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Mi sveglio, agitata dal pensiero che la polvere possa ricoprire le mie cose. Allora, senza troppo esitare, risistemo velocemente tutto quello che può favorire.

Guardo intorno assaporando il mio tesoro da ogni parte, godendo della luce rosata che illumina allegramente donando buonumore.

Cerco di mettere da parte le paure.

Ferma, sulla riva di una lunga spiaggia, in compagnia della sicurezza del passato. In lontananza e avanti a noi l’immensità del mare, silenzioso a non disturbare, accompagnato dalla dolcezza dei movimenti, impregnato di fresco profumo. Come un tempo lontano camminiamo fianco a fianco alla ricerca di un qualcosa trasportato dalla furia, appena trascorsa, delle onde. In un lampo la tranquillità del momento turbata dall’inaspettato. Arriva da dove non si annuncia, da dove non può vedersi e… sorprende, senza donare il tempo di scegliere la via migliore. Perchè fuggire via e non cavalcarla o prenderla dal basso?

Il certo per l’incerto. L’incerto per il certo.

Una pagina del mio quaderno. Quest’oggi vorrei donare una pagina del mio quaderno, senza segni né asterischi. Vorrei poter liberamente descrivere cosa succede dentro di me quando “quelli di prima” incontrano “quelli di dopo”. Come si fa a non aver paura di lasciarsi andare, di incontrare e stringere quella mano che si tende innanzi, di abbandonarsi senza intimorirsi?

Sulle righe di quella pagina le parole più nascoste trovano respiro raggiungendo l’aria.

Non riesco a trovare altro modo per comunicare se non quello di sfiorare con una leggera e impercettibile carezza. Ma, a volte, la tenerezza assume prepotentemente la consistenza di un abbraccio troppo forte e finisce per trasformarsi in un violento scossone.

Che peccato!

Non mi è ancora chiaro esattamente cosa ha incupito il mio risveglio, cosa è sfuggito investendo le parole di sgradevole significato.

Non si può ignorare la verità, quella che si sente, ma, ancora di più, non si può pensare di vivere al di fuori delle leggi di Natura. Vanno seguite e rispettate. Come è “naturale” che sia la strada spesso si biforca, diventa quindi insopportabile l’idea di volerla ripercorrere come prima, alla stessa velocità e con uguale tenuta. Allora, la più semplice diventa quella che si prende senza troppo pensarci su, “naturalmente” ed evitando le grosse manovre.

Sfioro con le mani le pagine di un libro antico. Lo annuso per sentirne il suo passato, con le dita seguo le righe e cerco le parole che lo dipingono.

Freddo, intenso, penetrante a definire le regole, a ricordare che chi accarezza e chi graffia può sempre essere la stessa mano.

È proprio vero, il segreto sta nel meccanismo e guardando bene, fino in fondo, si riescono ad intravedere i sogni, là dove nascono, dove si accendono materializzandosi nella realtà.

Una mano tremante, debolmente e lentamente si solleva a donare la carezza. Esitante, non nel gesto, arriva dritta a trasmettere ciò che porta dentro e con sé. Fino all’anima.

Nella tranquillità di un’alba promettente vedo il futuro, ma resto ancorata al tempo più importante. Vivo il presente seguendo il profumo dell’intuizione. Mi tradirà? Comunque sia, quando e se succederà, riuscirò a sollevarmi come sempre ho fatto.

Prepotentemente, arriva una tempesta improvvisa di sabbia nel deserto. Nessuna forza distruttiva, solo lo sconvolgimento alla fine, quando ogni granello si distribuirà sulla superficie dando luogo a nuove forme, paesaggi diversi e mai visitati.

Staremo forse crescendo? È questa la forza che ci guida, a volte, trascinandoci senza chiedere, invitando a meglio capire per vivere più a fondo, arricchendone il senso?

Una pagina del mio quaderno…

Fernanda – 12 febbraio 2012

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