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Andate e ritorni violenti, o troppo accesi o troppo spenti” (LL)

Un crepuscolo blu.

Ci sono dei punti della città che spuntano inaspettati dai luoghi meno pensati e, fra il traffico e lo smog, catturano incantando.

Come quello di questo tardo pomeriggio comparso all’improvviso e immediatamente condiviso.

La stagione più bella dell’anno per me: il paesaggio si confonde con la mia malinconia e ne viene fuori uno stato d’animo amplificato. So bene che in futuro questo momento mi mancherà.

Le cose belle vivono un istante, come se la bellezza avesse la necessità di durare poco per essere apprezzata e poi via … svanire solo per essere ricordata. Quando se ne avrà bisogno.

La consapevolezza in tutto questo gioca importante. Perché se sai esattamente quello che stai provando in quel preciso momento, gran parte della tua serenità riuscirà a nutrirsene. Però …

Trascorro molto tempo con me stessa, anche quando sono in mezzo agli altri. Temo spesso di restare incastrata nelle inutili ore e pago un prezzo altissimo quando ciò accade. Non riesco a perdonarmi. Dopo tutto questo, rimango sfibrata e senza parole. E mi chiudo.

All’improvviso cade un gelo, svaniscono i bei tramonti e sopraggiunge la necessità di osservare senza muoversi, nell’immobilità assoluta.

Riprendo la penna dei miei pensieri e dedico molto del mio tempo a trasferirli per poterli condividere. Per me stessa, alla fine starò meglio.

Una notte di note insistenti nella testa. Sempre uguali, a ripetersi fino a quando altro da fare non c’è che cercare la luce, aspettare con ansia il momento in cui la pioggia battente ai vetri della mia anima si faccia vedere. Senza più alcuna penombra. Già, senza alcuna penombra.

Un’altra luce.

Lo stesso posto, la stessa ora, lo stesso messaggio, ma altre le parole.

Gli stessi errori. Ricado senza accorgermene negli stessi vecchi errori e li consapevolizzo quando il mio stremato fisico bussa prepotentemente a volermi avvertire.

Nel modo più bello. Arriverà dopo tanta attesa e sarà puro,non privo di ostacoli, ma vero.

Ancora una pagina.

I ritorni nei momenti di difficoltà mi riportano sempre alle stesse cose, alle mie sicurezze, alle mie attitudini. L’importanza del riconoscimento. È sempre il mio corpo che mi da la spinta, che mi scuote a prendere coscienza, ad evitare lo scivolamento. L’equilibrio …

A malincuore devo allontanare per poter ritrovare la serenità e poi, alla fine, un’altra luce.

Una vita scandita da percorsi dritti alternati a curve strette ed improvvise. Quando meno te lo aspetti.

Faccio fatica a sfogliare le pagine. Le rileggo più e più volte fino a consumarne l’inchiostro e poi le rendo talmente mie che non riesco più a chiuderle. E tutto ricomincia daccapo.

Le illusioni. La mente umana è capace di creare dei castelli di fantasia sulla fredda realtà. Quella delle caverne ..

Provo a dare quello che ricevo. Difficile però riuscire a discriminare quello che si riceve da quello che si da. Va messo da parte l’egoismo.

E si stacca la spina. Probabilmente la capacità di evitare squilibrio nell’equilibrio è lì: sapere quando è necessario staccare la spina e ricominciare da un’altra parte, anzi in altro modo, ricordandosi le priorità della propria vita e vivendo in maniera “naturale”-

Altra luce …

Fernanda

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