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L’uomo che difende la sua patria o che attacca l’altrui Paese non è che un soldato pietoso nella prima ipotesi, ingiusto nella seconda. Ma l’Uomo che, facendosi cosmopolita, adotta la seconda per Patria, e va ad offrire la spada e il sangue ad ogni popolo che lotta contro la tirannia, è più d’un soldato: è un eroe.” (Giuseppe Garibaldi).

 Cari Lettori, ogni tanto propongo questioni di ordinario fastidio personale all’interno di questo spazio editoriale. Questo, come spesso preciso, non tanto per approfittare di ciò che mi viene messo a disposizione quanto, piuttosto, per dimostrare (rispettando il pensiero di Garibaldi) in che modo andare oltre il muro delle frustrazioni e non sentirsi “figli di un Dio minore”. Soprattutto in una circostanza come quella che sto per proporvi in cui, una folle disorganizzazione aziendale si trasforma in arrogante oppressione. 

Ma andiamo ai fatti. Nel modo più succinto possibile. 

Partiamo dall’evidenza che sono stato cliente Vodafone fin dal lontano 1996 (quando era, ancora, OMNITEL) con la qualifica di “testing partner” all’inizio e cliente GOLD, dopo un po’. Spinto dalla necessità di migliori prestazioni ho avuto l’idea (rivelatasi pessima), poco più di un anno fa, di attivare altre linee telefoniche (Telefonia fissa, ADSL e telefonia mobile), con questa azienda

Ebbene, a fronte della richiesta di un certo tipo di profilo tariffario, me ne è stato attivato uno ben più oneroso, NON PRESENTE SUL CONTRATTO DA ME FIRMATO (ad un agente di vendita recatosi presso il mio studio), con la fornitura di apparecchiature telefoniche (assolutamente non richieste) costose e complesse al punto da prevedere un mini corso di formazione da parte di un ingegnere Vodafone (!?).

Inutilmente ho provato a chiedere una rettifica dei servizi e ad un certo punto, non riuscendo ad avere soddisfazioni dal centro assistenza, ho deciso di eliminare la domiciliazione su carta di credito e pagare, con bollettino postale, quello che ritenevo essere giusto, in base a ciò che avevo, effettivamente, richiesto.

Nonostante la disponibilità di un altro (e più onesto) agente di vendita, di fronte alla irremovibilità dell’azienda a riconoscere la mia posizione di parte lesa, sono stato costretto a rescindere il contratto, restituendo tutto ciò che era di sua proprietà (apparecchiature telefoniche e modem).

Premettendo che è stata fatta ostruzione da parte di Vodafone nel liberare i canali voce e dati per cui ho atteso un tempo lunghissimo per riuscire a riavere una linea telefonica (e, a casa, ho rinunciato del tutto alla linea telefonica fissa) da quel momento, si sono moltiplicate le richieste miranti ad ottenere il pagamento delle fatture (comprensive degli importi che avevo, comunque già corrisposto) contenenti, addirittura, i canoni secondo loro maturati anche diversi mesi dopo aver cambiato operatore telefonico!

Più volte è stata spiegata (anche con invii di raccomandate da parte del mio legale) la situazione a tutti coloro (avvocati e call center) che, ciclicamente, hanno disturbato (con malcelato fastidio) il mio lavoro: a tutti, ogni volta, è stato necessario ripetere il racconto.

Cari Lettori, la domanda che, più frequentemente, mi sono rivolto, in quei frangenti, è stata: “Ma perché, ogni volta che si prova a realizzare un qualsiasi programma esistenziale, qualcuno complica quello che ci si propone di fare?” L’assonanza che, a quel punto, si è generata nella mia mente, ha creato un rapporto biunivoco fra i lestofanti di varia natura e quell’insetto succhialinfa che, gli esperti, chiamano “parassita”. 

Ho riflettuto sul fatto che, se Madre Natura ha previsto la sua presenza, la cosa deve avere una qualche motivazione.

E infatti, il parassita ha una funzione biologica e sociale. Nelle piante, così come nelle altre forme viventi, si sviluppano reazioni per rinforzarsi e fronteggiare il problema (estinguendosi, in caso di fallimento, a favore di presenze più idonee). Quindi, dal punto di vista psicologico, adattarsi al meglio o compensare le frustrazioni, genera un’implementazione di aspetti che conducono verso eccellenze.

E in questo modo, ho cercato di resistere, anche quando ho subito finanche il blocco irreversibile, da parte di Vodafone, di due telefoni (un Samsung e un I Phone) che avevo acquistato E PAGATO con le fatture bimestrali ben prima dell’attivazione del contratto di cui sto qui a parlarvi…

MA NON BASTA.

Da un po’ di tempo a questa parte, vengo infastidito, ad ogni ora del giorno, dal settore recupero crediti ( a cui era stata inviata la stessa documentazione atta a spiegare la mia posizione)! In pratica, con una certa frequenza, un’operatrice di call center, dalla Romania, mi importuna e, essendo stata evidentemente addestrata a trattare con i morosi più impenitenti, mi tratta (con voce che sa di freddo metallo) alla stregua di un prigioniero politico interrogato dal KGB di sovietica memoria. Ed io sono costretto, ogni volta, a spiegare i fatti dall’inizio. Con sempre minor pazienza.

Cari Lettori, da qualche giorno mi sono stancato di subire questa protervia ed ho iniziato a reagire con veemenza verbale. Ebbene, sapete come mi sono sentito rispondere? Che, fintanto che io, non decido di collaborare per addivenire ad un accordo (cioè, in altri termini, pagare quanto loro ritengono opportuno) mi chiameranno ogni giorno, finchè non mi stanco e cedo…

Il male è contagioso come il bene e l’oppressione corrompe l’oppresso e l’oppressore. E corrompe anche chi resta lungamente spettatore di quello stato di cose senza reagire con tutte le sue forze. (Pasquale Villari)

Signori della Vodafone, per ribadire uno dei tanti concetti espressi da Giuseppe Garibaldi, vi rammento che il valore di un uomo di coraggio è cosa incredibile! Un Uomo del genere, da solo, può mettere in fuga un intero esercito. Fino ad oggi, forse a causa di una falla nella vostra organizzazione, vi siete comportati con me (come prototipo di cliente/servo che ha osato sfidare i vostri diktat) in maniera non dissimile da quello degli Austroungarici con gli Italiani che non si piegavano al loro potere arrogante. Convinti, evidentemente, che la vostra dimensione complessiva, fosse sufficiente a schiacciarmi. Vi sbagliavate.

ADESSO, BASTA.

Siete, in realtà, una indefinibile (perchè non è chiaro chi dia, realmente, gli ordini) dimensione priva dei necessari “attributi” che garantiscono il diritto di alzare la voce. Vi ho sfidato più volte a richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo, da parte di un giudice.

NON LO AVETE FATTO.

Avete preferito cedere il mio debito (presunto e non dimostrato) come fanno i superbi che non ascoltano. E che, in realtà, sono soltanto dei vigliacchi.

E, infatti, dopo aver protestato, nella giornata di ieri, sulla vostra pagina Facebook, mi è giunta la richiesta di una valutazione della mia situazione in privato.

E no, cari miei!

Non in privato. Non servirebbe. Riprendereste a infastidirmi come prima. Semmai pubblicamente. In questo modo, se io non avessi ragione, apparirei agli occhi di tutti come un LADRO. Se, invece, vi trovaste VOI dalla parte del torto, fareste la figura che meritate. Io non ho paura di scoprire le carte. E voi?

Cari Lettori, alla fine di questa “lettera aperta”, voglio ricordare che l’unica battaglia che si perde, sul serio, è quella che non si è combattuta, per paura.

Quindi, come cittadino che si ribella alle vessazioni e alle ingiustizie, vi ricordo (come disse Ernesto Che Guevara) che abbiamo tanti di quei fratelli che non riusciamo a contarli ma una, sola, sorella bellissima, che si chiama LIBERTA’.

Fino alla vittoria. Sempre.

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