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Che differenza c’è tra vigilanza, attenzione, concentrazione e riflessione?G. I.

La vigilanza è un processo psichico che precede l’attivazione dell’attenzione e, a differenza di quest’ultima, non prevede una curva di gestione con andamento a picchi ma ha un funzionamento piuttosto lineare. In pratica, la sua attivazione dura per tutte le ventiquattro ore della giornata, anche durante il sonno. Il prezzo di una simile dinamica consiste in una scarsa qualità discernitiva nei confronti di ciò che colpisce i nostri sensi. La vigilanza si estrinseca in modo prevalentemente inconsapevole e si adopera in forma costante ed automatica, per la salvaguardia della propria persona.

Esistono tre stadi di attivazione della vigilanza:

  • il primo, che risponde a stimoli subliminali;
  • il secondo, che consente la percezione di elementi a mo’ di ricordi sfumati, che riemergono dalla nostra memoria;
  • il terzo, che prevede la possibilità di percepire qualcosa anche se non la si consapevolizza (ad esempio, se qualcuno ci fissa con attenzione, anche se siamo di lato o di spalle, percepiamo le sue “onde elettromagnetiche” che ci colpiscono come un raggio laser, ma non consapevolizziamo altro).

L’attenzione è costituita da un’intensa attivazione dei sensi e della mente intorno a un determinato oggetto: in sostanza, rappresenta un’attività psichica indirizzata nei confronti di ciò che è significativamente motivazionale. Le funzioni dell’attenzione si determinano in “entrata”, “elaborazione” e “uscita”, sia per quanto riguarda il mondo interno che il mondo esterno: consente di captare messaggi che colpiscono i nostri sensi e di individuare, in memoria, gli elementi costitutivi delle idee.

L’attenzione può essere:

  • superficiale;
  • “eco” (consapevolizzazione in ritardo di ciò che si è percepito);
  • breve, intensa;
  • prolungata con brevi momenti di intensità;
  • prolungata in modo fluttuante;
  • prolungata intensamente.

La concentrazione rappresenta un intenso raccoglimento mentale, al riparo da disturbi esterni, su qualcosa di definito, per un breve periodo. A differenza dell’attenzione, che può essere rivolta verso più obiettivi e ha una durata flessibile in base alla sua intensità di attivazione (con una curva che può arrivare a superare anche il quarto d’ora di massima attivazione), la concentrazione può essere rivolta verso un solo obiettivo e dura pochi minuti perché fa sforzare la mente. Prevede, così come anche l’attenzione, cicli di attivazione ripetuta.

La dinamica della riflessione porta ad esaminare e valutare attentamente per assemblare idee, prelevando dati parcellari dal deposito della memoria. Questo meccanismo, coadiuvato da un collante definito tecnicamente collogica, si avvale dell’ausilio del concento quando l’attività riflette meccanismi razionalmente neutrergici e logici; in tutti gli altri casi (elaborati negativi e conflittuali) il collabimento degli elementi strutturali dell’idea avviene mediante l’intervento dell’intersecon.

Cosa succede durante la riflessione?

Si può “esplorare” un’idea per capirla al meglio.

Si può riprodurre un’idea rievocandola dalla memoria, per riviverla mediante l’immaginazione .

Si può rielaborare un’idea per metterla a confronto con altri messaggi e valutarne la possibile sostituzione.

La riflessione prevede tre periodi di impegno energetico che fanno la differenza fra un carattere impulsivo (primario) e riflessivo (secondario). Quando due o più idee vengono messe a confronto, si determina un concetto (nozione fondamentale che la mente si forma in riferimento di qualcosa, nel suo complesso). Può accadere, però, che le idee a confronto riguardino medesimi aspetti di una stessa valutazione: in tal caso, una prevarrà sull’altra sostituendola (in questo modo si cambiano le proprie convinzioni) oppure integrandola seguendo una modalità peculiare che prevede : scombussolamento, accomodamento e assestamento.

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