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Partendo dalla definizione del termine “conciliazione” (dal latino “concilum” = unione, vincolo) inteso come “raggiungimento di un accordo con pacificazione”, come si può attuare questa condizione nella vita quotidiana, prima nel rapporto con se stessi e, poi nel rapporto con gli altri?

Bisogna acquisire la consapevolezza del concetto di libertà relativa. Ad esempio, rendendosi conto del fatto che la vita è complessa e ci pone di fronte a delle difficoltà fisiologiche, anomale, procurate da altri o da noi stessi. Se riusciamo a ricordarci che esiste una graduatoria di valori (che riguardano bisogni, beni e servizi), dovremmo verificare la possibilità di appagare quelli più importanti e, via via, il resto. In questo modo avremo la certezza di seguire la strada più corretta possibile, anche in circostanze difficili. E questo è il percorso, tra l’altro, che aiuta il processo che porta, poi, ad una maggiore tranquillità della nostra persona. Tutto sommato, è un processo semplice che, spesso, dimentichiamo.

Infatti…

Ogni volta che ci troviamo di fronte a un problema, la nostra mente cerca di studiare delle strategie appropriate per la risoluzione. Quando i problemi sono tanti, si corre il rischio di “intossicarsi” per la produzione di tossine legate al troppo impegno priconeurologico (ma, anche, endocrino e immunitario): questo, ci fa perdere di vista quello che è più importante e, quindi, non riusciamo a distinguere, quest’ultimo, da quello che è meno importante; sostanzialmente, a queste condizioni, non siamo in grado di accorgerci della priorità di eventi da portare avanti rispetto ad altri elementi che possiamo tralasciare o, comunque, rimandare.

Se poi aggiungiamo il fatto che, per tutto ciò di cui non riusciamo a trovare una soluzione (per i motivi appena citati) rimane la fatica mentale per la ricerca della strada migliore per portarlo a termine, noi avvertiamo il fastidio di questa attività che non smette.

È come chiedere a un computer di eseguire più operazioni contemporaneamente: l’apparecchio ne risente, rallenta il lavoro e, a volte, può anche bloccarsi. In questo modo, è fin troppo evidente che non riusciremo a creare alcun tipo di conciliazione interiore; infatti, creiamo dei conflitti interni per troppo lavoro mentale, senza mettere in atto la necessaria scala di priorità.

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