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“[…] Chi lavora realmente sul comico oggi non fa ridere. Può sembrare un paradosso, ma in una Società come la nostra, dove il riso è consenso, il comico, che è differenza, è anarchia, o non trova posto o resta isolato. Perché chi lavora realmente sul comico può farlo solo acquistando consapevolezza di sé e del proprio contesto sociale, definendo quest’ultimo in maniera più precisa e spiazzante, con la volontà di produrre cultura, pensando in maniera negativa dell’oggi, in questa società dei sorrisi dove, al contrario, ben poco c’è da ridere. Allora il nostro ’Monsieur’ Vincenzi potrebbe non far ridere, essendo così profondamente e tragicamente comico. Eppure ciò che lo accomuna ai grandi comici è la crudeltà con cui tocca i punti nevralgici del vivere quotidiano, il cinismo nel mostrarli senza abbellimenti e pietà…” (Dario de Luca)

Altomonte, 16 Agosto 2014, Festival Euromediterraneo.

Nell’anfiteatro di uno dei Borghi più belli d’Italia, in una serata pungente sul piano climatico, si accendono le luci della ribalta. Due “one man band” iniziano un duetto fatto di monologhi e interferenze creative. Un maestro in Frak (paolo Chiaia) e un istrione emotivo (Dario de Luca) costruiscono, insieme, momenti in cui credi di essere a Roma, al Piccolo Eliseo ad apprezzare un Giorgio Gaber tornato dall’aldilà apposta per deliziarti con succulente verità “fuori dal comune” nella loro ovvia oggettività. Chiudi gli occhi per un attimo e ti sembra di ascoltare un ispirato Christian de Sica dalla prorompente musicalità e, poi, ancora, apprezzi delle note che potrebbero appartenere a quel fenomeno di Gianfranco Iannuzzo, con una leggera spruzzata di Luca Zingaretti de “La Sirena” di Tomasi di Lampedusa…

Poi, sollevi le palpebre e scopri che, dalla compagnia “Scena Verticale”, sono piombati sulla terra, un Dario de Luca (che ti chiedi da dove possa essere venuto un così bravo interprete “intelligente”) e, alla tastiera, un creativo dell’anima: Paolo Chiaia. Testi di Giuseppe Vincenzi.

Un’ora e mezza (forse di più o, forse, di meno… ma perdi la concezione del Tempo, di fronte a loro) in cui vieni messo allo specchio della tua realtà interiore e “ti” parli (attraverso loro) di Amore, Lavoro, solitudine, mass media, vizi privati e pubbliche virtù… Fallimenti, illusioni e delusioni.

Qualcuno ha detto che sei fai credere alla gente che è in grado di pensare, sarai osannato; se, invece, malauguratamente, la spingerai a pensare, sarai avversato.

A queste condizioni, avere qualcuno che ci presta il Pensiero a coprirci le spalle… beh, scusate ma non è poco! Soprattutto perché, in Paese come il nostro, si rimane “giovani” (cioè, inespressi) sempre ma, “liberi”, si corre il rischio di non diventarlo mai!

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