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Anche oggi ho lasciato un pezzo del mio dolore alle spalle. Sono salita in macchina, disperata come sempre, ho messo in moto e senza voltarmi indietro sono partita. Le lacrime sono scese. Salate, mute e solitarie. E mi sono chiesta ancora una volta perchè. Perchè il mio mondo si spezza in frantumi ogni giorno di più. Perchè il mio cielo non ha soluzioni di continuità e migra da un emisfero all’altro.

Perchè…perchè…. perchè ti sei piantato nel profondo del mio cuore come una scheggia sacra e prepotente. Perchè vivo e muoio di questo dolore continuo perdendo la mia serena lucidità. Potrei schiantarmi e non accorgermene. Potrei morire e non saperlo. Potrei rinascere e neanche esserne fiera, perchè la mia testa è sempre là, fissa e certa, su di te. Mi guardo nel piccolo specchietto in alto e vedo solo le lacrime che scendono dagli occhiali neri.

Accosto e mi fermo.

Non vedo…potrei diventare pericolosa. Mi accascio su me stessa e urlo da sola la rabbia che mi costringe il petto. Non posso tenerla più dentro…. o la comprimo in un grumo di altissima densità, scintilla di disperazione certa, supernova tranquilla, o urlo e sputo fuori il dolore che si libra nell’aria in gocce di vapore trasparente.

E l’angoscia sale dirompente e va fuori mentre stringo le mascelle perchè l’urlo sarebbe troppo forte e fuori potrebbero sentire. Sento le orbite schizzare fuori e le vene del collo ingrossarsi…. Poi mi calmo…….e comincio a piangere lenta. Muta e lenta…. Rialzo lo sguardo, riprendo il controllo del respiro rimetto in moto riparto.

Giacomina Durante (20 Maggio 2009)

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