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Socchiudo gli occhi leggermente e, prima che possa coscientemente perdere il senso del tempo, mi immergo in un’altra dimensione.

Strane cose, sono accadute strane cose questa estate! Resto sorpresa però, sono venute spontanee, senza forzature né troppe programmazioni, solo il desiderio di vivere a pieno ogni situazione.

Nonostante il tempo per me stessa è stato breve le riflessioni hanno guidato le mie giornate. Ho imparato la capacità di assorbire il meglio dei piaceri delle ore da trascorrere nella compagnia e nello stesso momento l’abilità a percepire quello che nel profondo della mia anima prende piede, avanza velocemente.

Nell’istante del buio, proprio poco prima, provo un senso di eccitazione per quello che di imprevedibile può accadere. E mi rallegro pensando a quanto ancora ho da vivere.

L’onda dell’emotività si propaga senza riflettere. Ancora mi dondolo in un conflitto senza tempo quando cerco di scremare la ragione dai sentimenti. Leggo e rileggo cercando le risposte alle domande, ma sempre più spesso mi ritrovo in cima ai miei pensieri, senza averne ricavato molto se non che una riga, che si aggiunge al quaderno della mia vita.

Provo un senso di smarrimento quando avverto il distacco che nasce dalla diversità; un senso di soffocamento quando la lotta per ritrovare una parvenza di normalità si fa ardua e accesa; l’amarezza nell’anima quando hai la verità fra le dita.

Scrivo. Trasferisco parole che non so mai dove vogliono arrivare, si liberano come fossero incastrate e, imprimendo, vorrebbero lasciare un segno, un punto da cui partire per potersi domandare.

Corro. Questa volta non freneticamente, ma con il gusto di godere del benessere di aver visto, fra la scia del vento che accompagna senza opporre, anzi invitando ad avanzare fra i prati degli anni più belli della vita.

Sogno. Senza orari, né finestre che hanno bisogno di essere socchiuse, ma fra l’intensità del potere radiante della luce che veste qualsiasi cosa sia dotata di respiro. Alzo lo sguardo fra l’oscurità del cielo e la ritrovo ad essere investita da un’ombra che non offusca però, quasi purifica.

Attraverso una sottile fessura intravedo una striscia luminosa guidata dalla magia della libertà. Cade su di noi, adagiandosi e trasferendo la sua energia fatta di scintille di luce che, nella discesa verso il basso, brillano illuminando le tante sfaccettature. Una pioggia di frammenti argentati affolla la notte e, lentamente, senza chiedere permesso, forma una coltre soffice sulla quale spontaneamente ci si addormenta di un sonno tranquillo e di benessere. Pochi possono essere i momenti…

Immediatamente, mettendo da parte le paure, offro la mia parola, senza pensare, solo col desiderio di restituire un po’ di sicurezza, varie volte ho provato la tristezza del sentirsi senza nessuno su cui contare. È la sensazione del sentirsi fuori casa, in un luogo dove finora avevi finalmente imparato a muoverti senza timidezze né imbarazzi ed improvvisamente vieni a trovarti sull’uscio.

Mi ritrovo nella quotidianità delle mie cose, con una carica in più per poter avanzare, ma sento che qualcosa si è spezzato, forse inutilmente. È come se avessi dormito di un sonno profondo, inoltrandomi nei cunicoli dei sentimenti assopiti o forse solo tenuti a riposare per poter essere meglio espressi. E le difficoltà nel ritornare sulla propria strada si fanno sempre più forti e solide. È un momento questo in cui è necessario tendere al profondo, pregustando l’attimo, quando le dita si liberano toccando, prestando ascolto a quello che torna indietro, socchiudendo le palpebre sul mondo e immergendosi in una realtà di silenzi e tonalità delicate. Senza doversi esprimere con le parole.

Fernanda (26 Ottobre 2008)

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