossibile ricostituirla per la sussistenza di una delle cause previste dalla legge, tra cui: la mancata consumazione del matrimonio; la durata della separazione legale dei coniugi (occorre che sia trascorso almeno un anno di separazione ininterrotta dalla comparizione davanti al Presidente del Tribunale, nel caso di separazione giudiziale. Nel caso di separazione consensuale il termine è di sei mesi); il divorzio o annullamento del matrimonio ottenuto all’estero dall’altro coniuge; altro matrimonio contratto dal coniuge, la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi; la condanna dell’altro coniuge per reati di particolare gravità.
  • Gli effetti del divorzio:
  1. si scioglie il vincolo del matrimonio, da cui deriva, per gli interessati, il riacquisto dello stato civile libero e la possibilità di sposarsi nuovamente, nonché la perdita da parte della donna del cognome del marito che aveva aggiunto al proprio;
  2. vengono meno i doveri coniugali, ma esiste un dovere di solidarietà da cui, in presenza di certi presupposti, possono nascere a favore di uno dei coniugi alcuni diritti, in particolare il diritto ad un assegno, il diritto di abitazione della casa familiare; l’attribuzione della pensione di reversibilità;
  3. si perdono i diritti successori, salvo alcune eccezioni;
  4. la sentenza di divorzio non fa venir meno gli obblighi dei genitori verso i figli, che nascono in virtù della procreazione, non del matrimonio.
  • Il procedimento:

Si distinguono due tipi di procedimento davanti al Tribunale:

  1. quello avviato su domanda di uno dei coniugi con ricorso, che prevede due fasi: una davanti al Presidente del Tribunale, che tenta la conciliazione, l’altra davanti al Tribunale nelle forme di un normale processo;
  2. la procedura congiunta, che inizia con domanda presentata insieme dai coniugi, più semplice, più rapida e meno costosa.

In entrambi i casi il Tribunale pronuncia la sentenza di divorzio solo se ritiene sussistenti le condizioni richieste dalla legge sopra descritte.

Inoltre, sono stati introdotti, con il DL 132/2014, due strumenti alternativi alla procedura davanti al Tribunale (per separazione e divorzio):

  • la procedura di negoziazione assistita da un avvocato per parte;
  • l’accordo dinnanzi all’ufficiale di stato civile (solo in assenza di figli minorenni o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave, oppure economicamente non autosufficienti).

VALUTAZIONI PSICOLOGICHE

Benché dovrebbe essere trascorso un periodo relativamente lungo dalla separazione (per cui si dovrebbero essere sufficientemente stemperati i toni) spesso accade che i rapporti fra i due “contendenti” siano ancora tesi. Per avere un po’ più di chiarezza, bisogna fare più di un passo indietro, sul piano esistenziale e temporale per individuare almeno due importanti elementi che “caratterizzano” la personalità di ciascuno di noi e che traggono spunto dal rapporto con i “caregiver” genitoriali: la relazione oggettuale e il modello di attaccamento.

Il primo aspetto (la relazione oggettuale) si riferisce alla relazione (soprattutto) con la propria madre che rappresenta, all’inizio della vita (extrauterina) un elemento indifferenziato rispetto al proprio Mondo interno (cioè, non c’è differenza fra sé e gli altri) ma che diventa “oggetto” esterno man mano che sistema nervoso e mente, maturano nel tempo. È importante, comunque, che tale figura sia psicologicamente (e metaforicamente) introiettata con tutti i suoi valori, per dare stabilità e solidità interiore.

Il secondo aspetto (il modello di attaccamento) parte dal principio, osservato per primo dallo psichiatra inglese John Bowlby, che ciascun bambino non ricerca solo il nutrimento dalla propria madre ma, soprattutto, protezione, serenità, calore affettivo, contenimento (emotivo e fisico) e sensibilità. Il modello di attaccamento, quindi, in funzione della responsività materna (ciò che serve, al momento giusto), può essere: Sicuro, insicuro, ambivalente.

In relazione ai due elementi sopra esposti, varieranno le interazioni fra i due ex coniugi tenendo conto, anche , di più motivi, fra cui:

  • Incompleta elaborazione del “lutto”: non si è ancora accetta l’idea che la condivisione di aspetti di vita e di interessi sia terminata. Denota una difficoltà di assorbimento di un tipo di frustrazione che i tecnici definiscono “Passiva Esterna”

a) bisogna ridistribuire l’energia precedentemente convogliata nel rapporto con la persona in questione, attraverso la creazione e/o il miglioramento di altri rapporti umani;

b) è necessario operare delle riflessioni in termini di realtà umana (valutazione “globale” della persona venuta a mancare, per stabilire “razionalmente” quanto ci è stata utile e quanti fastidi ci ha procurato) ricordandosi che, nonostante tutto, la tutela della propria identità “deve” prevalere, in base a precise Leggi di Natura. Questo tipo di frustrazione se non risolta, può produrre conflitti, per eventuali sensi di colpa.

  • Presenza di elementi ancora “attivi” di suscettibilità e permalosità, che impediscono la disponibilità a “risolvere” il rapporto. L’elemento di disturbo, in questo caso, è determinato da un tipo di frustrazione definita Attiva Interna (condizionata da apprendimenti morali, legami affettivi ad “incastro”, etc.). l’unica possibilità di uscirne, consiste nell’imparare ad utilizzare la logica, per riuscire a stabilire la correttezza delle proprie motivazioni, a dispetto di ciò che pensano gi altri e dei “ricatti” morali o affettivi. Questo tipo di frustrazione, se non risolta, produce gravi psicosomatosi, per la presenza di conflittualità perenni di notevoli entità.

In situazione del genere, per facilitare l’assorbimento della frustrazione (accettando il problema e affrontandolo, senza tentare di sfuggirgli) ed il suo smaltimento (per “digerire” la sofferenza attivando sistemi di risoluzione) è da valutare con attenzione la possibilità di rivolgersi a professionisti competenti (psicoterapeuti e mediatori familiari del settore psicologico).

E. A. – Avvocato

G. M. – Medico Psicoterapeuta

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